Un terreno agricolo
Un terreno agricolo

In Calabria non basta possedere un terreno per riuscire a coltivarlo in maniera economicamente sostenibile. Ci sono aziende agricole costrette a lavorare su appezzamenti di pochi ettari, talvolta distanti diversi chilometri, proprietà suddivise tra numerosi eredi e superfici che, pur essendo potenzialmente produttive, restano inutilizzate perché troppo piccole o difficili da gestire. È il problema della frammentazione fondiaria, una delle debolezze strutturali dell'agricoltura calabrese, che continua a incidere sulla competitività delle imprese e sulla possibilità di programmare investimenti. Una criticità spesso meno visibile rispetto al caro carburante, alla crisi idrica o al crollo dei prezzi agricoli, ma che contribuisce ad aggravare tutte queste difficoltà. Perché lavorare cinque ettari concentrati in un unico terreno non equivale a coltivare la stessa superficie suddivisa in appezzamenti separati. Cambiano i tempi di lavorazione, le spese per i macchinari, i consumi di carburante e, soprattutto, la possibilità di organizzare un'attività agricola capace di produrre reddito.

In Calabria quasi otto aziende agricole su dieci hanno meno di cinque ettari

La dimensione del problema emerge dai dati del settimo Censimento generale dell'agricoltura dell'Istat, riferiti al 2020. In Calabria risultavano censite 95.538 aziende agricole, contro le 137.790 del 2010. Nello stesso periodo la superficie agricola utilizzata media per azienda è passata da circa quattro ettari a poco meno di sei, rimanendo decisamente inferiore alla media nazionale di 10,9 ettari. Secondo le elaborazioni del CREA, circa l'80% delle aziende agricole calabresi dispone di meno di cinque ettari di superficie agricola utilizzata. Una struttura produttiva caratterizzata dunque da una netta prevalenza di realtà di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare. È necessario distinguere, tuttavia, due fenomeni differenti: la ridotta dimensione aziendale e la frammentazione dei terreni. Un'azienda può essere piccola ma avere superfici accorpate, oppure gestire molti ettari distribuiti tra particelle lontane. I dati sulla superficie media fotografano la dimensione delle imprese, ma non permettono, da soli, di stabilire quanti appezzamenti compongano ciascuna azienda calabrese. Il problema nasce quando alla piccola dimensione si aggiunge la dispersione geografica dei fondi, rendendo più complicato e costoso ogni intervento.

Più terreni da raggiungere, più carburante e ore di lavoro

Uno degli effetti più immediati della frammentazione riguarda i costi operativi. Un agricoltore che gestisce terreni separati deve spostare trattori, attrezzature e personale da un appezzamento all'altro, affrontando trasferimenti che non producono alcun valore agricolo diretto. Ogni spostamento comporta consumo di carburante, usura dei mezzi e impiego di tempo. Anche lavorazioni apparentemente semplici, come la potatura, la concimazione o la raccolta, possono richiedere un'organizzazione più complessa quando devono essere ripetute su superfici distanti. La letteratura scientifica internazionale conferma che un'eccessiva frammentazione può aumentare i costi di trasporto e manodopera, limitando contemporaneamente l'efficienza delle operazioni meccanizzate. Non esiste, però, una stima ufficiale univoca che quantifichi in euro il costo complessivo della frammentazione per l'agricoltura calabrese. L'incidenza varia in funzione della distanza tra gli appezzamenti, della morfologia dei terreni, delle colture e della dimensione aziendale. Il problema diventa particolarmente rilevante in una fase in cui le imprese devono già confrontarsi con margini ridotti e costi energetici elevati, come emerge anche dal racconto delle difficoltà delle piccole aziende agricole calabresi alle prese con il caro gasolio.

Eredità e proprietà condivise: quando la terra diventa difficile da utilizzare

Una delle cause storiche della frammentazione fondiaria è rappresentata dalla divisione ereditaria delle proprietà agricole. Nel corso delle generazioni, terreni originariamente appartenenti a un unico nucleo familiare possono essere suddivisi tra figli, nipoti e altri eredi, determinando una progressiva moltiplicazione delle particelle e dei proprietari. In alcuni casi, il terreno rimane in comproprietà tra persone che hanno interessi differenti: chi vorrebbe coltivarlo, chi preferirebbe venderlo e chi vive lontano dalla Calabria senza occuparsi direttamente della gestione. Ne possono derivare difficoltà nel raggiungere accordi, stipulare contratti di affitto, realizzare miglioramenti fondiari o programmare investimenti pluriennali. Il risultato è un paradosso: mentre alcune imprese agricole cercano nuove superfici per ampliare la produzione, altri terreni potenzialmente coltivabili rischiano di rimanere inutilizzati. Il frazionamento della proprietà può così trasformarsi da semplice questione catastale a ostacolo economico, contribuendo alla perdita di produttività delle aree rurali.

