«Per discutere seriamente di autonomia differenziata bisogna partire dai dati e non dagli slogan». Lo afferma Filomena Greco, consigliera regionale di Casa Riformista–Italia Viva, intervenendo dopo le dichiarazioni della Lega Veneto sulla raccolta firme promossa dai sindaci del Sud contro le pre-intese. Greco contesta la rappresentazione di un Mezzogiorno sostenuto per anni dai “fiumi di denaro” del Nord e ora pronto a chiedere aiuto a Roma, definendola una narrazione vecchia e distante dalla realtà. Secondo la consigliera, il confronto deve invece concentrarsi sulle disuguaglianze territoriali e sull’effettiva garanzia degli stessi diritti in ogni parte del Paese.

Giovani, sanità e investimenti: i costi per il Mezzogiorno

Greco richiama i dati di CNEL, Svimez, Istat, Banca d’Italia, Corte dei Conti ed Eurispes, che descrivono un Sud segnato dalla perdita di ricchezza, capitale umano e opportunità. Ogni anno migliaia di laureati formati con risorse pubbliche lasciano il Mezzogiorno, con una perdita stimata in circa otto miliardi di euro. La Calabria trasferisce inoltre alle regioni del Centro-Nord circa 350 milioni di euro all’anno per la mobilità sanitaria, mentre il Veneto riceverebbe dal Sud circa 530 milioni. A questo si aggiunge, secondo Greco, la mancata applicazione della norma che destina al Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse ordinarie in conto capitale.

«Prima gli stessi diritti, poi la competizione»

La consigliera ricorda anche la sentenza numero 192 del 2024 della Corte costituzionale, che ribadisce i principi dell’unità della Repubblica, dell’uguaglianza sostanziale e della perequazione tra i territori. Greco sottolinea che l’autonomia differenziata è prevista dalla Costituzione, ma deve essere accompagnata dalla garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni e da uguali opportunità di partenza. Da qui l’appello a sindaci, parlamentari, associazioni, sindacati, università e imprese affinché la difesa del Mezzogiorno diventi una battaglia collettiva. «La vera autonomia nasce dall’uguaglianza delle opportunità, non dalle disuguaglianze di partenza», conclude.