​L’agroalimentare italiano ha stabilito un nuovo record: nel 2025 le esportazioni hanno superato i 72 miliardi di euro, aumentando del 5,6 per cento rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, però, l’Italia ha importato prodotti agricoli e alimentari per 72,45 miliardi.
​In pratica, per ogni euro di cibo esportato ne abbiamo importato circa uno. È l’altra faccia di un risultato celebrato come l’ennesimo trionfo del Made in Italy.

​Il ruolo delle materie prime nei dati del CREA

​I numeri arrivano dal Rapporto sul commercio estero dei prodotti agroalimentari pubblicato dal CREA, ente di ricerca vigilato dal ministero dell’Agricoltura. Il documento distingue tra prodotti agricoli e alimenti trasformati e mostra quanto l’industria italiana dipenda anche dalle materie prime acquistate all’estero.

​L'eccellenza della trasformazione: il caso di caffè e cioccolato

​Nel dettaglio emerge un paradosso ancora più curioso. La prima voce tra i prodotti esportati dall’industria alimentare italiana è rappresentata dai dolci a base di cacao, con 3,63 miliardi di euro. Seguono il caffè torrefatto, con 3,03 miliardi, e la pasta secca, con 2,88 miliardi.
​Tra le materie prime acquistate all’estero spiccano invece il caffè greggio, gli oli di semi e i grassi vegetali. Esportiamo dunque caffè tostato e cioccolato “italiani”, ma dobbiamo prima importare i chicchi e il cacao necessari a produrli. È probabilmente l’immagine più chiara di come funzioni oggi il Made in Italy alimentare: il luogo della trasformazione non coincide necessariamente con quello di provenienza della materia prima.

​La sorpresa del mercato dell'olio extravergine

​Anche l’olio extravergine riserva una sorpresa. Nel 2025 l’Italia ne ha importato per 2,15 miliardi di euro e ne ha esportato per 2,07 miliardi. Le quantità acquistate all’estero sono aumentate del 54,5 per cento, quelle vendute del 18,2 per cento.
​Non significa che l’olio importato venga automaticamente rivenduto come italiano: sarebbe una conclusione scorretta. Dimostra, però, che persino per uno dei simboli della nostra agricoltura il mercato nazionale dipende fortemente dalle forniture straniere.

​La crescita dell'agroalimentare in Calabria

​La Calabria registra intanto un risultato importante: nel 2025 il valore delle sue esportazioni agroalimentari è aumentato del 10,2 per cento. Il rapporto, tuttavia, non dice che nei campi calabresi sia stato prodotto il 10,2 per cento in più. Misura il valore delle merci vendute fuori dall’Italia, che può crescere anche per l’aumento dei prezzi e per l’attività delle aziende di trasformazione.

​Un modello industriale oltre l'illusione dell'autosufficienza

​Il record dell’export, dunque, esiste. Ma non racconta un Paese autosufficiente che riempie il mondo esclusivamente con ciò che coltiva. Racconta un sistema che importa materie prime, le trasforma, le confeziona e le rivende, mentre acquista dall’estero quasi lo stesso valore di ciò che esporta.
​Una differenza importante, soprattutto quando dietro l’etichetta “Made in Italy” immaginiamo automaticamente un prodotto nato interamente nei campi italiani.