La vertenza degli ex LSU e LPU torna al centro del dibattito in Calabria. A riportarla nei Comuni è l’UGL Autonomie, che da circa due mesi sta attraversando la regione con assemblee rivolte ai lavoratori stabilizzati negli enti locali. Un percorso che, nelle intenzioni del sindacato, non vuole limitarsi al confronto interno, ma diventare un richiamo forte verso il Ministero del Lavoro, la Regione Calabria e le amministrazioni comunali.

Al centro della piattaforma ci sono tre richieste principali: aumento delle ore per i lavoratori part-time, mobilità tra enti e riconoscimento di un contributo previdenziale capace di evitare una futura condizione di povertà pensionistica. Una questione che riguarda migliaia di persone, definite dal sindacato tra i precari più longevi della Calabria, oggi stabilizzati ma ancora legati a contratti ridotti e retribuzioni spesso insufficienti.

Una vertenza che riguarda migliaia di lavoratori

Secondo quanto evidenziato dall’UGL, gli ex LSU e LPU rappresentano oggi una parte essenziale della macchina amministrativa locale. In oltre 360 Comuni calabresi, questi lavoratori costituiscono una quota determinante della forza lavoro, fino a rappresentare, in molti casi, il 90% del personale impiegato.

Senza il loro contributo quotidiano, sottolinea il sindacato, molti servizi essenziali rischierebbero di bloccarsi. Si tratta di lavoratori presenti negli uffici comunali, nei servizi scolastici, negli sportelli anagrafici e in numerose attività indispensabili per il funzionamento delle comunità, soprattutto nei piccoli centri.

Nonostante questo ruolo, molti percepiscono stipendi inferiori agli 800 euro al mese, a causa di contratti part-time da 16, 18 o 20 ore settimanali. Una condizione che, dopo decenni di lavoro negli enti locali, rischia di tradursi in pensioni estremamente basse.

Le interlocuzioni con il Ministero

UGL Autonomie ha già avviato interlocuzioni con il Ministero del Lavoro, affidando la vertenza al segretario nazionale e responsabile del Dipartimento Lavoro, Gianvincenzo Benito Petrassi. Al suo fianco, sul territorio calabrese, sono impegnati Romolo Cozza, Giovanni Conforti, Oreste Valente, Luca Muzzopappa, Giulio Pignataro e Gino Pettinato.

Il riscontro raccolto nelle assemblee, riferisce il sindacato, sarebbe significativo. I lavoratori starebbero aderendo con crescente convinzione alla piattaforma proposta, alimentando un fronte comune che si allarga di giorno in giorno.

La richiesta avanzata dall’UGL è quella di mantenere la dinamicità del fondo destinato a questo bacino di lavoratori, evitando diminuzioni e impedendo che le risorse vengano distolte da finalità già individuate. Secondo il sindacato, le economie dovrebbero essere reinvestite nello stesso bacino, senza aggravio di spesa per Regione e Ministero.

L’appello ai sindaci e il coinvolgimento dell’ANCI

La vertenza non guarda soltanto a Roma e Catanzaro. L’UGL rivolge un appello diretto anche ai sindaci calabresi, considerati i principali utilizzatori di questi lavoratori e i beneficiari quotidiani del loro servizio.

Secondo il sindacato, non è sufficiente attendere interventi straordinari dal Governo o dalla Regione. Anche le amministrazioni locali devono fare la propria parte, assumendosi una responsabilità concreta nel percorso di rafforzamento contrattuale e previdenziale degli ex LSU e LPU.

Per questo motivo, l’UGL ha chiesto formalmente il coinvolgimento dell’ANCI nelle prossime sessioni di confronto, con l’obiettivo di costruire una risposta istituzionale più ampia e condivisa.

«Una battaglia per la Calabria»

Per l’UGL, quella degli ex LSU e LPU non è soltanto una vertenza sindacale. È una questione sociale, amministrativa e territoriale che riguarda il futuro dei servizi pubblici nei Comuni calabresi.

Il sindacato insiste su un punto: questi lavoratori non sono una categoria astratta, ma persone che ogni giorno garantiscono servizi indispensabili alle comunità. Sono impiegati negli uffici, nei servizi comunali, nel trasporto scolastico e in attività senza le quali molti enti locali avrebbero enormi difficoltà operative.

Da qui il messaggio che accompagna le assemblee in tutta la regione: «Non è una battaglia sindacale, è una battaglia per la Calabria». Una battaglia che punta a riconoscere dignità economica, diritti previdenziali e prospettive più solide a lavoratori che per decenni hanno sostenuto il funzionamento della pubblica amministrazione locale, spesso nell’invisibilità.