Marcello Manna
Marcello Manna

La resa dei conti con il passato è arrivata. Per Marcello Manna, ex sindaco di Rende, la vicenda giudiziaria legata all’inchiesta Reset segna un passaggio decisivo della sua storia umana e politica.

Il 21 ottobre 2026, la Corte d’Appello di Catanzaro ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla Direzione distrettuale antimafia contro le assoluzioni pronunciate in primo grado nel processo ordinario, rendendo definitive quelle relative alle posizioni impugnate, tra cui quella dell’ex primo cittadino. Una pronuncia che chiude un capitolo giudiziario lungo e complesso, segnato da accuse, esposizione mediatica e pesanti ricadute personali e professionali.

È da questo punto fermo che Manna riparte, scegliendo di tornare pubblicamente sulla vicenda nel corso di una conferenza stampa al ristorante lounge bar Alibi, a Rende. Non soltanto per guardare a ciò che è stato, ma soprattutto per interrogare la città su ciò che resta da chiarire. Perché, nella sua lettura, la conclusione di una fase giudiziaria non può esaurire il dibattito sulle conseguenze politiche e amministrative che hanno investito Rende.

Lo scioglimento del Comune e le domande ancora aperte

Il nodo centrale del ragionamento dell’ex sindaco è proprio lo scioglimento dell’amministrazione comunale. Manna rivendica il lavoro svolto dalla sua squadra di governo e torna sulle prospettive interrotte: «C’era un’amministrazione che stava lavorando bene e che è stata fermata in modo inappropriato».

Un’affermazione che diventa il punto di partenza di una domanda più ampia sul destino della città e sui progetti che, secondo l’ex primo cittadino, erano ancora in corso. Ma è soprattutto sul silenzio che avrebbe accompagnato quella stagione che Manna concentra le proprie critiche.

«È stato tutto così perentorio, con un silenzio assordante anche da parte degli organi istituzionali e politici».

Nel suo intervento chiama in causa anche i rappresentanti delle istituzioni, a partire dal presidente della Regione, lamentando l’assenza di prese di posizione nette. La richiesta è quella di riaprire una riflessione pubblica sulle ragioni e sulle conseguenze dello scioglimento, senza sovrapporre piani diversi, ma senza neppure sottrarre la vicenda al confronto democratico.

«Se non c’è nulla dal punto di vista amministrativo, allora bisogna chiedersi perché siamo stati sciolti», è il senso della sua contestazione.

Da qui l’auspicio che il Consiglio comunale possa dedicare una seduta specifica alla questione, per ricostruire quanto accaduto e affrontare interrogativi che, a suo giudizio, non hanno ancora trovato risposte sufficienti.

Il silenzio dei partiti e l’affondo sul garantismo

L’affondo più politico arriva quando Manna sposta il discorso dal caso personale al rapporto tra giustizia, garantismo e responsabilità dei partiti.

«Dovremmo essere a favore del garantismo, ma solo a Rende non lo siamo», sostiene, denunciando quello che considera un blackout della politica cittadina e non solo.

Nel mirino finiscono anche Forza Italia e Movimento Cinque Stelle, chiamati in causa per la distanza tra i principi di garanzia che rivendicano nel dibattito pubblico e il silenzio che, secondo l’ex sindaco, avrebbe caratterizzato la vicenda rendese.

«Mi sarei aspettato prese di posizione forti da alcuni rappresentanti politici», afferma, contestando l’assenza di solidarietà istituzionale e di un confronto aperto sulle conseguenze dello scioglimento.

Il punto, nella sua prospettiva, non è soltanto la conclusione del percorso giudiziario che lo ha riguardato, ma la necessità di capire come una città possa elaborare una stagione tanto delicata senza lasciare irrisolti i suoi interrogativi.

La conferenza stampa all’Alibi assume così il significato di un ritorno sulla scena pubblica: non necessariamente l’annuncio di una nuova stagione politica, ma la richiesta di riaprire un confronto che Manna ritiene rimasto troppo a lungo sospeso.