Nel paese della Catena Costiera la memoria delle partenze convive con un patrimonio fatto di chiese, antichi rioni, Strina laghitana e tradizioni popolari. Un’identità che continua a viaggiare tra la Calabria e le comunità dei laghitani sparse nel mondo

Un paese tra la montagna e il Tirreno, con lo sguardo rivolto alle proprie radici

Lago è uno di quei piccoli centri calabresi nei quali la storia non si legge soltanto sui monumenti, ma nelle strade, nelle case e nella memoria delle famiglie. Situato sul versante tirrenico della Catena Costiera, nell’entroterra cosentino e non lontano da Amantea, il paese conserva un impianto urbano fatto di rioni, vicoli e testimonianze religiose che raccontano secoli di vita comunitaria. Le origini dell’abitato non sono documentate con assoluta certezza: una delle interpretazioni più diffuse collega la crescita dei centri dell’entroterra allo spostamento delle popolazioni dalla costa durante le incursioni che interessarono il Tirreno calabrese tra il IX e l’XI secolo. Tra i luoghi di interesse spiccano la chiesa di San Nicola di Bari, con elementi architettonici risalenti a diversi periodi, la chiesa di Santa Maria del Soccorso e altri edifici religiosi disseminati nel territorio. È un patrimonio che restituisce l’immagine di un paese cresciuto attorno alla fede, al lavoro agricolo e a una forte dimensione comunitaria.

Dalla Strina alle “Hocare”, tradizioni che diventano patrimonio collettivo

A raccontare Lago sono soprattutto le tradizioni che hanno resistito al passare delle generazioni. Tra le più caratteristiche c’è la Strina laghitana, componimento popolare cantato tradizionalmente accompagnandosi con chitarre e mandolini. Le strofe raccontano avvenimenti, sentimenti, ironie e vicende della comunità, trasformando la memoria quotidiana in poesia orale. Accanto alla Strina sopravvive la tradizione delle “Hocare”, i grandi falò realizzati nei diversi rioni con ceppi secchi, momenti nei quali il paese torna a riunirsi attorno al fuoco. Tra le manifestazioni che hanno segnato la storia recente figura anche il Carnevale estivo, avviato nel 1981, mentre dialetto, proverbi, ricette, canti religiosi e musica popolare rappresentano ancora oggi un archivio immateriale dell’identità laghitana. Non si tratta semplicemente di folclore: sono strumenti attraverso i quali una piccola comunità continua a riconoscersi e a trasmettere la propria cultura anche a chi vive ormai lontano dalla Calabria.

L’emigrazione e quel filo mai spezzato con i laghitani nel mondo

Come molti centri del Mezzogiorno, anche Lago porta dentro di sé una lunga storia di emigrazione. Generazioni di uomini e donne hanno lasciato il paese per cercare lavoro e nuove opportunità all’estero, costruendo comunità soprattutto in Nord America e in altri Paesi. Le testimonianze raccolte dagli stessi laghitani raccontano legami con Toronto, Montreal, New York, Philadelphia, Pittsburgh e altre città, dove associazioni e famiglie hanno continuato per decenni a mantenere vivo il rapporto con il paese d’origine. Le rimesse degli emigrati contribuirono anche concretamente alla vita della comunità, mentre nel 1981 nacque a Toronto un Circolo culturale di Lago destinato a diventare un punto di riferimento per molti emigrati. Ancora nel 2025 una famiglia di discendenti laghitani proveniente dagli Stati Uniti è tornata in paese per riscoprire le proprie origini, a testimonianza di un legame capace di attraversare più generazioni. È forse questo il tratto più autentico di Lago: un paese che ha conosciuto le partenze ma non ha smesso di coltivare appartenenza. Qui l’emigrazione non è soltanto una pagina dolorosa del passato, ma una parte dell’identità collettiva. Un ponte tra chi è rimasto e chi è partito, tra la Calabria e quel grande paese invisibile formato dai laghitani sparsi nel mondo.