Credito alle imprese, la Calabria cresce controcorrente. Aumentano i finanziamenti e Vibo Valentia guida la classifica nazionale
Sono 264 milioni di euro in più i prestiti alle attività produttive calabresi nell'ultimo anno. Lo rileva la Cgia di Mestre, che evidenzia però le difficoltà persistenti per microimprese, artigiani e lavoratori autonomi
Dopo anni di difficoltà, il credito destinato alle attività produttive italiane torna a registrare un andamento positivo. Tra marzo 2025 e marzo 2026 i finanziamenti alle imprese sono aumentati complessivamente di 9,7 miliardi di euro, confermando una tendenza favorevole avviata dalla metà dello scorso anno.
A beneficiare della crescita, però, sono state soprattutto le aziende di maggiori dimensioni. Le imprese con oltre 20 addetti hanno infatti ottenuto nuovi finanziamenti per circa 14,5 miliardi di euro, mentre le realtà più piccole hanno subito una contrazione del credito disponibile pari a 4,7 miliardi.
L'analisi è stata elaborata dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre, che evidenzia come a pagare il prezzo più alto siano lavoratori autonomi, artigiani, piccoli commercianti e microimprese, realtà che rappresentano il 98% del tessuto produttivo nazionale.
Calabria tra le regioni più dinamiche del Paese
In questo scenario emerge un dato particolarmente significativo per la Calabria.
La regione si colloca infatti tra quelle che hanno registrato i migliori incrementi nell'erogazione del credito alle imprese. Nell'ultimo anno i finanziamenti alle attività produttive calabresi sono cresciuti di 264,2 milioni di euro, pari a un aumento del 5%.
Un risultato che pone la Calabria tra le performance più positive a livello nazionale, alle spalle soltanto del Lazio, che ha beneficiato di oltre 7,3 miliardi di euro di nuovi finanziamenti, e della Sicilia, cresciuta di quasi 579 milioni di euro.
Il dato assume ancora maggiore rilevanza considerando che ben 11 regioni italiane hanno invece registrato una diminuzione del credito alle imprese.
Vibo Valentia tra le province con la crescita più alta
A livello provinciale arriva un'altra indicazione positiva per la Calabria.
Vibo Valentia figura infatti tra le province italiane che hanno registrato i maggiori incrementi degli impieghi vivi alle imprese, con una crescita di 42,8 milioni di euro pari all'11,1%.
Si tratta di uno dei migliori risultati nazionali, superato soltanto da Terni e Roma.
Un segnale che conferma una maggiore disponibilità di credito per il sistema produttivo locale e che evidenzia una dinamica diversa rispetto a molte altre aree del Paese dove le imprese continuano a fare i conti con una riduzione delle risorse finanziarie.
Le difficoltà delle piccole imprese restano però evidenti
Nonostante il dato positivo complessivo registrato dalla Calabria, la situazione delle micro e piccole imprese continua a destare preoccupazione.
Lo studio della Cgia evidenzia infatti che, per le aziende con meno di 20 addetti, il credito è diminuito in tutte le regioni italiane e praticamente in tutte le province.
Si tratta di una tendenza che colpisce direttamente il cuore dell'economia italiana, composta prevalentemente da piccole attività artigianali, commerciali e professionali che spesso incontrano maggiori difficoltà nell'accesso ai finanziamenti.
Un segnale incoraggiante per l'economia calabrese
L'incremento registrato in Calabria rappresenta comunque un indicatore incoraggiante per il sistema produttivo regionale.
La crescita dei finanziamenti alle imprese testimonia una maggiore capacità di attrarre risorse e sostenere gli investimenti, in una fase caratterizzata da profonde trasformazioni economiche e da una crescente necessità di innovazione e competitività.
Resta tuttavia aperta la sfida dell'accesso al credito per le microimprese e per il mondo dell'artigianato, che continua a rappresentare una componente essenziale dell'economia regionale e nazionale.
Il rischio, sottolineano gli esperti, è che la ripresa del credito favorisca soprattutto le aziende più strutturate, lasciando ai margini proprio quelle realtà che costituiscono la spina dorsale del sistema produttivo italiano.