Festival delle Migrazioni, a Bisignano confronto su diritti, accoglienza e nuove forme di controllo
Dalla riflessione con Renato Curcio e Maurizio Alfano al tributo a Giovanni Manoccio, fino al concerto finale dei Sud Sound System

È ripartito da Bisignano il cammino della quindicesima edizione del Festival delle Migrazioni 2026. La quarta tappa ha animato l’Anfiteatro della Filanda con un pomeriggio dedicato ai temi dell’accoglienza, dei diritti umani, delle nuove tecnologie e delle forme contemporanee di controllo sociale. Ad aprire il programma è stato il confronto “Migranti e Repressioni nelle Attuali Cybercrazie”, moderato dal giornalista e attivista Claudio Dionesalvi, con Renato Curcio, autore ed editore di Sensibili alle Foglie, e Maurizio Alfano, ricercatore e attivista. Il dialogo ha preso spunto dai rispettivi lavori Cybercrazia e Migranti e Repressione, ponendo al centro il rapporto tra tecnologia, potere e gestione dei fenomeni migratori. Curcio ha evidenziato come il nodo centrale non sia rappresentato dagli strumenti digitali in sé, ma dall’utilizzo che ne viene fatto nei sistemi di sorveglianza e controllo. Alfano, invece, ha richiamato l’attenzione sui processi attraverso i quali il migrante viene trasformato in una figura percepita come minaccia, favorendo l’accettazione di politiche sempre più restrittive.
Diritti, accoglienza e il ricordo di Giovanni Manoccio
Il dibattito ha toccato anche il tema dello sfruttamento lavorativo, richiamando la vicenda dei quattro braccianti morti ad Amendolara, e quello della sorveglianza legata alle politiche migratorie. Alfano ha citato il caso di Khalid Arslan, condannato in primo grado nell’ambito del procedimento sul naufragio di Cutro, per riflettere sul rapporto tra giustizia, migrazioni e marginalità sociale. Curcio ha invece concluso il confronto riportando l’attenzione sulla forza delle relazioni umane e sulla necessità di ricostruire legami capaci di contrastare isolamento e disumanizzazione. La serata è proseguita con i saluti istituzionali del sindaco di Bisignano Francesco Fucile e di Daniele Parise, coordinatore del progetto SAI cittadino. Fucile ha ricordato Giovanni Manoccio e il ruolo svolto dall’Associazione Don Vincenzo Matrangolo nella costruzione di percorsi di accoglienza, sottolineando anche il legame tra solidarietà e identità arbëreshe.
“Sono un Arbëresh” e la festa finale con i Sud Sound System
La seconda parte della giornata è stata dedicata alla presentazione del libro Sono un Arbëresh, incentrato sulla storia di Giovanni Manoccio e sull’esperienza dell’accoglienza ad Acquaformosa. L’incontro, moderato dalla giornalista Chiara Giordano, ha visto gli interventi dell’editore Pasquale Testa e dell’autore Francesco Donnici. In collegamento telefonico è intervenuto anche monsignor Francesco Savino, che ha richiamato il dramma delle morti nel Mediterraneo. Particolarmente intensa la testimonianza dello stesso Manoccio, che ha ripercorso il proprio impegno politico, sindacale e sociale, ricordando anche l’arrivo della nave Vlora a Bari nel 1991 come uno dei momenti decisivi della propria esperienza personale. Al centro del suo intervento, il valore della memoria, della lingua arbëreshe e di un’accoglienza capace di produrre integrazione reale. La tappa si è infine chiusa in Piazza Viale Roma con la cena sociale e il concerto dei Sud Sound System, impegnati nel tour per i 35 anni di carriera, trasformando il finale della giornata in una grande festa collettiva tra musica, partecipazione e cultura dell’inclusione.