Una recente protesta all'Asp
Una recente protesta all'Asp

Un incontro per mettere sul tavolo le criticità, ma senza arrivare ancora a una soluzione. Nei giorni scorsi i rappresentanti delle associazioni impegnate nel supporto al servizio 118 calabrese hanno incontrato il direttore generale di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino, nel pieno della delicata fase di riorganizzazione dell’emergenza-urgenza regionale dopo giorni di proteste. Secondo quanto riferito da alcuni dei rappresentanti presenti, il confronto avrebbe avuto soprattutto carattere interlocutorio. Miserendino avrebbe chiarito fin dall’inizio la necessità di acquisire e comparare le diverse posizioni prima di fornire risposte definitive. I presidenti delle associazioni avrebbero sottoposto alla direzione di Azienda Zero una quindicina di questioni, molte delle quali già sollevate nei mesi precedenti. Il prossimo appuntamento è stato indicato per il 20 ottobre, data nella quale le associazioni si attendono risposte più precise sui principali nodi economici e organizzativi. Le difficoltà non nascono oggi. Già nel 2024 sedici associazioni della provincia di Cosenza avevano contestato l’assetto delle convenzioni e chiesto di adeguare i rimborsi alle spese effettivamente sostenute. La manifestazione d’interesse successivamente predisposta dall’Asp di Cosenza per conto di Azienda Zero prevedeva l’affidamento alle organizzazioni di volontariato di postazioni integrative del sistema di emergenza-urgenza.

Il nodo più pesante: i costi dei dipendenti

Il punto considerato oggi più urgente riguarda il personale dipendente assunto dalle associazioni per garantire le postazioni. Secondo quanto riferito dai rappresentanti del Terzo settore, alcune componenti del costo del lavoro non troverebbero piena copertura nei rimborsi riconosciuti attraverso la convenzione. Il problema non riguarderebbe quindi soltanto gli stipendi ordinari, ma una serie di voci connesse alla gestione del personale che, se non rimborsate, rimarrebbero direttamente sulle spalle delle organizzazioni. Ed è qui che si crea il cortocircuito denunciato dalle associazioni. Il rapporto di lavoro, infatti, intercorre tra il dipendente e l'organizzazione che lo ha assunto. Se una voce prevista dal contratto non viene corrisposta, l'eventuale contestazione del lavoratore ricade sull'associazione e non direttamente su Azienda Zero. Una situazione che, secondo i rappresentanti, starebbe già producendo conseguenze: alcuni operatori avrebbero scelto di lasciare il servizio, mentre in altri casi sarebbero state prospettate iniziative legali. «Le associazioni non possono anticipare indefinitamente somme che poi non vengono rimborsate», è in sostanza la posizione emersa dal confronto.

Rendicontazioni incomplete e convenzioni sotto esame

Accanto al costo del personale restano poi le altre voci della rendicontazione delle spese sostenute per il servizio. Su alcuni aspetti, sempre secondo il resoconto fornito dai partecipanti, Miserendino avrebbe manifestato disponibilità a ricercare una soluzione condivisa. Più complessa appare invece la possibilità di intervenire sulla struttura delle convenzioni già sottoscritte. Il direttore generale avrebbe richiamato proprio l'esistenza degli accordi firmati, mentre le associazioni chiedono che eventuali criticità emerse durante l'applicazione possano portare a una revisione. È uno dei punti che dovrebbe tornare al centro della riunione del 20 ottobre. Per le organizzazioni, la questione non è soltanto contabile. Il timore è che l'accumularsi di spese non riconosciute possa mettere progressivamente a rischio la sostenibilità economica delle realtà del Terzo settore che oggi garantiscono una parte delle postazioni territoriali.

