Nel Catanzarese un patrimonio che unisce i capolavori del “Cavaliere Calabrese”, chiese monumentali, antiche tradizioni e la Cascata del Litrello. Un piccolo centro che custodisce una delle identità culturali più forti della Calabria

Il paese di Mattia Preti, un museo diffuso nel cuore della Presila

C’è un luogo, alle porte della Sila catanzarese, nel quale la storia dell’arte non è confinata nelle sale di un museo ma accompagna il visitatore tra piazze, chiese e strade del centro. È Taverna, paese della provincia di Catanzaro legato indissolubilmente al nome di Mattia Preti, nato qui nel 1613 e destinato a diventare uno dei protagonisti della pittura italiana del Seicento. La Regione Calabria ricorda il centro presilano come la patria del “Cavaliere Calabrese”, artista che lavorò tra Roma, Napoli e Malta senza recidere il rapporto con la terra d’origine. Il cuore di questo patrimonio è il Museo Civico “Mattia Preti”, ospitato nell’ex convento dei Domenicani, importante centro di studi sull’opera del pittore e sede di una collezione che attraversa diversi secoli, dal Medioevo al Novecento. Ma Taverna è, di fatto, un museo diffuso. Nella monumentale chiesa di San Domenico sono custoditi undici oli su tela del maestro, tra cui il “Martirio di San Sebastiano”, il “Miracolo di San Francesco di Paola” e la “Madonna della Purità”, realizzata insieme al fratello Gregorio. Anche la chiesa di Santa Barbara conserva sei tele di Mattia Preti, trasformando il centro storico in un itinerario artistico di straordinaria concentrazione.

Storia e tradizioni, una comunità che conserva le proprie radici

Taverna, però, non vive soltanto della grande eredità pretiana. Il suo patrimonio affonda le radici in una storia molto più antica, legata anche alla tradizione della mitica Treis-Chenè, polis che le fonti locali pongono all’origine dell’insediamento. Il territorio ha attraversato distruzioni, incursioni e trasferimenti della popolazione, lasciando tracce ancora visibili nell’area di Taverna Vecchia, sul monte Paramite, dove si trovano i resti di fortificazioni e testimonianze dell’antico abitato. Nei secoli il paese ha costruito la propria identità attorno alle istituzioni religiose, alla cultura e a un tessuto comunitario che ancora oggi conserva feste e riti tradizionali. Tra questi c’è la devozione per San Sebastiano, patrono celebrato sia in ottobre, in concomitanza con la tradizionale fiera, sia il 20 gennaio con la processione e la consegna della lampada votiva da parte dell’amministrazione comunale. Arte sacra, devozione popolare e memoria civile si intrecciano così in un paese dove il patrimonio non rappresenta soltanto un richiamo turistico, ma continua a essere parte della vita quotidiana. Anche per questo Taverna possiede le caratteristiche per proporsi come una destinazione culturale capace di andare oltre la visita occasionale: un luogo nel quale il racconto del passato continua a definire il presente.

Dalla Cascata del Litrello alla Sila, l’altra ricchezza è la natura

Basta lasciare il centro abitato per scoprire un’altra Taverna, quella dei boschi, dei torrenti e dei paesaggi della Sila Piccola. Tra i luoghi più interessanti c’è la Cascata del Litrello, raggiungibile attraverso un itinerario che si sviluppa nel vallone attraversato dall’omonimo torrente. Il Club Alpino Italiano di Catanzaro descrive un percorso che prende avvio dai resti dell’antica Abbazia di Santa Maria di Peseca, fondata tra il X e l’XI secolo, e attraversa boschi di cerri e castagni, formazioni rocciose e tratti caratterizzati dalla presenza di pini secolari prima di arrivare alla cascata. È una dimensione naturalistica che completa quella artistica e che inserisce Taverna in un sistema territoriale più ampio: anche la Ciclovia dei Parchi della Calabria attraversa il paese, indicato dalla Regione come centro ricco di storia prima della salita verso Sorbo San Basile e gli altri territori della Presila catanzarese. Taverna racchiude così, in pochi chilometri, elementi che altrove vengono cercati separatamente: un grande protagonista della storia dell’arte europea, chiese e musei, tradizioni ancora vive e un ambiente naturale che introduce alla montagna silana. Una combinazione che può diventare una risorsa importante per un turismo culturale e lento, capace di generare attenzione e opportunità per le piccole comunità dell’entroterra calabrese senza trasformarle in semplici cartoline.