La Corte d'Appello a Catanzaro
La Corte d'Appello a Catanzaro

Si ribalta in appello la posizione di Giuseppe Spagnolo nel processo per l’omicidio di Salvatore Di Cicco, il 34enne scomparso nel settembre del 2001 e il cui corpo non è mai stato ritrovato. La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Piero Santese, ha assolto Spagnolo con la formula “per non aver commesso il fatto”, cancellando la condanna a 30 anni di reclusione pronunciata in primo grado dal gup di Catanzaro il 5 luglio 2024. La Procura generale, rappresentata da Marisa Manzini, aveva invece chiesto la conferma della sentenza di primo grado.

La difesa contesta le dichiarazioni dei collaboratori

A rappresentare Spagnolo sono stati gli avvocati Gregorio Viscomi e Tiziano Saporito, che nel ricorso e durante la discussione hanno concentrato le proprie argomentazioni soprattutto sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Nicola Acri e Ciro Nigro. I legali hanno evidenziato quelle che, secondo la difesa, erano contraddizioni e incongruenze nei racconti dei due collaboratori, mettendone in discussione l’attendibilità ai fini dell’attribuzione a Spagnolo della responsabilità nell’omicidio. In primo grado, invece, il gup aveva ritenuto che le differenze tra le dichiarazioni di Acri e Nigro non fossero tali da compromettere la ricostruzione accusatoria. I due collaboratori erano stati condannati a sette anni ciascuno nello stesso procedimento abbreviato.

La scomparsa di Salvatore Di Cicco nel 2001

Salvatore Di Cicco scomparve il 1° settembre 2001. Secondo la ricostruzione sostenuta dalla Direzione distrettuale antimafia, l’uomo sarebbe stato eliminato perché sospettato negli ambienti criminali della Sibaritide di avere rapporti con le forze dell’ordine e di poter fornire informazioni agli investigatori. Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, Di Cicco sarebbe stato attirato nel Cirotano con il pretesto di una compravendita di armi. Una volta raggiunto il lungomare di Torretta di Crucoli, sarebbe stato consegnato alle persone che lo attendevano e successivamente ucciso. Il corpo sarebbe poi stato occultato nelle campagne della zona e non è mai stato ritrovato. La ricostruzione della fase esecutiva era stata affidata in larga parte proprio alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, diventate uno dei punti centrali del confronto processuale.

Per lo stesso omicidio già due ergastoli

Il procedimento nei confronti di Spagnolo si è sviluppato con rito abbreviato, mentre altre posizioni sono state giudicate separatamente con rito ordinario. Nel novembre del 2025 la Corte d’Assise di Catanzaro ha condannato all’ergastolo Rocco Azzaro e Giuseppe Nicastri, ritenuti responsabili dell’omicidio Di Cicco nell’ambito di quel giudizio di primo grado. La decisione della Corte d’Assise d’Appello sulla posizione di Spagnolo segna dunque un esito differente rispetto alla condanna pronunciata nel primo grado del procedimento abbreviato.

Spagnolo resta detenuto per il processo Stige

L’assoluzione pronunciata per l’omicidio Di Cicco non determina comunque la scarcerazione di Giuseppe Spagnolo. L’uomo resta infatti detenuto per la condanna a 20 anni di reclusione riportata nell’ambito del processo Stige, relativo alla cosca Farao-Marincola. La pena a 20 anni è stata confermata anche nel successivo giudizio d’appello celebrato dopo il rinvio. Bisognerà ora attendere il deposito delle motivazioni per conoscere nel dettaglio il percorso giuridico attraverso il quale la Corte d’Assise d’Appello è arrivata all’assoluzione “per non aver commesso il fatto”.