Meccanizzazione e innovazione: perché i piccoli appezzamenti possono frenare gli investimenti

La frammentazione incide anche sulla possibilità di modernizzare l'agricoltura calabrese. L'acquisto di macchinari tecnologicamente avanzati, l'installazione di impianti irrigui efficienti o l'introduzione di sistemi di agricoltura di precisione richiedono investimenti che devono essere ammortizzati attraverso la produzione. Quando i terreni sono piccoli, irregolari e distribuiti in località differenti, l'utilizzo delle nuove tecnologie può diventare meno conveniente. Un trattore di grandi dimensioni può risultare inadatto a determinati appezzamenti, mentre un impianto irriguo automatizzato potrebbe richiedere infrastrutture separate per ogni superficie. Anche il ricorso a servizi esterni di meccanizzazione rischia di essere più oneroso quando le lavorazioni devono essere effettuate su terreni molto distanti. La FAO individua proprio nell'eccessiva frammentazione e nelle dimensioni ridotte delle aziende alcuni ostacoli alla produttività e alla competitività agricola. Questo non significa che le piccole aziende siano necessariamente inefficienti. Le produzioni specializzate, biologiche o ad alto valore aggiunto possono risultare redditizie anche su superfici limitate. Il problema emerge quando la configurazione dei terreni impedisce di organizzare razionalmente il lavoro e contenere i costi.

Giovani agricoltori e accesso alla terra: un ostacolo che rischia di alimentare l'abbandono

La frammentazione fondiaria rappresenta un problema anche per il ricambio generazionale. Un giovane che intende avviare un'impresa agricola non ha bisogno soltanto di trovare terreni disponibili, ma di poter contare su superfici adeguate, accessibili e utilizzabili con continuità. Acquistare diversi piccoli appezzamenti può significare affrontare una molteplicità di trattative, verifiche catastali, spese notarili e pratiche amministrative. Anche l'affitto può diventare complesso quando bisogna negoziare con numerosi proprietari. Queste difficoltà rischiano di scoraggiare nuovi insediamenti, soprattutto nei territori interni e montani, dove alle criticità della proprietà si aggiungono spesso problemi di accessibilità e carenza di infrastrutture. Le conseguenze vanno oltre il singolo bilancio aziendale. Un terreno non più coltivato può progressivamente essere abbandonato, con ripercussioni sulla manutenzione del paesaggio rurale e sulla gestione del territorio.

Ricomporre i terreni senza cancellare la piccola agricoltura

La soluzione non consiste necessariamente nel trasformare ogni piccola azienda in una grande impresa. La questione centrale è consentire agli agricoltori di gestire superfici economicamente sostenibili, anche attraverso strumenti che non richiedano il trasferimento definitivo della proprietà. Tra le possibilità rientrano la ricomposizione fondiaria, gli accordi di affitto pluriennale, la gestione associata dei terreni e forme di cooperazione che permettano di condividere macchinari, servizi e infrastrutture. Anche strumenti come le banche della terra, finalizzate a favorire l'incontro tra proprietari di fondi inutilizzati e imprese interessate a coltivarli, possono contribuire a rimettere in produzione superfici oggi difficilmente accessibili. La FAO riconosce nella ricomposizione fondiaria e nella facilitazione degli affitti strumenti utili per affrontare le criticità strutturali, sottolineando tuttavia che non ogni forma di frammentazione è necessariamente negativa. Per la Calabria la sfida è quindi individuare interventi capaci di semplificare la gestione dei terreni senza compromettere la biodiversità, le produzioni tradizionali e il ruolo economico delle aziende familiari.

Il vero costo della frammentazione è anche ciò che non si riesce a produrre

La frammentazione fondiaria non si misura soltanto attraverso le spese aggiuntive sostenute dagli agricoltori. Esiste anche un costo meno evidente, rappresentato dagli investimenti rinviati, dalle superfici non coltivate e dalle opportunità produttive che le imprese non riescono a cogliere. Un terreno troppo piccolo per giustificare l'acquisto di nuovi macchinari, una proprietà condivisa che rende impossibile programmare un investimento o appezzamenti troppo distanti per organizzare una raccolta efficiente sono esempi di come la struttura fondiaria possa incidere sulle prospettive dell'agricoltura. La Calabria conserva un patrimonio agricolo importante, legato soprattutto all'olivicoltura, all'agrumicoltura e alle produzioni territoriali di qualità. Ma per valorizzarlo non è sufficiente sostenere economicamente le aziende: occorre affrontare anche le condizioni strutturali che ne limitano la crescita. La domanda, dunque, non è soltanto quanta terra agricola possieda la Calabria, ma quanta di quella terra possa essere realmente coltivata in modo produttivo e conveniente. Perché un'agricoltura divisa in migliaia di piccoli appezzamenti rischia di pagare ogni giorno un costo che non compare in una singola fattura, ma si riflette sulla competitività delle imprese e sul futuro delle campagne.