Domenico Fiordalisi
Domenico Fiordalisi

Il Consiglio superiore della magistratura ha deciso: Domenico Fiordalisi deve lasciare la Procura della Repubblica di Paola. Non per una normale rotazione degli incarichi, ma per incompatibilità ambientale. Una decisione pesante, arrivata al termine di oltre tre ore di discussione, con 19 voti favorevoli al trasferimento, otto per l'archiviazione e un astenuto. Dietro il provvedimento c'è una Procura attraversata da contrasti interni, rapporti deteriorati tra il procuratore e i suoi sostituti, tensioni con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e contestazioni sulla gestione di alcune indagini. Una situazione portata all'attenzione del Csm dal procuratore generale di Catanzaro, Giuseppe Lucantonio, con una relazione del 30 ottobre 2025. Tra gli episodi più controversi figura quello di una riunione che, secondo quattro sostituti procuratori, non si sarebbe mai tenuta. Nel progetto organizzativo dell'ufficio per il quadriennio 2026-2029 sarebbe stato inserito un verbale datato 1° settembre 2025, relativo a un incontro tra Fiordalisi e i magistrati per discutere l'organizzazione della Procura. I quattro sostituti avrebbero però negato che quella riunione fosse mai avvenuta. La vicenda ha dato origine a un procedimento penale presso la Procura di Salerno per l'ipotesi di falsità ideologica in atto pubblico. Fiordalisi ha parlato di un errore materiale nella data, sostenendo di aver comunque avuto confronti separati con i colleghi.

I contrasti investigativi, le intercettazioni e le contestazioni del Csm

Ma i problemi non si fermano ai rapporti interni. Nella documentazione esaminata dal Csm emergono anche contrasti con la Dda di Catanzaro sulla conduzione di indagini riguardanti reati di possibile competenza distrettuale. In un procedimento per usura ed estorsione ai danni di un imprenditore sarebbe stato disposto un fermo senza preventivo coordinamento con la Direzione distrettuale antimafia. Il fascicolo sarebbe stato trasmesso alla Dda soltanto un mese dopo, su richiesta della stessa. Tensioni sarebbero emerse anche in un'indagine riguardante un perito balistico di Acquappesa, con il coinvolgimento del Gico della Guardia di finanza. Un altro episodio riguarda la riapertura delle indagini sull'omicidio di Giovanni Losardo, assassinato a Cetraro nel 1980. Nell'ambito dell'inchiesta era stata disposta l'installazione di apparecchiature per intercettazioni ambientali all'interno del palazzo di giustizia, anche nella stanza di una magistrata assente. I sostituti avrebbero scoperto la presenza degli apparati quando i tecnici erano tornati per rimuoverli. Secondo gli accertamenti richiamati nel procedimento, le apparecchiature sarebbero comunque rimaste spente. Nella relazione del procuratore generale compaiono inoltre contestazioni relative ai rapporti con appartenenti alle forze dell'ordine e ad alcune dichiarazioni pubbliche del procuratore su indagini in corso, tra cui quelle sull'inquinamento legato alla coltivazione intensiva della cipolla e sui casi di intossicazione da botulino.

La difesa del procuratore e la decisione finale del Plenum

Fiordalisi ha respinto le contestazioni, difendendo il proprio operato e rivendicando i risultati ottenuti nella gestione dell'ufficio, tra cui il recupero di 526 sentenze arretrate. Anche all'interno del Csm le valutazioni sono state differenti: la Prima commissione si era divisa con tre consiglieri favorevoli al trasferimento e tre all'archiviazione. Alla fine, però, il Plenum ha deciso a larga maggioranza per l'incompatibilità ambientale. Il procuratore dovrà lasciare Paola e trasferirsi fuori dal distretto giudiziario di Catanzaro. La nuova destinazione sarà individuata attraverso le procedure del Csm. Resta il dato più significativo dell'intera vicenda: non è stata una singola contestazione a portare al trasferimento, ma un insieme di episodi che, secondo la maggioranza del Consiglio superiore della magistratura, ha compromesso le condizioni necessarie per continuare a dirigere la Procura di Paola. Un ufficio giudiziario chiamato a occuparsi di criminalità organizzata, corruzione e reati che incidono profondamente sulla vita del territorio, nel quale i rapporti tra magistrati, investigatori e Direzione distrettuale antimafia sono parte essenziale del funzionamento della giustizia.