Antonio Barile
Antonio Barile

Si apre un nuovo fronte politico-amministrativo a San Giovanni in Fiore sul tema degli affidamenti diretti disposti dall’amministrazione comunale.

Al centro dell’attenzione ci sono due incarichi: il primo, per un importo di circa 10mila euro, sarebbe stato assegnato nelle prime fasi dell’attuale mandato a un soggetto che, secondo quanto sostenuto da alcuni consiglieri comunali, potrebbe essere legato al sindaco da un rapporto di parentela. Un secondo affidamento, del valore di circa 100mila euro, avrebbe invece riguardato un incarico professionale conferito direttamente a un tecnico non residente a San Giovanni in Fiore. Lo stesso Barile da consigliere di minoranza nella scorsa consiliatura aveva più volte parlato di incarichi a tecnici non sangiovannesi ed appare paradossale che i due primi incarichi vengano affidati ad un cugino ed un tecnico che proviene da fuori.

Circostanze sulle quali viene chiesta ora piena chiarezza, fermo restando che allo stato non risultano accertate irregolarità e che gli affidamenti diretti sono previsti dalla normativa entro determinati presupposti e limiti.

Il nodo del possibile rapporto di parentela

Il punto più delicato riguarda il primo affidamento. La richiesta è quella di chiarire innanzitutto se esista effettivamente un rapporto di parentela tra il destinatario dell’incarico e il primo cittadino e, qualora questa circostanza fosse confermata, quale ne sia la natura.

L’esistenza di un legame familiare, di per sé, non determina automaticamente l’illegittimità di un procedimento amministrativo. Il tema sollevato riguarda però l’eventuale presenza di situazioni di conflitto di interesse, anche potenziale, e le misure adottate per garantire l’imparzialità della procedura.

L’incarico da 100mila euro a un tecnico esterno al territorio

Un secondo elemento riguarda l’affidamento diretto di un incarico professionale del valore di circa 100mila euro a un tecnico non sangiovannese.

Anche in questo caso la questione posta non riguarda la provenienza geografica del professionista come requisito di legittimità, ma le ragioni tecniche e amministrative che avrebbero condotto alla sua individuazione.

Vengono quindi richiesti chiarimenti sui criteri utilizzati nella scelta, sulle competenze valutate e sulle motivazioni che hanno portato l’amministrazione a procedere attraverso affidamento diretto.

Trasparenza e conflitti di interesse

La vicenda riporta al centro alcuni dei principi fondamentali che accompagnano l’attività della pubblica amministrazione: trasparenza, imparzialità, economicità e prevenzione dei conflitti di interesse.

Da chiarire anche se, nell’ambito dei procedimenti, siano state adottate tutte le misure previste per escludere interferenze o situazioni di incompatibilità e se, qualora ne fossero ricorsi i presupposti, siano state applicate le regole sull’astensione.

L’obiettivo dichiarato da chi solleva la questione è fugare ogni dubbio sull’operato dell’ente, anche nell’ipotesi in cui le procedure risultassero pienamente conformi alla normativa.

La richiesta di rendere pubblici gli atti

Tra i temi posti c’è infine quello dell’accessibilità alla documentazione. Viene chiesto all’amministrazione comunale di rendere disponibili gli atti relativi agli affidamenti, così da consentire ai consiglieri e ai cittadini di verificare direttamente le procedure seguite, le motivazioni delle scelte e l’eventuale presenza delle dichiarazioni previste in materia di conflitto di interesse.

Il confronto si sposta quindi sul terreno della trasparenza amministrativa: non soltanto verificare la legittimità formale degli affidamenti, ma fornire elementi sufficienti a dissipare qualsiasi dubbio sulla correttezza e sull’imparzialità delle decisioni assunte.