Alici
Alici

Una volta si chiamava pesce povero. Alici, sardine, sgombri, spatola: il pesce delle famiglie, delle fritture fatte in casa, delle conserve sotto sale, delle ricette nate quando in cucina non si buttava niente. Costava poco, nutriva molto e il Mediterraneo ne aveva in abbondanza.
​C’è stato persino un tempo, e non parliamo di un secolo fa, in cui la spatola, ad esempio, aveva così poco valore commerciale che il pescivendolo, dopo una buona spesa, te la metteva nella busta come omaggio. Un gesto normale, come quello del fruttivendolo che, dopo averti venduto frutta e verdura, aggiungeva senza neppure pesarlo un mazzetto di prezzemolo o qualche odore.
​Era questo, in fondo, il pesce povero: non pesce di poco valore, ma pesce che costava poco. Una differenza enorme. Aveva valore nutrizionale, gastronomico, culturale; semplicemente non era un lusso. Era il mare che arrivava sulla tavola di tutti. Poi qualcosa è cambiato. Il pesce povero ha fatto carriera. E a Cosenza è diventato ricco.

​Il divario: dieci euro a Cosenza, cinquanta centesimi a Napoli

​Ieri, sul banco dell’Eurospar, le alici erano esposte a 10 euro al chilo. Dieci euro per uno dei pesci che per generazioni hanno rappresentato la parte più popolare della nostra cucina.
​Poi apri i social e scopri un altro mondo. A Napoli Peppe Di Napoli alza davanti alla telecamera un cartello sul quale c’è scritto: «ALICI 0,50». Da I Diamanti del Mare, sempre a Napoli, la scena si ripete: «Alici 0,50». Le immagini mostrano cassette piene e alici tutt’altro che microscopiche. In uno dei video viene proposta addirittura una cassa a tre euro.

​L'anatomia del "prodotto civetta" e il rischio d'impresa

​Cinquanta centesimi a Napoli, dieci euro a Cosenza. Naturalmente il confronto va fatto senza barare: i 50 centesimi napoletani non sono il normale prezzo di mercato delle alici, ma un’offerta eccezionale, il classico prodotto civetta. Che significa una cosa molto semplice: il pescivendolo decide di abbattere il prezzo di un prodotto per attirare gente nel negozio, sperando che chi entra per quell’offerta finisca per comprare anche altro. Sperando, appunto. Perché nessuno lo obbliga. Il cliente può entrare in pescheria, comprare soltanto le alici a 50 centesimi, pagare e e andarsene senza aggiungere un’orata, una spigola o mezzo chilo di gamberi.
​È qui che sta il rischio d’impresa. Il commerciante sacrifica una parte del margine, può azzerarlo e, in un’operazione particolarmente aggressiva, può persino decidere di perdere su quel singolo prodotto. Lo fa scommettendo che l’offerta gli porti più clienti, più vendite sugli altri prodotti, pubblicità e passaparola. Ma non ha nessuna garanzia di recuperare: può entrare una famiglia che compra alici, cozze e gamberi, oppure un cliente che prende una cassetta di alici, paga tre euro e torna a casa.

​Due strategie di commercio a confronto

​Per questo liquidare il confronto dicendo «sì, ma a Napoli è un prodotto civetta» non basta. Nessuno sostiene che a Cosenza le alici debbano costare 50 centesimi. Il dato interessante è che a Napoli alcuni commercianti sono disposti ad arrivare fino a quel prezzo, assumendosi il rischio dell’operazione, pur di usare le alici come leva commerciale. A Cosenza noi le abbiamo trovate a 10 euro al chilo. Due realtà commerciali lontanissime, che proprio per questo meritano di essere me messe a confronto.
​Del resto basta guardare quello che accade con l’olio extravergine nei supermercati. Quando una bottiglia viene messa in offerta a un prezzo particolarmente basso, il supermercato spera che chi entra per l’olio compri anche altro. Ma il cliente può prendere soltanto l’olio e uscire. Tanto è vero che nelle promozioni più aggressive compare spesso il limite: «massimo tre bottiglie per cliente». Se l’acquisto degli altri prodotti fosse garantito, quel limite non servirebbe.

