Rapimento della neonata in clinica, chiesta l’archiviazione per il marito di Rosa Vespa
Le indagini escludono il coinvolgimento dell’uomo. Gli accertamenti indicano che il sequestro della piccola Sofia sarebbe stato organizzato e compiuto dalla donna da sola
Non avrebbe avuto alcun ruolo nel rapimento della piccola Sofia, avvenuto il 21 gennaio dello scorso anno nella clinica Sacro Cuore di Cosenza. Per Moses Omogo, 43 anni, la Procura ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di concorso in sequestro di persona. L’uomo, arrestato nelle ore successive al ritrovamento della bambina e poi scarcerato dal giudice per le indagini preliminari, è stato ritenuto estraneo ai fatti alla luce degli accertamenti investigativi svolti nel corso dell’inchiesta.
Tabulati, video e interrogatori chiariscono la posizione
Gli approfondimenti condotti dagli inquirenti, tra cui l’analisi dei tabulati telefonici, dei messaggi, delle immagini di videosorveglianza della struttura sanitaria e gli interrogatori, hanno consentito di ricostruire con precisione la dinamica e di stabilire che l’uomo non era a conoscenza del piano. Tutti gli elementi raccolti hanno indicato che l’azione sarebbe stata organizzata e portata avanti esclusivamente dalla moglie.
La ricostruzione dei fatti e la posizione di Rosa Vespa
Secondo quanto emerso, la donna, che aveva manifestato il desiderio di diventare madre, avrebbe simulato la nascita di un figlio, raccontando anche ai familiari che il neonato era ricoverato per problemi di salute. Successivamente si sarebbe recata nella clinica, portando via la neonata con un pretesto. Dopo ore di ricerche e apprensione, la bambina fu ritrovata nell’abitazione della coppia durante un intervento delle forze dell’ordine. Rosa Vespa si trova attualmente agli arresti domiciliari ed è stata giudicata capace di intendere e di volere al momento dei fatti secondo la perizia psichiatrica disposta dal giudice.