Docenti fuori regione da oltre dieci anni, il CNDDU chiede un correttivo
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sollecita un intervento per gli insegnanti assunti con la legge 107 del 2015 ancora lontani dalla propria regione e dalle famiglie
A oltre dieci anni dal piano straordinario di assunzioni previsto dalla legge 107 del 2015, resta aperta la questione dei docenti immessi in ruolo nell’anno scolastico 2015/2016 e ancora oggi costretti a lavorare lontano dalla propria regione e dal proprio nucleo familiare. A riaccendere il tema è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che ritiene non più rinviabile una riflessione istituzionale su una vicenda che riguarda migliaia di insegnanti in tutta Italia e che interessa da vicino anche la Calabria.
Molti docenti calabresi, infatti, dopo aver accettato l’immissione in ruolo attraverso la mobilità nazionale obbligatoria, continuano a prestare servizio fuori regione. Una condizione che, secondo il CNDDU, avrebbe dovuto essere temporanea ma che, con il passare degli anni, si è trasformata in una lontananza stabile dalla famiglia, con pesanti conseguenze sul piano economico, personale e professionale.
Il Coordinamento ricorda che l’accesso al ruolo, in quella fase, fu subordinato a una procedura eccezionale estesa all’intero territorio nazionale. I docenti non scelsero liberamente di trasferirsi, ma dovettero accettare la possibilità di ottenere una sede in qualsiasi provincia italiana come condizione per l’assunzione a tempo indeterminato.
Una condizione considerata eccezionale
Secondo il CNDDU, nessun’altra procedura di reclutamento nella storia della scuola italiana ha legato l’immissione in ruolo all’obbligo di concorrere per sedi distribuite su tutto il territorio nazionale. Proprio questa particolarità renderebbe la posizione giuridica dei docenti assunti nel 2015 diversa da quella di altre categorie del personale scolastico e giustificherebbe oggi un intervento correttivo altrettanto eccezionale.
La situazione appare particolarmente delicata per la classe di concorso A-46, Scienze giuridiche ed economiche, indicata dal Coordinamento tra quelle maggiormente penalizzate dalla mobilità straordinaria. Numerosi insegnanti continuano a lavorare lontano dalla propria regione dopo oltre un decennio. Un paradosso, sottolinea il CNDDU, perché proprio i docenti chiamati a insegnare Costituzione, educazione civica, legalità e diritti umani continuano a vivere gli effetti permanenti di una disciplina che ha inciso sul diritto all’unità familiare.
Nonostante le difficoltà, questi insegnanti hanno garantito continuità didattica, stabilità degli organici e qualità dell’offerta formativa nelle scuole di destinazione. Un impegno svolto, evidenzia il Coordinamento, con senso dello Stato e responsabilità professionale.
La richiesta al ministero
Il CNDDU richiama i principi costituzionali che regolano l’azione della pubblica amministrazione, a partire dall’articolo 3 della Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli che limitano l’uguaglianza sostanziale. Vengono inoltre richiamati gli articoli 29, 30 e 31 sulla tutela della famiglia e l’articolo 97 sui principi di imparzialità, buon andamento e ragionevolezza.
Alla luce di questi presupposti, il Coordinamento propone l’introduzione, nel prossimo Contratto Collettivo Nazionale Integrativo sulle utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, oppure attraverso uno specifico intervento normativo, di una disciplina transitoria riservata ai docenti immessi in ruolo con la legge 107 del 2015 che abbiano mantenuto per oltre dieci anni una sede di titolarità fuori dalla propria regione di appartenenza.
Per il CNDDU, questa disciplina dovrebbe valorizzare prioritariamente il servizio effettivamente prestato e i titoli culturali e professionali, utilizzandoli come criteri oggettivi di esperienza e competenza. Allo stesso tempo, il Coordinamento ribadisce il pieno riconoscimento delle precedenze previste dalla legge 104 del 1992, considerate un presidio fondamentale per i diritti delle persone con disabilità e dei loro familiari, chiedendo però un equilibrio con i principi di imparzialità, merito ed efficienza amministrativa.
Ricongiungimento familiare e credibilità delle istituzioni
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge quindi un appello al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché promuova, nell’ambito delle proprie competenze e del confronto con le organizzazioni sindacali, un intervento normativo o contrattuale capace di introdurre un correttivo nelle assegnazioni provvisorie.
L’obiettivo è consentire il ricongiungimento familiare dei docenti ancora vincolati dagli effetti della mobilità straordinaria del 2015. Un tema che per la Calabria assume un valore particolarmente forte, considerando il numero di insegnanti costretti negli anni a lasciare la propria terra per raggiungere sedi lontane, spesso con costi economici e familiari difficili da sostenere.
Per il CNDDU, correggere gli effetti permanenti di una misura nata in una fase eccezionale non significherebbe riconoscere un privilegio, ma ristabilire un equilibrio coerente con i principi di uguaglianza sostanziale, ragionevolezza e tutela della famiglia. Sarebbe, conclude il Coordinamento, un segnale istituzionale importante verso chi ogni giorno educa le nuove generazioni ai valori della legalità, della cittadinanza democratica e dei diritti umani.