Un articolato sistema di narcotraffico radicato nel territorio del Crotonese e collegato alla storica cosca di ’ndrangheta Farao-Marincola è stato smantellato nell’ambito dell’operazione “Desert Storm”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone.

L’operazione ha portato all’arresto di tredici persone nell’area compresa tra Cirò Marina e Cirò. Dieci indagati sono stati condotti in carcere, mentre per altri tre il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari. L’inchiesta ha ricostruito un’organizzazione strutturata e gerarchica dedita allo spaccio di cocaina, eroina e marijuana, oltre alla detenzione di armi clandestine.

Duecentotrenta capi di imputazione e ruoli definiti nel gruppo

Sono complessivamente 230 i capi di imputazione contestati nell’ordinanza cautelare, che spaziano dal narcotraffico ai reati in materia di armi. Tra i soggetti ritenuti centrali nelle dinamiche del gruppo figura Basilio Paletta, cinquantenne indicato come elemento di vertice dell’organizzazione, affiancato da Luca Frustillo, Cataldo Cozza, Antonio Aloisio, Salvatore Arabia, Alessandro Giglio, Carmine Graziano, Mario Morrone, Antonio Murano e Gaetano Potenza, tutti destinatari della custodia cautelare in carcere.

Agli arresti domiciliari sono finiti invece Domenico Pio Aloisio, Antony Dell’Aquila e Sante Morrone. Secondo gli investigatori, ciascun componente ricopriva un ruolo preciso all’interno della struttura criminale, contribuendo alla gestione delle piazze di spaccio e alla distribuzione delle sostanze stupefacenti.

Controllo del territorio e violenze per mantenere il monopolio dello spaccio

Determinanti per lo sviluppo dell’indagine sono state le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, tra cui Gaetano Aloe, che hanno consentito agli inquirenti di documentare un controllo capillare del territorio da parte del gruppo.

Dalle indagini è emerso come ai pusher locali fosse imposto il divieto assoluto di rifornirsi da piazze di spaccio esterne, in particolare quella di Crotone. Chi violava le regole interne veniva punito con violenti pestaggi, una strategia finalizzata a garantire che tutti i proventi confluissero nella cosiddetta “bacinella” comune dell’organizzazione.

Secondo gli investigatori, questo sistema avrebbe permesso alla consorteria criminale di mantenere stabilità economica e potere sul territorio nonostante i precedenti interventi repressivi delle forze dell’ordine. Le indagini proseguono per chiarire ulteriori responsabilità e possibili ramificazioni della rete criminale.