Da simbolo di una Cosenza accessibile a percorso che chiede manutenzione
Il sistema tattile e sonoro fu ampliato durante l’amministrazione Occhiuto e presentato nel 2017 come un fiore all’occhiello della città. A distanza di anni il deterioramento è diventato un problema noto anche a Palazzo dei Bruzi. E il tema non è sol
C’è stato un tempo in cui Cosenza rivendicava con orgoglio la propria attenzione alle persone non vedenti e ipovedenti. Sul corso Mazzini il tema dell’accessibilità, in realtà, era stato affrontato già nei primi anni Duemila: documenti del Comune testimoniano che nel 2004 sull’isola pedonale erano già presenti soluzioni dedicate ai non vedenti.
Fu però durante l’amministrazione guidata da Mario Occhiuto che il progetto assunse una dimensione decisamente più ampia. Nel maggio del 2017 lo stesso sindaco, accompagnato dall’allora presidente dell’Unione Ciechi di Cosenza Pino Bilotti, provò il percorso con gli occhi bendati e il bastone. In quell’occasione Occhiuto parlò di circa cinque chilometri di percorso tattile e sonoro nel centro cittadino, dotato anche di microchip capaci di fornire informazioni attraverso un’applicazione. Cosenza veniva allora presentata come una delle città maggiormente accessibili alle persone con disabilità visiva.
Investimenti importanti, ma la vera sfida è conservarli
Anche gli interventi successivi sull’isola pedonale hanno continuato a prevedere opere per l’accessibilità. Nel 2018 il progetto per la riqualificazione e la pedonalizzazione dell’ultimo tratto di corso Mazzini aveva un valore complessivo di circa un milione e mezzo di euro. Una cifra che, va precisato, non riguardava esclusivamente il percorso tattile: comprendeva fognature, illuminazione, videosorveglianza, arredo urbano, verde, abbattimento delle barriere architettoniche e, tra le varie opere, proprio la realizzazione del percorso per ipovedenti.
Ed è qui che, a distanza di anni, nasce la domanda. Che senso ha investire risorse pubbliche nell’accessibilità se poi non si garantisce una manutenzione costante di ciò che è stato realizzato?
Percorrendo oggi corso Mazzini, l’impressione restituita da alcuni tratti del sistema dedicato ai non vedenti è quella di un’infrastruttura che ha bisogno di attenzione, cura e ripristino. Non si tratta di un elemento ornamentale della pavimentazione e neppure di un dettaglio estetico: per una persona cieca o ipovedente rappresenta una guida, uno strumento necessario per muoversi con maggiore autonomia e sicurezza.
Il problema era noto già nel 2022
E il deterioramento non rappresenta una questione emersa improvvisamente. Nell’ottobre del 2022, durante un incontro dedicato al MAB, dallo stesso Comune arrivò l’annuncio che il percorso tattile sarebbe stato ripristinato perché si era usurato.
Tre anni dopo, nel luglio 2025, la questione tornava ancora in Consiglio comunale, dove venivano richiesti il ripristino e il potenziamento del percorso tattile cittadino. E il tema è riemerso nuovamente nel giugno 2026 nel dibattito consiliare relativo proprio al percorso del MAB destinato alle persone con disabilità visiva.
Il punto, dunque, va oltre Mario Occhiuto e oltre l’attuale amministrazione. È una questione di continuità amministrativa e manutenzione del patrimonio pubblico. Le opere inaugurate e presentate come simbolo di civiltà hanno valore soltanto se continuano a svolgere la funzione per la quale sono state costruite.
Sul corso principale di Cosenza non serve una nuova inaugurazione. Serve probabilmente qualcosa di molto più semplice: restituire piena efficienza a ciò che già esiste. Perché un percorso per non vedenti lasciato deteriorare non è soltanto un segno di incuria. È una barriera che rischia di tornare proprio dove, anni fa, si era scelto di eliminarla.