Postazioni scoperte e una transizione ancora complicata

Il confronto arriva in una fase particolarmente delicata per il 118. Dal 1° ottobre Azienda Zero ha assunto la funzione dell'emergenza-urgenza, ma la transizione del personale non è stata completa. Nel Cosentino i numeri emersi dal confronto sindacale indicano che soltanto 243 operatori su 473 avrebbero aderito al passaggio alla nuova azienda. La situazione ha lasciato aperti interrogativi sull'organizzazione dei turni, sulla catena di comando e sulla copertura delle postazioni. Già a settembre le associazioni che operano a supporto del 118 avevano manifestato davanti agli uffici dell'Asp di Cosenza, proprio mentre si avvicinava il passaggio delle funzioni ad Azienda Zero. Ora, secondo quanto riferito nel corso dell'ultimo confronto, rimarrebbero ancora diverse postazioni da coprire.

«Non si può reggere il sistema contando sempre sul volontariato»

Dietro la questione economica emerge però un problema ancora più ampio: il confine tra lavoro dipendente e volontariato. Molti soccorritori e autisti, raccontano le associazioni, una volta terminato il proprio turno continuano spesso a dare una mano alle strutture per garantire altri servizi: trasporto dei dializzati, trasferimenti sanitari e assistenza privata. Una disponibilità che nasce dalla storia stessa delle organizzazioni e dal legame degli operatori con le associazioni, ma che rischia di trasformarsi in una soluzione permanente alle carenze di personale. «Il volontario lo è per scelta», è il principio ribadito dai rappresentanti. Il timore è che la disponibilità gratuita degli operatori venga considerata quasi una componente ordinaria del sistema, anziché una risorsa aggiuntiva e spontanea. La questione era emersa già negli anni scorsi. Le associazioni cosentine avevano sottolineato il ruolo svolto nel mantenere operative numerose postazioni e denunciato la difficoltà di continuare a sostenere servizi essenziali senza una copertura completa delle spese.

Doppi turni e operatori sempre più stanchi

Il risultato, secondo le testimonianze raccolte, è un sistema nel quale alcuni operatori arriverebbero a sostenere doppi o tripli turni, soprattutto quando bisogna garantire contemporaneamente le attività del 118 e gli altri servizi delle associazioni. Una condizione che sta alimentando stanchezza e abbandoni. Il tema assume un peso ancora maggiore considerando la crisi generale del volontariato. Le associazioni raccontano sedi che un tempo riuscivano a coinvolgere molti giovani e che oggi faticano a trattenerli. Chi si avvicina al settore con entusiasmo, sostengono, spesso rinuncia dopo pochi mesi quando si confronta con carichi di lavoro elevati e responsabilità sempre maggiori. Eppure proprio il volontariato rimane una delle prime risorse mobilitate durante emergenze, calamità e situazioni straordinarie, anche attraverso le organizzazioni impegnate nella Protezione civile. Da qui la richiesta: sostenere questa risorsa, non consumarla.

Il 20 ottobre diventa una data decisiva

Il primo incontro con Miserendino non ha quindi sciolto i nodi, ma ha aperto una nuova fase del confronto. Le associazioni attendono adesso il 20 ottobre per capire se Azienda Zero presenterà soluzioni concrete soprattutto sul rimborso del costo del personale e sulle altre spese previste dalle convenzioni. La posta in gioco supera il rapporto amministrativo tra Azienda Zero e Terzo settore. Il sistema calabrese dell'emergenza-urgenza sta attraversando una trasformazione profonda e le associazioni continuano a rappresentare una componente operativa importante della rete. Se però quella componente diventa economicamente insostenibile, il rischio è che le difficoltà si traducano in rinunce alle convenzioni, riduzione del personale e ulteriori problemi nella copertura delle postazioni. La domanda che attende una risposta, dunque, è semplice: quanto può reggere un sistema di emergenza che continua ad affidarsi alle associazioni se alle stesse associazioni non viene garantita la sostenibilità economica del servizio? Il 20 ottobre potrebbe essere il primo vero banco di prova.