Ci sono parole che restano attaccate ai luoghi, anche quando te ne vai. Succede sempre nello stesso modo.
Qualcuno dice: “Scendo questo weekend”. Lo dice al telefono, in ufficio, all’università. Lo dice senza pensarci. E nessuno chiede dove. A Roma non serve spiegare.
“Scendere” ha già una direzione.


Roma e gli studenti fuori sede

Negli anni ’90 Roma era una delle grandi mete universitarie del Paese. Si arrivava da tutta Italia, ma soprattutto dal Sud. I corsi della Sapienza erano pieni di fuori sede: in molti casi quelli dal Mezzogiorno superavano il 30–40%. Oggi sono circa il 20%.
È cambiato il numero di chi arriva, non il modo in cui si resta legati. Perché “scendo” non è solo un modo di dire, è qualcosa che rimane, anche quando cambia tutto il resto.


Il legame che persiste

Lo dicono gli studenti, certo. Ma anche chi a Roma vive da anni. Chi ha un lavoro, una casa, una vita costruita qui. Chi, sulla carta, non dovrebbe più avere bisogno di dirlo. E invece continua.


Tornare altrove

Perché quando dice “torno”, non sta parlando di Roma. Sta parlando di un altro posto. Uno che non serve nominare. Tornare resta un’altra destinazione. Quella che non cambia, quella da cui sei andato via e che resta, comunque, il tuo porto sicuro.