Enrico Parisi al Fancy Food a New York
Enrico Parisi al Fancy Food a New York

L’Italian sounding realizzato in Italia attraverso l’inganno dell’ultima trasformazione sostanziale prevista dal codice doganale costa 2 miliardi di euro agli agricoltori italiani. Una cifra che si aggiunge ai 40 miliardi di euro generati dall’Italian sounding prodotto negli Stati Uniti. Il fenomeno, oltre a rappresentare una perdita enorme in termini di opportunità di export, apre anche un fronte delicato sulla tutela della salute dei cittadini e sulla trasparenza delle informazioni in etichetta.

È quanto emerge da un’analisi di Coldiretti diffusa in occasione della giornata inaugurale del Summer Fancy Food di New York, uno degli appuntamenti internazionali più importanti per il settore agroalimentare.

A New York la denuncia contro i prodotti taroccati

Nello spazio Coldiretti Theatre è stata allestita un’esposizione dedicata alla denuncia dello scandalo dell’Italian sounding. In mostra sia i falsi più evidenti, dai prodotti taroccati come soppressata, parmesan e mozzarella, sia le forme più subdole di imitazione, legate a manipolazioni rese possibili dalla normativa europea, che consentono di presentare come italiano un prodotto che in realtà non lo è.

Accanto alla denuncia, Coldiretti ha portato a New York anche le eccellenze 100% italiane sotto il titolo “I campioni del cibo sano”, accompagnato dallo slogan “La prevenzione inizia con il cibo naturale e l’agricoltura”. Un messaggio lanciato in contrapposizione alla diffusione dei cibi ultra formulati, considerati una minaccia per la salute, soprattutto delle nuove generazioni.

Parisi: “Quote di mercato importanti per la Calabria”

A New York è presente anche Enrico Parisi, presidente di Coldiretti federazione provinciale Cosenza e delegato nazionale Coldiretti giovani, che sottolinea le opportunità per il territorio calabrese.

“Ci sono quote di mercato importanti per la nostra Calabria se siamo in grado di puntare sulla qualità e sul lavoro di squadra tra agricoltori, operatori del settore agroalimentare con il sostegno delle istituzioni”, dichiara Parisi.

Il presidente provinciale richiama poi la necessità di difendere i prodotti autentici e l’identità agricola del territorio. “Ci sono troppi prodotti calabresi imitati, dobbiamo restituire la giusta dignità ai nostri produttori e garantire trasparenza in etichetta per i cittadini che devono conoscere l’origine dei cibi che portano in tavola”, conclude.

L’inganno dell’ultima trasformazione

Uno degli esempi più significativi dell’inganno legato al codice doganale riguarda le cosce di maiali olandesi o tedeschi che, attraverso la semplice operazione di salatura, possono diventare prosciutti italiani. Ma il fenomeno non si ferma qui.

Coldiretti cita anche il caso del triplo concentrato di pomodoro cinese, al quale viene aggiunta acqua per trasformarlo in passata tricolore, o quello delle olive tunisine che diventano olio extravergine italiano grazie ai meccanismi consentiti dalla norma sul traffico di perfezionamento attivo. A questi esempi si aggiunge il latte tedesco o polacco utilizzato per produrre mozzarella confezionata con il richiamo alla bandiera italiana.

Si tratta di pratiche che, secondo Coldiretti, alterano la percezione del consumatore, penalizzano gli agricoltori italiani e riducono il valore delle produzioni realmente legate al territorio.

Negli Usa 40 miliardi di falso Made in Italy

Accanto all’Italian sounding realizzato in Italia, resta il problema della fiorente industria statunitense del falso Made in Italy, che vale circa 40 miliardi di euro l’anno. Secondo l’analisi di Coldiretti basata sui dati Usda, il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, il fenomeno assume dimensioni particolarmente rilevanti nel settore lattiero-caseario.

Negli Usa vengono prodotti ogni anno circa 222 milioni di chili di Parmesan, 170 milioni di chili di Provolone, 23 milioni di chili di Pecorino e quasi 40 milioni di chili di altri formaggi che richiamano la tradizione italiana. A questi si aggiungono oltre 2 miliardi di chili di mozzarella, per una produzione complessiva di formaggi “italian style” che sfiora i 2,7 miliardi di chili.

La produzione si concentra soprattutto negli Stati del Wisconsin, della California e di New York, da cui proviene circa il 90% dei formaggi di ispirazione italiana realizzati negli Stati Uniti. Un volume che ha ormai superato quello di alcuni tra i più tradizionali formaggi americani, come Cheddar, Colby, Monterey e Jack.

Dalle imitazioni dei salumi ai falsi vini

Il fenomeno non riguarda soltanto i formaggi. Anche nel comparto dei salumi proliferano imitazioni di prodotti simbolo del Made in Italy, con nomi, confezioni e richiami grafici che sfruttano la reputazione della tradizione agroalimentare italiana.

Non meno rilevante è il caso del vino, dove vengono commercializzati kit e preparati che consentono di riprodurre artificialmente alcune delle più celebri denominazioni italiane attraverso l’utilizzo di polveri e aromi.

Per Coldiretti, la battaglia contro l’Italian sounding passa dalla difesa della trasparenza, dall’obbligo di indicare chiaramente l’origine delle materie prime e dal sostegno alle filiere agricole autentiche. Una sfida che riguarda l’economia, la salute dei cittadini e la credibilità del Made in Italy nel mondo.