Una manifestante
Una manifestante

Non è più un caso isolato, né una protesta circoscritta a singole categorie. La mobilitazione degli agricoltori e degli autotrasportatori sta progressivamente trascinando con sé altre fasce della società, facendo emergere uno sdegno sempre più diffuso nei confronti di chi governa e gestisce il potere nazionale e mondiale. Un malessere che supera i confini delle rivendicazioni economiche e diventa una questione sociale, capace di coinvolgere chi, fino a poco tempo fa, sembrava destinato a osservare da lontano.

La voce degli studenti: se questo mondo va a rotoli, dobbiamo fare qualcosa

Ad aggiungersi alla protesta sono soprattutto gli studenti. E non è un dettaglio secondario. Perché in ogni grande stagione di dissenso, nella storia, la componente studentesca ha rappresentato una spinta vitale, capace di interpretare le inquietudini del presente e trasformarle in una richiesta di cambiamento. Le mobilitazioni di questi giorni partono da un presupposto semplice, ma tutt’altro che banale: se questo mondo va a rotoli, dobbiamo fare qualcosa. È da questa consapevolezza che i giovani scendono in piazza in diverse parti della Calabria. Vogliono esserci, farsi ascoltare, avanzare proposte. Soprattutto, non vogliono assistere passivamente a decisioni che incidono direttamente sulle loro vite, sul loro presente e sulle prospettive del loro futuro. Chiedono rispetto, guardano al caro vita come a una mannaia che rischia di compromettere le loro possibilità e rivendicano una scuola più vicina alle loro esigenze: un’istituzione costruita anche a misura di studente, non piegata esclusivamente alle scelte di chi decide attraverso normative e provvedimenti che, troppo spesso, finiscono per lasciare in secondo piano le esigenze di chi quella scuola la vive ogni giorno.

La Calabria apre la strada: il dissenso ha ancora bisogno dei giovani

Perché il dissenso, la storia ce lo insegna, ha sempre avuto bisogno della spinta vitale delle nuove generazioni. I giovani non sono soltanto una parte della società che protesta: sono spesso il termometro più sensibile delle sue contraddizioni, quelli che avvertono prima degli altri la distanza tra le promesse e la realtà, tra le opportunità annunciate e quelle concretamente disponibili. Anche questa volta la Calabria si candida a essere un apripista, un esempio per il resto della nazione. Non perché le sue piazze abbiano già trovato tutte le risposte, ma perché stanno ponendo domande che non possono più essere ignorate. La richiesta che arriva dai giovani è, in fondo, una richiesta di futuro. È il rifiuto di un ruolo passivo, la volontà di partecipare, di incidere, di pretendere una nazione migliore. Perché quando una generazione smette di accontentarsi di guardare ciò che accade e decide di scendere in piazza, il suo messaggio va ben oltre la protesta del momento: riguarda il Paese che vuole diventare e quello che non è più disposta ad accettare.