Forte l'influenza del clan zingari a Cosenza
Forte l'influenza del clan zingari a Cosenza

La storia del clan degli Zingari di Cosenza non comincia con Maurizio Rango e nemmeno con l'operazione Nuova Famiglia del dicembre 2014. Bisogna tornare molto più indietro, alla fine degli anni Settanta, quando Cosenza entra nella stagione più sanguinosa della sua storia criminale. Sono gli anni della prima guerra di mafia, delle cosche che si contendono il territorio a colpi di pistola e di lupara, degli omicidi che si susseguono e di una città nella quale la criminalità organizzata sta costruendo le proprie gerarchie. Tra i protagonisti di quella stagione compaiono due nomi destinati a segnare la storia della criminalità cosentina: Fioravante Abbruzzese, detto Banana, e Giovanni Abbruzzese, detto U Cinese. Sono cugini, appartengono alla stessa rete familiare e rappresentano due figure storiche del clan degli Zingari. Da quelle famiglie nascerà un'organizzazione capace di attraversare guerre di mafia, arresti, omicidi e collaborazioni con la giustizia, fino a diventare una componente della confederazione criminale che, molti anni dopo, verrà ricostruita nell'inchiesta Sistema Cosenza. È una storia che si sviluppa attraverso tre generazioni. Cambiano i capi, cambiano le alleanze, cambiano persino i rapporti con gli altri clan. Rimane il peso di alcune famiglie che hanno continuato a esercitare la propria influenza criminale sul territorio cosentino.

Dai Banana alla prima guerra di mafia

Il nome Banana nasce con Fioravante Abbruzzese, classe 1954. Attorno a lui prende forma un gruppo familiare destinato a occupare un ruolo centrale nella criminalità cittadina. Accanto a Fioravante opera il cugino Giovanni Abbruzzese, classe 1959, conosciuto come U Cinese. La loro storia criminale affonda le radici nella prima guerra di mafia, cominciata alla fine degli anni Settanta e proseguita fino alla metà degli anni Ottanta. È la stagione nella quale si scontrano le principali organizzazioni cosentine, tra omicidi, vendette e tentativi di conquistare il controllo delle attività illecite. I Banana si affermano soprattutto nell'area di Cosenza Vecchia, di via Popilia e in alcuni centri dell'hinterland. La loro forza è rappresentata dalla struttura familiare e dalla capacità di conservare un proprio spazio criminale anche quando gli equilibri della città cambiano. Il gruppo non rimane confinato a Cosenza. Esiste un legame di sangue con gli Abbruzzese di Cassano allo Ionio, destinato ad assumere particolare importanza soprattutto nel traffico degli stupefacenti. Fioravante, infatti, è fratello di Celestino Abbruzzese, detto Ciccio o Asso di Bastoni, capostipite degli Zingari di Cassano. Celestino è il padre di Francesco Abbruzzese, detto Dentuzzo, figura di vertice della locale di ’ndrangheta cassanese. Il collegamento tra Cosenza e Cassano non è soltanto genealogico. Negli anni successivi diventerà anche uno dei canali attraverso i quali il gruppo Banana si rifornirà di eroina. La prima generazione del clan viene progressivamente colpita dalle inchieste giudiziarie. Nel 2006 le operazioni Missing e Timpone Rosso investono la famiglia Abbruzzese. La seconda porta alla condanna a 25 anni di carcere di Fioravante Banana e del figlio Armando. Ma il gruppo familiare non scompare. Al contrario, una nuova generazione è già pronta a occupare gli spazi lasciati liberi.

