Il 27 febbraio 2026 i volontari di Ambiente Mare Italia (AMI) APS, guidati dal referente territoriale Alessandro Taverriti, hanno rinvenuto un esemplare di Caravella portoghese (Physalia physalis Linnaeus, 1758) nello Stretto di Messina. L’avvistamento, documentato attraverso fotografie georeferenziate e corredato da scheda di segnalazione per ISPRA, rappresenta un evento raro e scientificamente significativo per il Mediterraneo, dove la specie è considerata una presenza atlantica occasionale e non stanziale.

Non una medusa, ma un organismo coloniale

Spesso confusa con una medusa, la Caravella portoghese è in realtà un sifonoforo pleustonico: un organismo coloniale formato da decine di zooidi specializzati che cooperano come un unico essere vivente. Alcuni si occupano della cattura delle prede tramite lunghi tentacoli urticanti, altri della digestione, altri ancora della riproduzione.

La caratteristica sacca pneumatoforica, gonfia di gas, funziona come una vela naturale che consente alla colonia di galleggiare e spostarsi seguendo venti e correnti. I suoi tentacoli, che possono estendersi per decine di metri sotto la superficie, rappresentano un pericolo sia per l’uomo sia per la fauna marina: le cellule urticanti restano attive anche negli esemplari spiaggiati, provocando irritazioni cutanee anche a distanza di giorni.

Tra i predatori naturali figura la tartaruga marina Caretta caretta, ma la specie può risultare letale per molti altri organismi marini. Inoltre, la somiglianza della sacca galleggiante con frammenti di plastica aumenta il rischio di ingestione accidentale da parte della fauna, con conseguenze spesso mortali.

Il racconto dell’avvistamento

«Stavo fotografando lo spiaggiamento stagionale delle Velella velella durante un monitoraggio ecosistemico di Ambiente Mare Italia quando, in mezzo alla sabbia, ho notato qualcosa che a prima vista sembrava un sacchetto di plastica», racconta Alessandro Taverriti. «Avvicinandomi, mi sono trovato davanti a un organismo straordinario: una Caravella portoghese. È stato incredibile osservare da vicino una specie rara nel Mediterraneo, considerando che l’ultima segnalazione risale a Favignana».

Il sifonoforo, con il suo sacco galleggiante, era avvolto a un piccolo legnetto; i tentacoli, lunghi fino a 10 metri, risultavano parzialmente danneggiati dallo spiaggiamento. «Ho eseguito le fotografie necessarie per la scheda di segnalazione ISPRA, documentando la disposizione del sacco e dei tentacoli. Con tutte le cautele del caso – poiché le cellule urticanti restano attive anche per giorni – ho trattato l’esemplare seguendo i protocolli scientifici, conservandolo in etanolo al 70% per preservarlo come campione biologico», conclude Taverriti.

Dall’Atlantico al Mediterraneo

Originaria delle acque tropicali e subtropicali dell’Oceano Atlantico, la Caravella portoghese raggiunge il Mediterraneo solo episodicamente, trasportata dalle correnti atlantiche attraverso lo Stretto di Gibilterra, generalmente in concomitanza con condizioni meteo-marine favorevoli, in particolare venti occidentali persistenti.

L’avvistamento calabrese si inserisce in pattern già osservati lungo le coste italiane e nel basso Adriatico. La presenza simultanea di Velella velella – altro sifonoforo galleggiante – suggerisce condizioni oceanografiche particolarmente favorevoli al trasporto di organismi pleustonici.

Monitoraggio e tutela: il ruolo dei volontari

«Ogni avvistamento come questo è prezioso», sottolinea Alessandro Botti, presidente di Ambiente Mare Italia. «Non si tratta soltanto di un dato scientifico: è la conferma del valore concreto del lavoro dei nostri volontari, della loro dedizione e della passione con cui sorvegliano le nostre coste. La presenza di specie alloctone come la Caravella portoghese rappresenta un fenomeno ecologico che richiede attenzione, studio e monitoraggio costante».

Comprendere questi fenomeni significa prevenire rischi per la fauna marina, per l’uomo e per gli ecosistemi locali. «Ogni segnalazione, ogni dato raccolto dai nostri volontari contribuisce a costruire una rete di protezione attiva dei nostri mari, rafforzando la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è responsabilità di tutti».