Locandina sciopero del Pane
Locandina sciopero del Pane

Non sono più soltanto autotrasportatori e agricoltori a protestare contro l'aumento dei costi di produzione. In Calabria la mobilitazione coinvolge anche i panificatori artigianali, alle prese con rincari che rischiano di compromettere la sostenibilità economica delle loro attività. Una protesta partita dalla provincia di Cosenza, dove diversi titolari di forni hanno deciso di sospendere la produzione e unirsi ai presidi già attivi lungo le principali arterie stradali. Lo sciopero è iniziato il 16 ottobre, in occasione della Giornata mondiale del pane, e avrebbe dovuto concludersi dopo due giorni. La mobilitazione è stata invece prorogata almeno fino a martedì 20 ottobre, mentre cresce il malcontento tra gli operatori del settore. A dare impulso all'iniziativa sono stati 31 panificatori dell'Alto Ionio cosentino, che hanno raggiunto la Statale 106, nella piana di Sibari, affiancando gli autotrasportatori impegnati nella protesta contro il caro carburante. Una mobilitazione che interessa un comparto composto prevalentemente da piccole imprese familiari. Nella sola provincia di Cosenza si contano 873 panificatori artigianali, realtà che rappresentano un importante presidio economico e produttivo per numerosi centri del territorio.

Farina, gas e imballaggi: produrre pane costa sempre di più

A preoccupare i panificatori è soprattutto l'aumento delle spese necessarie per mantenere in attività i laboratori. I rincari riguardano praticamente ogni fase della produzione, dall'acquisto delle materie prime all'energia necessaria per alimentare i forni, fino al confezionamento e alla distribuzione. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Giuseppe Monti, titolare di due panifici a Villapiana e Cerchiara di Calabria, ha annunciato la necessità di aumentare dal primo novembre il prezzo del pane da 3 euro a 3,80 euro al chilogrammo. Alla base della decisione ci sarebbero aumenti considerevoli dei costi: carta e plastica avrebbero registrato rincari fino al 50%, mentre il prezzo della farina sarebbe cresciuto di 10 euro al quintale dalla metà di settembre, raggiungendo i 60 euro. A questi incrementi si aggiungono quelli del gas e dell'energia elettrica, indispensabili per una produzione che richiede lavorazioni prolungate e consumi costanti. L'eventuale aumento del prezzo del pane rappresenterebbe un ulteriore aggravio per le famiglie, già alle prese con il peso crescente delle spese quotidiane. Al momento, tuttavia, il passaggio a 3,80 euro al chilogrammo riguarda la decisione annunciata da un singolo operatore e non costituisce un rincaro generalizzato già stabilito per tutti i panifici calabresi.

Il nodo della grande distribuzione e del pane invenduto

Ma il problema non riguarda esclusivamente i costi delle materie prime. I panificatori denunciano anche le difficoltà nei rapporti commerciali con supermercati e rivenditori, dove i margini di guadagno sarebbero sempre più ridotti. Uno degli aspetti maggiormente contestati è il sistema del cosiddetto reso, attraverso il quale il pane rimasto invenduto viene restituito al produttore, scaricando su quest'ultimo una parte significativa del rischio commerciale. Il meccanismo rischia di penalizzare soprattutto i piccoli laboratori artigianali, che sostengono i costi dell'intera produzione senza avere la certezza di incassare il corrispettivo di tutto il pane consegnato. Se un panificatore distribuisce dieci chilogrammi di prodotto ma una parte rimane invenduta, l'incasso effettivo può risultare sensibilmente inferiore a quello previsto. Una condizione che, sommata ai rincari energetici e alle spese per il personale, rende sempre più difficile mantenere i bilanci in equilibrio. Gli operatori contestano inoltre il potere contrattuale della grande distribuzione, che secondo le loro testimonianze limiterebbe la possibilità di trasferire gli aumenti dei costi sui prezzi di vendita. Il rischio, denunciano, è che a pagare le conseguenze di questa situazione siano soprattutto le piccole attività, incapaci di sostenere una concorrenza basata esclusivamente sui volumi di produzione.

Il lavoro nei panifici e le difficoltà nel trovare personale

C'è poi un altro problema che riguarda il futuro stesso della panificazione artigianale: la difficoltà nel reperire lavoratori disposti ad affrontare turni notturni e ritmi particolarmente impegnativi. Produrre pane secondo i metodi tradizionali richiede infatti tempi di lievitazione e lavorazione che spesso comportano l'avvio dell'attività quando gran parte delle altre imprese è ancora chiusa. Per i titolari dei forni questo significa dover sostenere costi aggiuntivi per il personale, in un contesto nel quale diventa sempre più complicato garantire retribuzioni competitive. Tra le richieste avanzate dagli operatori figurano agevolazioni contributive per le assunzioni e misure capaci di alleggerire il peso delle spese aziendali, salvaguardando allo stesso tempo l'occupazione e la continuità produttiva. Un problema particolarmente sentito nei piccoli comuni calabresi, dove la chiusura di un panificio non rappresenterebbe soltanto la perdita di un'attività commerciale, ma anche di un servizio quotidiano per la comunità.

Una protesta che unisce agricoltori, autotrasportatori e artigiani

La mobilitazione dei panificatori si inserisce in un quadro di crescente tensione economica che nelle ultime settimane ha coinvolto diverse categorie produttive della Calabria. Dopo le manifestazioni degli agricoltori e i presidi degli autotrasportatori contro il caro gasolio, anche chi lavora nella trasformazione alimentare denuncia difficoltà sempre maggiori. Il filo conduttore delle proteste è il progressivo aumento dei costi necessari per produrre, trasportare e commercializzare beni di prima necessità. La protesta dei panificatori aggiunge ora un ulteriore elemento a questo scenario: non soltanto l'aumento dei prezzi per i consumatori, ma anche la crescente difficoltà per chi produce di mantenere aperta la propria attività. La mobilitazione proseguirà almeno fino al 20 ottobre. Resta da capire se le rivendicazioni del comparto riusciranno ad aprire un confronto istituzionale e a tradursi in interventi concreti. Nel frattempo, il timore è che il peso dei rincari finisca inevitabilmente per trasferirsi ancora una volta sul prezzo del pane, uno degli alimenti più presenti sulle tavole delle famiglie calabresi.