L'alleanza con i Bruni e l'ascesa di Maurizio Rango

Per capire come si arriva alla nascita del clan Rango-Zingari bisogna fermarsi al 2003. È Franco Bruzzese, detto Scattarusu, già alla guida del gruppo degli Zingari, a raccontare uno degli episodi più importanti della storia dell'organizzazione. Michele Bruni, capo dell'omonima cosca, si presenta all'ultimo lotto di via Popilia insieme a Carlo Lamanna. Vuole proporre una fusione tra il proprio gruppo e quello degli Abbruzzese. L'interlocutore iniziale è Giovanni Abbruzzese, che però rimanda la decisione al fratello Franco Bruzzese. Scattarusu non è convinto. Diffida dei Bruni, li considera poco affidabili e teme che quell'accordo possa creare più problemi che vantaggi. Ma Carlo Lamanna e Giovanni insistono. Alla fine accetta, lasciando ai fratelli Carlo e Daniele Lamanna la responsabilità di affrontare eventuali conseguenze negative dell'alleanza. È un passaggio importante perché racconta un mondo criminale nel quale i rapporti non sono affatto stabili. Le cosche possono combattere, allearsi, dividersi e tornare a stringere accordi. Tutto dipende dalla convenienza del momento e dai rapporti di forza. In questo scenario comincia a emergere Maurizio Rango, nato a Cosenza nel 1976. Rango è un «italiano», ma sposa una nipote di Giovanni Abbruzzese. Quel matrimonio assume un significato che va ben oltre i rapporti familiari. Per anni, infatti, i gruppi criminali rom avevano incontrato l'opposizione dei clan «italiani» al loro riconoscimento formale nell'organizzazione ’ndranghetistica. Rango rappresenta una figura di collegamento tra i due ambienti. Il matrimonio gli procura credito nella componente criminale rom. Le sue capacità nella gestione del traffico di stupefacenti e delle estorsioni completano la sua ascesa. Quando Giovanni Abbruzzese e successivamente Franco Bruzzese finiscono in carcere, la guida del gruppo passa a Rango, già braccio destro di Scattarusu. Ma il rapporto con i Bruni è destinato a finire nel sangue. Dopo la morte di Michele Bruni, il comando avrebbe dovuto passare al fratello Luca, conosciuto come Bella Bella. Il 3 gennaio 2012 Luca viene assassinato. L'omicidio segna un passaggio decisivo per i nuovi equilibri criminali, con il coinvolgimento di uomini legati al gruppo degli Zingari. Rango riesce ad aggregare uomini precedentemente legati ai Bruni, tra i quali Adolfo Foggetti e i fratelli Carlo e Daniele Lamanna. Contemporaneamente, la famiglia Banana acquista maggiore peso all'interno dell'organizzazione. L'alleanza nata nel 2003 si è trasformata in un conflitto che modifica profondamente la geografia criminale cosentina.

Novembre 2011, il patto nel sottoscala di Rende

Il racconto di Franco Bruzzese conduce a un episodio che rappresenta uno dei passaggi centrali della storia della mafia cosentina. Siamo nel novembre 2011. Ettore Lanzino è latitante e si trova nel sottoscala di un palazzo di Rende. All'incontro partecipano Francesco Patitucci, Umberto Di Puppo e altri uomini del gruppo degli «italiani». Per gli Zingari sono presenti Franco Bruzzese e Maurizio Rango. Avrebbe dovuto esserci anche Franco Presta di Tarsia, a sua volta latitante, ma non partecipa. Non è una riunione qualsiasi. È l'appuntamento nel quale viene sancita la federazione tra il clan Lanzino e il clan degli Zingari. L'accordo prevede una gestione comune delle attività illecite. Le estorsioni, gli acquisti di stupefacenti e la distribuzione dei proventi devono essere coordinati. Per amministrare il denaro viene costituita una cassa comune, chiamata dagli stessi affiliati «bacinella». Inizialmente la divisione è paritaria: metà agli italiani e metà agli zingari. Ma l'accordo dura poco nella sua formulazione originaria. Umberto Di Puppo si presenta da Franco Bruzzese con un messaggio di Ettore Lanzino. Il gruppo degli italiani chiede di aumentare la propria quota, sostenendo di dover mantenere un numero maggiore di affiliati, compresi gli uomini dei Chirillo di Paterno Calabro e dei Presta di Tarsia. Bruzzese accetta. Da quel momento la ripartizione diventa 60 per cento agli italiani e 40 per cento agli zingari. La cassa serve anche a sostenere gli affiliati e le famiglie dei detenuti. Adolfo Foggetti, in un verbale dell'8 gennaio 2015, racconta che ai detenuti spettava uno stipendio di 1.800 euro al mese. Anche le estorsioni vengono unificate. Bruzzese riferisce che Patitucci gli consegna un elenco degli imprenditori già sottoposti alle richieste estorsive del gruppo italiano. Gli uomini delle due componenti cominciano così a operare insieme. Il patto riguarda pure la cocaina. Gli acquisti vengono finanziati con il denaro comune, mentre la vendita è ripartita tra le due componenti. Tra i canali di approvvigionamento compaiono Cetraro, con riferimento ai Muto, e la provincia di Reggio Calabria. È il passaggio dalla convivenza tra organizzazioni criminali a una struttura che agisce come una confederazione.

Franco Presta
Franco Presta

 

I Banana e il monopolio dell'eroina

C'è però un affare che rimane fuori dalla gestione comune: l'eroina. Il mercato è controllato quasi esclusivamente dalla famiglia Banana. I figli di Fioravante Abbruzzese rappresentano la nuova generazione del gruppo: Franco detto Brezza, Antonio detto Tonino Banana, Armando detto Siccia Nera, Luigi detto Pikachu, Nicola detto U Pazzu, Marco detto U Struzzu e Celestino detto Micetto. È una famiglia numerosa, con ruoli diversi e un forte radicamento nella criminalità cittadina. I Banana gestiscono una propria rete di distribuzione e si riforniscono attraverso i collegamenti con Cassano allo Ionio. L'eroina arriva nella città bruzia e viene distribuita attraverso referenti attivi nelle diverse zone di Cosenza e nei comuni vicini. Il collaboratore Adolfo Foggetti racconta che il gruppo degli Zingari riceve dai Banana circa 10mila euro al mese, una quota dei profitti dello spaccio. In cambio i Banana partecipano a una parte degli introiti delle estorsioni, in particolare quelli riscossi in occasione di Natale, Pasqua e Ferragosto. Gli italiani, sempre secondo Foggetti e Bruzzese, non sono informati di questo accordo interno. È una particolarità significativa. Mentre la federazione con Lanzino e Patitucci prevede una gestione comune degli affari, i Banana conservano un proprio settore economico e una notevole autonomia. Possono collaborare con gli alleati ma anche entrare in contrasto con loro. L'eroina diventa così una delle principali fonti di ricchezza della famiglia e uno degli strumenti attraverso i quali mantiene il proprio peso negli equilibri criminali.