​Il paradosso del Tirreno cosentino: identità e festival di facciata

​Nessuno pretende che a Cosenza le alici vengano vendute a 50 centesimi. Ma tra 50 centesimi e 10 euro c’è un mare. Ed è proprio il nostro. Perché Cosenza ha una particolarità che rende tutta questa storia ancora più paradossale. A pochi chilometri dalla città ci sono Fuscaldo, San Lucido e Amantea, località di una costa con una lunga tradizione di pesca. A Fuscaldo il rapporto con le alici è diventato persino parte dell’identità pubblicamente rivendicata del territorio, tanto da avere un Festival delle Alici del Tirreno Cosentino. La Regione Calabria è arrivata a definire l’alice un «importante marcatore identitario del Tirreno cosentino».
​Benissimo. Ma allora proviamo a capire cosa significhi davvero promuovere un prodotto del territorio.
​Ogni anno la politica spende denaro per festival, manifestazioni, degustazioni, spettacoli, stand, chef, palchi, convegni e celebrazioni delle nostre «eccellenze». Tutto legittimo. Ma un festival dura qualche giorno. Poi si smontano i palchi, si chiudono gli stand, si spengono le luci, gli amministratori tornano a casa e il consumatore torna al supermercato. E può trovare le alici a 10 euro al chilo.

​Oltre la celebrazione: proposte concrete per una vera promozione

​Forse è arrivato il momento di chiedersi se promuovere un prodotto debba significare soltanto celebrarlo. Se le alici sono davvero un patrimonio del Tirreno cosentino, la politica potrebbe utilizzare almeno una parte delle risorse destinate alla promozione per qualcosa che lasci un segno anche dopo che le luminarie sono state smontate: favorire periodicamente il consumo del pesce azzurro locale. Non regalando il pesce, non imponendo prezzi ai commercianti e soprattutto senza inseguire i 50 centesimi di Napoli. Si potrebbero mettere intorno allo stesso tavolo marinerie, operatori del settore, pescherie, grande distribuzione e amministrazioni e costruire, nei periodi in cui pescato e mercato lo consentono, vere campagne promozionali sul pesce azzurro del Tirreno cosentino.
​Una giornata delle alici, un fine settimana del pesce azzurro, un’iniziativa concordata tra chi pesca, chi distribuisce e chi vende, capace di consentire ai negozi di praticare un prezzo realmente promozionale. Tre euro? Quattro? Cinque? Sei? Non può stabilirlo la politica e non possiamo stabilirlo noi. Ma una cosa possiamo dirla: non a 50 centesimi, ma nemmeno a 10 euro.

La forza del bacino d'utenza cosentino

​E non si dica che Cosenza è troppo piccola. Il mercato della città non finisce al cartello che segna il confine comunale. Ci sono i comuni della cintura urbana e c’è una provincia che ogni giorno gravita sul capoluogo per lavorare, studiare, curarsi e fare acquisti. Immaginiamo una pescheria o una catena della grande distribuzione che annunci per sabato una vera promozione sulle alici del Tirreno. Siamo davvero convinti che il banco rimarrebbe pieno?

​Una lezione di mercato per la politica e il territorio

Napoli, con tutte le differenze del caso, dimostra almeno una cosa: il prezzo può essere esso stesso promozione. Ed è forse questa la lezione che anche la politica dovrebbe capire. Se spendiamo denaro pubblico per raccontare che le alici sono identità, tradizione e patrimonio del Tirreno cosentino, proviamo ogni tanto a fare in modo che quella promozione produca un vantaggio concreto anche per chi vive qui.
​Facciamole mangiare, le alici. Non soltanto fotografare durante un festival, non soltanto friggere davanti a uno stand, non soltanto raccontare nei comunicati stampa. Facciamole arrivare nelle pescherie e nei supermercati a prezzi capaci, quando le condizioni lo permettono, di riportare davvero il pesce azzurro sulle tavole delle famiglie.
​Perché altrimenti rischiamo il solito capolavoro calabrese. Abbiamo il mare, abbiamo i pescatori, abbiamo le alici. Abbiamo Fuscaldo, San Lucido e Amantea. Abbiamo festival per celebrarle e denaro pubblico per promuoverle. Poi percorriamo qualche decina di chilometri, arriviamo a Cosenza e le troviamo sul banco a 10 euro al chilo.
​Nessuno chiede i 50 centesimi di Napoli. Ma nemmeno 10 euro.
​Perché forse il modo migliore per valorizzare il pesce povero non è continuare a spiegare quanto sia diventato prezioso. È evitare che diventi un pesce da ricchi.