Calabria, Tridico attacca Occhiuto: “Si istituzionalizza il lavoro povero mentre la regione si svuota”
Nel mirino anche la gestione politica regionale, accusata di privilegiare logiche di consenso e nomine interne piuttosto che affrontare i problemi struttural
Dura presa di posizione di Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, nei confronti della gestione regionale dei Tirocini di Inclusione Sociale (Tis) in Calabria. Nel mirino, l’operato del presidente Roberto Occhiuto, accusato di promuovere politiche che, secondo Tridico, “istituzionalizzano una nuova fascia di lavoro povero”.
Secondo l’ex presidente dell’INPS, la narrazione della “stabilizzazione” dei lavoratori sarebbe fuorviante. “Non si può parlare di successo quando centinaia, se non migliaia, di lavoratori restano esclusi dopo anni di servizio”, afferma. Ancora più critica la valutazione sui contratti proposti: part-time da circa 600 euro al mese che, per Tridico, rappresentano “un’offesa alla dignità del lavoro”.
L’accusa si estende anche all’utilizzo dei fondi europei, come Fesr e Poc, destinati allo sviluppo e alle politiche attive. Risorse che, secondo il pentastellato, verrebbero impiegate per tamponare il precariato senza una visione strutturale. “Senza un’integrazione reale dello Stato – sottolinea – i sindaci saranno costretti a scegliere tra il dissesto finanziario e l’aumento delle tasse”.
Il quadro economico e sociale si intreccia con quello demografico, altrettanto preoccupante. I dati dell’Osservatorio Regionale Demografico fotografano una regione in costante declino: nel 2025 la Calabria ha perso 7.085 residenti, scendendo sotto 1,83 milioni di abitanti. Il saldo naturale resta fortemente negativo, con oltre 20mila decessi contro meno di 12mila nascite.
“È l’autopsia di una regione che muore nell’indifferenza di chi la governa”, denuncia Tridico, evidenziando come la Calabria sia tra le peggiori in Italia per calo demografico. Un fenomeno aggravato dalla fuga dei giovani, che – secondo l’esponente M5S – rifiutano condizioni lavorative precarie e sottopagate.
Nel mirino anche la gestione politica regionale, accusata di privilegiare logiche di consenso e nomine interne piuttosto che affrontare i problemi strutturali. “Si saturano i limiti di spesa dei piccoli Comuni con assunzioni precarie, bloccando il turnover e impedendo l’ingresso di figure tecniche fondamentali”, afferma.
Da qui la richiesta formale a Occhiuto di riferire in Aula sulle iniziative concrete avviate con il Governo per garantire risorse strutturali. “Non si può lasciare nel limbo migliaia di tirocinanti, creando lavoratori di serie A e di serie B”, aggiunge.
La conclusione è un appello netto: “La Calabria non si salva con la propaganda o i video sui social, ma con un welfare solido e lavoro dignitoso. Ogni residente che se ne va è una sconfitta per la democrazia. È ora di governare per chi resta”.