Il blitz Nuova Famiglia e la successione dei capi

Il 12 dicembre 2014 scatta l'operazione Nuova Famiglia. Polizia e carabinieri eseguono 33 arresti nell'inchiesta contro il gruppo Rango-Zingari. Le contestazioni comprendono associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsioni e armi. L'operazione colpisce la struttura costruita negli anni precedenti. Seguono nuove vicende giudiziarie e, soprattutto, le collaborazioni con la giustizia di uomini che avevano conosciuto dall'interno il funzionamento del clan. Tra questi Franco Bruzzese, Adolfo Foggetti e Daniele Lamanna. Le loro dichiarazioni permettono di ricostruire incontri, alleanze, omicidi, estorsioni e spartizioni dei proventi. Nel 2016 anche Maurizio Rango viene arrestato nell'ambito delle vicende giudiziarie che lo riguardano. La sua uscita di scena apre un'altra fase. La reggenza passa inizialmente a Cosimo Bevilacqua, detto il Corvo, e successivamente a Luigi Abbruzzese, detto Pikachu. Anche il fratello Marco, detto U Struzzu, viene indicato dai collaboratori come figura di particolare rilievo, con una posizione ’ndranghetistica superiore a quella di Luigi. Nel frattempo i provvedimenti giudiziari continuano a modificare gli assetti del gruppo. La famiglia Banana, però, mantiene una presenza importante. E il sistema delle alleanze costruito negli anni precedenti continua a costituire il riferimento per la struttura criminale.

Tre gruppi dentro un'unica organizzazione

Nel 2020 il clan degli Zingari risulta composto da tre principali articolazioni. La prima è quella dei Banana, riconducibile alla famiglia di Fioravante Abbruzzese, con i suoi legami con Cassano allo Ionio e il ruolo centrale nel traffico di eroina. La seconda è il gruppo degli ex Rango-Zingari, guidato da Gennaro Presta dopo il ridimensionamento giudiziario della precedente leadership. La terza è quella degli Strusciatappine, componente riconducibile a un altro ramo familiare degli Abbruzzese, già presente negli equilibri criminali descritti da Franco Bruzzese fin dai primi anni Duemila.Al vertice complessivo figura Leonardo Bevilacqua, mentre un ruolo di rilievo viene attribuito anche a Rosaria Abbruzzese, figlia di Fioravante e sorella degli uomini del gruppo Banana. I rapporti con Cassano allo Ionio rimangono fondamentali. Gli affiliati cosentini fanno riferimento alla locale di ’ndrangheta degli Abbruzzese di Cassano, con Nicola Abbruzzese, detto Semiasse, tra le figure di vertice di quella struttura nel periodo esaminato. Il quadro è quello di una criminalità organizzata che ha superato da tempo i confini della singola famiglia, pur continuando a fondarsi su parentele, matrimoni e rapporti personali.

Il pentimento di Micetto e Anna Palmieri

Tra gli episodi che segnano la storia recente della famiglia Banana c'è anche la decisione di Celestino Abbruzzese, detto Micetto, e della moglie Anna Palmieri di collaborare con la giustizia. I due avevano gestito una rete di spacciatori nel centro storico di Cosenza. Alla fine del 2018, dopo le condanne riportate, decidono di raccontare quanto conoscono dell'organizzazione. La scelta assume un significato particolare perché arriva dall'interno della famiglia che costituisce una delle componenti storiche del clan. Micetto conosce direttamente i fratelli, i rapporti familiari, le attività criminali e i contrasti che hanno attraversato il gruppo. Le sue dichiarazioni, insieme a quelle della moglie e degli altri collaboratori, contribuiscono a ricostruire la struttura e le attività dell'organizzazione. La storia degli Zingari cosentini, partita dalle guerre di mafia degli anni Settanta e Ottanta, arriva così a una nuova stagione di arresti, processi e collaborazioni con la giustizia. Un'organizzazione criminale che ha cambiato più volte guida e struttura, passando dalla dimensione familiare alla federazione con le altre cosche cittadine. Dai vecchi Banana al patto con i Bruni, dall'ascesa di Rango all'accordo con Lanzino e Patitucci, fino alla suddivisione tra Banana, Strusciatappine ed ex Rango-Zingari: quasi mezzo secolo di storia della mafia cosentina, ricostruito attraverso le dichiarazioni di chi ne ha fatto parte e le indagini di chi l'ha combattuta.