COSENZA – Un telefono che non risponde può essere un disservizio. Un telefono al quale, dopo ripetuti tentativi, la chiamata non riesce neppure ad agganciarsi diventa qualcosa che merita almeno una spiegazione, soprattutto se quel numero dovrebbe rappresentare uno degli accessi alla sanità pubblica.

La nostra redazione ha effettuato nella mattinata del 31 agosto diversi tentativi di contattare telefonicamente il CUP di Cosenza attraverso il recapito indicato su Google. Le prove sono state effettuate utilizzando due numeri telefonici differenti e ripetendo più volte la chiamata.

Il risultato, in tutti i tentativi effettuati, è stato lo stesso: la chiamata non è riuscita neppure ad agganciarsi.

Una verifica compiuta mentre il servizio risultava indicato come aperto al pubblico. Un elemento che non consente, da solo, di stabilire quale sia la causa del problema – se tecnica, temporanea o organizzativa – ma che conferma concretamente quanto possa essere difficile, almeno in determinate circostanze, riuscire anche soltanto a entrare in contatto con il servizio.

Ed è questo il punto. Non stiamo parlando della telefonata a un'attività commerciale. Dall’altra parte dovrebbe esserci un servizio attraverso il quale un cittadino cerca informazioni, deve prenotare una visita, un esame oppure orientarsi all’interno del sistema sanitario.

A chiamare sono spesso anziani, persone con problemi di salute o familiari che stanno cercando di organizzare un accertamento. Per molti di loro la possibilità di parlare telefonicamente con qualcuno non rappresenta un'opzione secondaria, ma uno dei pochi strumenti concretamente utilizzabili.

Il problema, peraltro, non sembra nascere il 31 agosto.

Nel gennaio 2026, davanti alle segnalazioni di lunghe code e disservizi, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza e commissario straordinario dell’Asp, Vitaliano De Salazar, aveva riconosciuto pubblicamente le criticità e annunciato interventi per riportare la situazione alla normalità nel giro di quindici giorni.

A febbraio erano poi arrivati alcuni correttivi organizzativi, dall’eliminazione della doppia fila per gli utenti diretti ai prelievi all’apertura anticipata dei cancelli. Interventi concreti che dimostravano come le difficoltà fossero state riconosciute.

Eppure le segnalazioni non si sono fermate.

Le criticità erano già arrivate alla politica regionale

Il problema del CUP di Cosenza era stato infatti riportato all'attenzione pubblica anche dal consigliere regionale Francesco De Cicco, che aveva raccolto le segnalazioni degli utenti sulle lunghe attese e sulle difficoltà organizzative, soprattutto nelle ore mattutine.

De Cicco aveva evidenziato in particolare i disagi subiti da anziani e persone con problemi di salute, costretti a lunghe file nonostante avessero già una prenotazione per effettuare visite o analisi, oltre alle difficoltà legate all’organizzazione degli accessi e al ritiro del numero.

Il consigliere aveva annunciato anche la volontà di chiedere un incontro ai vertici sanitari per rappresentare le criticità e individuare possibili soluzioni.

Non si tratta, quindi, di un problema comparso improvvisamente né di una singola telefonata andata male.

Nel corso del tempo le difficoltà legate al CUP sono state raccontate dagli utenti, sono finite sulle pagine della cronaca e sono state portate all’attenzione della politica regionale e dei vertici sanitari.

È proprio questa continuità a rendere ancora più significativo quanto verificato direttamente dalla nostra redazione: mesi dopo le denunce e gli interventi annunciati, chiamando il recapito indicato per il servizio da due utenze differenti e con più tentativi, non è stato possibile neppure stabilire il collegamento.

Le recensioni Google: giudizi di anni diversi, ma un malcontento che viene da lontano

A completare il quadro ci sono anche le recensioni pubblicate negli anni dagli utenti sulla scheda Google dell’Ufficio Ticket C.U.P. di Cosenza.

Qui è necessaria una precisazione fondamentale. Le recensioni non sono tutte recenti e appartengono a periodi e gestioni differenti. Non sarebbe quindi corretto prendere un commento scritto diversi anni fa e utilizzarlo come prova del funzionamento attuale del servizio.

Le recensioni online, inoltre, non rappresentano un campione statistico né possono sostituire una verifica amministrativa sulla qualità del CUP.

Ma hanno comunque un valore: raccontano l’esperienza e soprattutto la percezione di una parte degli utenti nei diversi momenti storici.

Ed è proprio osservandole nel loro sviluppo temporale che emerge un dato interessante. Le lamentele sul funzionamento del servizio non sembrano essere nate negli ultimi giorni. Cambiano gli anni e devono essere necessariamente contestualizzati i singoli giudizi, ma ritornano temi come le attese, le difficoltà organizzative e i problemi riscontrati nel rapporto con il CUP.

Il dato delle recensioni, dunque, non deve essere utilizzato per formulare sentenze, ma non può neppure essere completamente ignorato quando viene affiancato alle segnalazioni pubbliche, alle prese di posizione politiche, agli interventi correttivi già annunciati e, adesso, anche a una verifica diretta effettuata telefonicamente.

Un CUP deve essere raggiungibile: altrimenti il primo ostacolo alla cura diventa la prenotazione

Il punto non è sostenere che nulla sia stato fatto. Nel corso del 2026 interventi e modifiche organizzative sono stati annunciati e alcuni correttivi sono stati effettivamente introdotti.

La domanda, però, riguarda il risultato percepito dal cittadino.

Perché l'efficienza di un Centro unico di prenotazione non si misura soltanto osservando quante persone siano in fila davanti a uno sportello. Si misura anche dalla facilità con la quale un utente riesce a contattarlo, ottenere informazioni e prenotare una prestazione.

E la verifica effettuata dalla redazione solleva un interrogativo estremamente semplice: come può un cittadino utilizzare un servizio telefonico se la chiamata non riesce neppure ad agganciarsi?

Naturalmente potrebbe trattarsi di un problema tecnico temporaneo. Ed è proprio per questo che sarebbe opportuno chiarire cosa sia accaduto e se esistano criticità sulla linea indicata agli utenti.

Ma c’è un aspetto che va oltre il singolo episodio.

Un anziano non dovrebbe essere costretto a diventare esperto di piattaforme digitali perché non riesce a telefonare. Una persona che deve prenotare un accertamento non dovrebbe passare parte della mattinata tentando ripetutamente di stabilire una comunicazione. E chi cerca assistenza non dovrebbe essere costretto a spostarsi fisicamente semplicemente perché un canale di accesso non risulta concretamente utilizzabile.

Dopo mesi di segnalazioni, denunce politiche e interventi annunciati, la questione non può più essere ridotta a qualche inevitabile disagio.

Il CUP dovrebbe essere la porta d’ingresso alla sanità pubblica. Se per riuscire ad aprire quella porta bisogna prima superare il telefono, allora qualcosa continua a non funzionare.

E questa volta non lo raccontano soltanto le segnalazioni degli utenti: abbiamo provato a chiamare anche noi. Da due numeri diversi. Più volte. La chiamata non si è agganciata.