Tentato quadruplice omicidio a Piscopio, condanna a 11 anni per Michele Fiorillo
Esclusa la premeditazione ma riconosciuta l’aggravante mafiosa. La Procura aveva chiesto 20 anni di reclusione

Il Tribunale di Vibo Valentia ha condannato a 11 anni di reclusione Michele Fiorillo, 40 anni, ritenuto coinvolto nel tentato quadruplice omicidio avvenuto il 3 ottobre 2004 a Piscopio, frazione di Vibo Valentia. Le vittime dell’agguato furono Rocco e Nicola Bellissimo, Cosmo Pistininzi e Pietro Pasquale Cannatelli, raggiunti da colpi d’arma da fuoco durante i festeggiamenti per il Santo Patrono. Secondo l’accusa, l’episodio sarebbe maturato per futili motivi e Fiorillo avrebbe preso parte all’azione insieme ad altre persone già coinvolte in distinti procedimenti. Per l’imputato, difeso dall’avvocato Diego Brancia, la Procura aveva chiesto una condanna a 20 anni di reclusione.
Dal procedimento “Portosalvo” al processo autonomo
La contestazione era stata inizialmente inserita nel procedimento “Portosalvo”, per poi essere separata dalle altre imputazioni. Il gup distrettuale Gilda Danila Romano aveva disposto lo stralcio del capo relativo al fatto di sangue del 2004, trasmettendo gli atti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia per la celebrazione del giudizio ordinario. Al termine del processo, i giudici non hanno accolto integralmente l’impostazione sostenuta dalla Procura: è stata infatti esclusa l’aggravante della premeditazione, mentre è stata riconosciuta quella mafiosa. Una valutazione che ha inciso sulla quantificazione della pena, ridotta di nove anni rispetto ai 20 richiesti dal pubblico ministero.
Fiorillo indicato come esponente del locale di Piscopio
Michele Fiorillo è attualmente sottoposto al regime del 41 bis. È figlio di Pino Fiorillo, rimasto ferito nell’agguato avvenuto nel 1995 a Briatico insieme a Saverio Razionale. Nelle ricostruzioni investigative e giudiziarie, il quarantenne è stato indicato come esponente di rilievo del locale di ’ndrangheta di Piscopio, realtà criminale collegata, secondo gli investigatori, alla struttura riconosciuta dal “Crimine” di Polsi. La sentenza del Tribunale di Vibo Valentia chiude così, almeno in primo grado per questo specifico procedimento, uno dei filoni giudiziari legati al grave episodio avvenuto oltre vent’anni fa.