Da oltre mille anni la città bizantina custodisce una delle immagini mariane più importanti della Calabria. Ogni agosto la devozione torna nelle strade del centro storico, ma il legame tra Rossano e la sua Patrona va ben oltre i giorni della festa.

Un’immagine millenaria nel cuore della città bizantina

A Rossano ci sono luoghi e simboli che non appartengono soltanto alla storia religiosa, ma finiscono per coincidere con l’identità stessa della comunità. La Madonna dell’Achiropita è probabilmente il più importante di questi. Custodita nella Cattedrale che porta il suo nome, nel cuore del centro storico, l’antica immagine della Vergine attraversa i secoli e continua a rappresentare un punto di riferimento per generazioni di rossanesi.

Il termine “Achiropita” significa letteralmente “non fatta da mano umana”. Secondo la tradizione, infatti, l’immagine non sarebbe stata realizzata da un artista, ma sarebbe apparsa miracolosamente. La Diocesi di Rossano-Cariati colloca l’icona bizantina all’VIII secolo, mentre altre ricostruzioni fanno risalire le sue origini a un periodo compreso tra il VI e la prima metà dell’VIII secolo. Interventi effettuati sull’opera avrebbero inoltre evidenziato tracce di un affresco ancora più antico, collegato dalla tradizione alla figura del monaco Efrem e alla diffusione del culto della Madre di Dio a Rossano fin dal VI secolo.

La Vergine è raffigurata con il Bambino e richiama immediatamente la profonda eredità orientale e bizantina della città. Non è un dettaglio secondario. Rossano è stata per secoli uno dei centri più importanti della cultura bizantina nel Mezzogiorno e ancora oggi conserva testimonianze straordinarie di quella stagione. La Cattedrale dell’Achiropita, la chiesa di San Marco, il Patirion e il Codex Purpureus Rossanensis raccontano un territorio nel quale Oriente e Occidente si sono incontrati lasciando un patrimonio religioso, artistico e culturale di eccezionale valore. Anche il portale turistico regionale inserisce la Madonna Achiropita tra i grandi riferimenti del patrimonio sacro calabrese.

Entrare nella Cattedrale significa dunque compiere un viaggio che va ben oltre la visita a un edificio religioso. L’altare dell’Achiropita, posto nella navata principale, custodisce una devozione che si è sedimentata nel corso dei secoli. Attorno all’immagine sono passate generazioni di famiglie, emigranti prima della partenza, persone tornate dopo molti anni lontano dalla Calabria, uomini e donne che alla Vergine hanno affidato paure, speranze e momenti decisivi della propria esistenza.

Agosto, quando la devozione dell’Achiropita attraversa Rossano

È soprattutto nel mese di agosto che questo legame torna a manifestarsi pubblicamente. La festa della Madonna dell’Achiropita rappresenta uno degli appuntamenti religiosi e popolari più sentiti di Rossano. Anche nel 2026, dal 12 al 15 agosto, la città ha rinnovato le celebrazioni dedicate alla sua Patrona e protettrice dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati. Il momento centrale resta il 15 agosto, nella solennità dell’Assunzione, con la celebrazione pontificale in Cattedrale e la processione lungo le strade del centro storico.

Non è soltanto una cerimonia religiosa. Quando il simulacro esce dalla Cattedrale, Rossano sembra ritrovare per qualche ora una dimensione comunitaria che supera generazioni e appartenenze. I balconi, le vie antiche, le piazze e i vicoli diventano parte di un grande percorso collettivo. Accanto ai residenti ci sono spesso i rossanesi che vivono fuori regione o all’estero e che scelgono proprio agosto per tornare nella terra d’origine.

Il simulacro portato in processione è anch’esso una testimonianza storica. Il busto della Santissima Achiropita, realizzato in argento nel 1768 dall’argentiere napoletano Costanzo Mellino, venne commissionato a ricordo dello scampato pericolo della città durante una grave carestia. Sulla base dell’opera è rappresentata la stessa Rossano. Il simulacro viene tradizionalmente collocato in Cattedrale durante il mese di agosto e condotto in processione nei giorni della festa.

In questa relazione tra la Madonna e la città si coglie uno degli aspetti più profondi della devozione popolare: l’Achiropita non viene percepita soltanto come un’immagine custodita in una chiesa, ma come una presenza legata alla storia collettiva, alle difficoltà affrontate dalla popolazione e alla richiesta di protezione nei momenti più delicati.

Una devozione partita da Rossano e arrivata dall’altra parte dell’oceano

La storia dell’Achiropita, però, non termina tra le mura del centro storico. Come molte tradizioni calabresi, anche questa ha seguito le rotte dell’emigrazione. All’inizio del Novecento numerosi rossanesi e calabresi lasciarono la propria terra portando con sé immagini, preghiere e devozioni. Una delle comunità nelle quali il culto ha trovato maggiore forza è quella di San Paolo del Brasile, dove gli emigrati contribuirono a diffondere la devozione alla Madonna Achiropita. Ancora oggi quel legame rappresenta una delle testimonianze più evidenti di come l’identità rossanese abbia saputo attraversare l’Atlantico. Nel 2026 la stessa Arcidiocesi ha ricordato questa storia sottolineando come gli emigrati avessero portato con sé la devozione alla Vergine quasi fosse «il bene più prezioso della terra lasciata».

Ed è forse proprio questa capacità di resistere alle distanze e al trascorrere del tempo a spiegare la forza dell’Achiropita. Rossano è cambiata, la società è cambiata e il territorio oggi fa parte della grande città di Corigliano-Rossano. Eppure, davanti all’antica immagine della Madonna, continua a emergere un sentimento che conserva qualcosa di profondamente riconoscibile.

La festa diventa così anche un’occasione per riappropriarsi del centro storico e per ricordare quanto patrimonio culturale sia concentrato nella parte antica della città. La devozione può trasformarsi in uno strumento di valorizzazione di un luogo che possiede tutte le caratteristiche per attrarre visitatori durante l’intero anno: arte bizantina, spiritualità, architettura, vicoli, paesaggio e memoria.

La Madonna dell’Achiropita resta, soprattutto, una storia di appartenenza. È il volto davanti al quale hanno pregato i rossanesi di secoli diversi, il simbolo portato nel cuore da chi ha lasciato la Calabria e il punto attorno al quale, ogni agosto, una comunità continua a ritrovarsi.

In una città che custodisce alcune delle testimonianze più preziose della Calabria bizantina, l’Achiropita non è semplicemente una pagina del passato. È ancora una presenza viva. E forse è proprio per questo che, quando il suo simulacro attraversa le strade di Rossano, la festa non appare mai soltanto come la ripetizione di un rito antico: diventa il racconto, ogni volta rinnovato, di una città che continua a riconoscersi nella propria storia.