Manovra 2027, Franco Napoli (Confapi): «Non è una svolta per le imprese. La Calabria deve trasformare le sue risorse in sviluppo»
Il vicepresidente nazionale di Confapi e presidente di Confapi Calabria analizza la Legge di Bilancio, definendola «una manovra di tenuta più che di svolta»

Una Legge di Bilancio prudente, che sostiene le imprese senza affrontare fino in fondo i problemi strutturali del sistema produttivo italiano. È il giudizio di Franco Napoli, vicepresidente nazionale di Confapi e presidente di Confapi Calabria, sulla manovra finanziaria 2027. Una valutazione che parte dai vincoli della finanza pubblica, ma pone al centro la necessità di rendere più accessibili gli incentivi alle piccole e medie imprese, ridurre il costo dell'energia e favorire investimenti in innovazione, produttività e occupazione stabile. Nell'intervista a Calabria News 24, Napoli affronta anche le prospettive della ZES Unica e le difficoltà delle aziende calabresi nell'accesso al credito, sottolineando il rischio che le risorse disponibili finiscano per favorire soprattutto le realtà imprenditoriali più strutturate. Spazio, inoltre, alle opportunità legate alle energie rinnovabili e ai sistemi di accumulo, alle proposte di sviluppo industriale per Crotone e Cosenza e al Libro Bianco Confapi per il Mezzogiorno, che sarà presentato al CNEL il 12 novembre. Sul futuro della Calabria, Napoli richiama alle proprie responsabilità sia la politica sia il mondo imprenditoriale: non basta ottenere finanziamenti, occorre trasformarli in investimenti, lavoro e crescita duratura.
La Legge di Bilancio 2027 prevede nuove risorse per gli investimenti, incentivi alle assunzioni e misure contro il caro energia. Eppure, molte piccole e medie imprese continuano a fare i conti con costi di produzione elevati, pressione fiscale e margini di guadagno sempre più ridotti. Da vicepresidente nazionale di Confapi, ritiene che questa manovra rappresenti una risposta concreta alle difficoltà del sistema produttivo oppure che il Governo stia continuando a privilegiare interventi temporanei senza affrontare i problemi strutturali? Quali misure chiederebbe di modificare prima dell'approvazione definitiva?
Non è certamente una Legge di Bilancio che getta il cuore oltre l'ostacolo. È una manovra prudente, condizionata dai vincoli di finanza pubblica. Ricordiamo che l'Italia ha il secondo rapporto debito/PIL più elevato dell'Unione europea e che nel 2027 la spesa per interessi sul debito è prevista intorno ai 104 miliardi di euro. Risorse enormi che limitano la capacità dello Stato di sostenere investimenti e crescita. Comprendo quindi la prudenza del Governo e riconosco lo sforzo per sostenere le imprese, ma ritengo che questa manovra non affronti ancora con sufficiente determinazione i problemi strutturali del sistema produttivo. Prima dell'approvazione chiederei tre correttivi: incentivi agli investimenti più accessibili alle piccole imprese, interventi strutturali sul costo dell'energia e una riduzione del carico fiscale e contributivo sul lavoro stabile. C'è poi il grande tema della produttività, sul quale ho richiamato l'attenzione anche al CNEL. Dobbiamo investire in innovazione, intelligenza artificiale e competenze, accompagnando soprattutto le PMI nella trasformazione tecnologica. Non possiamo pensare di ridurre il debito pubblico soltanto contenendo la spesa. Dobbiamo aumentare la capacità del Paese di produrre ricchezza. In sintesi, è una manovra di tenuta più che di svolta.
Il disegno di Legge di Bilancio rafforza il credito d'imposta della ZES Unica, prevedendo 2,4 miliardi di euro per il 2027 e 1,25 miliardi per il 2028. Ma il rischio è che a beneficiarne maggiormente siano le imprese già strutturate, capaci di anticipare investimenti importanti e affrontare procedure complesse. Le piccole aziende calabresi, spesso sottocapitalizzate e con difficoltà di accesso al credito, riusciranno davvero a utilizzare queste risorse? E soprattutto, Confapi dispone di dati per dimostrare quanti investimenti, nuovi posti di lavoro e insediamenti produttivi siano stati effettivamente generati dalla ZES in Calabria?
La ZES Unica rappresenta una delle più importanti opportunità di sviluppo per il Mezzogiorno. Voglio riconoscere l'ottimo lavoro che sta portando avanti il sottosegretario Luigi Sbarra, con grande attenzione alle esigenze dei territori e al rafforzamento degli strumenti per gli investimenti. Il rifinanziamento della ZES è un segnale importante, ma dobbiamo fare in modo che queste risorse siano realmente accessibili anche alle micro e piccole imprese, che costituiscono l'ossatura del sistema produttivo calabrese. Molte aziende hanno idee e capacità imprenditoriali, ma non dispongono della liquidità necessaria per anticipare gli investimenti. Servono quindi garanzie pubbliche rafforzate, finanziamenti ponte e procedure più semplici. Quanto ai risultati, ritengo necessario rafforzare il monitoraggio degli investimenti effettivamente realizzati, dei nuovi insediamenti produttivi e dell'occupazione stabile generata. La ZES deve essere soprattutto uno strumento di politica industriale, capace di attrarre grandi investimenti e, contemporaneamente, far crescere le filiere locali e le piccole imprese.
La manovra prevede un miliardo di euro nel 2027 per sostenere il costo dell'elettricità delle PMI non energivore, collegando gli aiuti anche a investimenti per la transizione energetica. Ma le aziende calabresi devono confrontarsi con bollette, costi logistici e difficoltà infrastrutturali che spesso le penalizzano rispetto ai concorrenti europei. Ritiene che questo stanziamento possa produrre una riduzione significativa dei costi oppure rischia di essere un sostegno insufficiente e difficile da utilizzare? E quale intervento strutturale dovrebbe pretendere Confapi dal Governo per assicurare energia a prezzi competitivi anche alle piccole imprese del Mezzogiorno?
Un miliardo di euro è un segnale positivo, ma non risolve un problema strutturale. Il rischio è che le imprese più piccole, non avendo capacità finanziaria per sostenere gli investimenti richiesti, restino ancora una volta escluse dai benefici. La Calabria vive un paradosso: dispone di importanti risorse energetiche, produce energia da fonti rinnovabili, ma questo non si traduce in un vantaggio competitivo per le imprese e le famiglie. Non basta produrre energia, dobbiamo essere capaci di conservarla e utilizzarla quando serve. Per questo sostengo la necessità di investire nei grandi sistemi di accumulo, nelle batterie per le imprese, nelle comunità energetiche e nell'elettrificazione dei consumi. Confapi chiede un meccanismo strutturale di accesso all'energia a prezzi competitivi, anche attraverso contratti di lungo periodo e strumenti di Energy Release dedicati alle PMI. Occorre inoltre accelerare le autorizzazioni dei numerosi impianti rinnovabili ancora bloccati. Il Mezzogiorno non può continuare a essere soltanto un produttore di energia: deve poter utilizzare questa ricchezza per attrarre investimenti, creare occupazione e rafforzare le proprie imprese.
Confapi Calabria sostiene da anni la necessità di rafforzare il sistema produttivo regionale, promuovendo innovazione, legalità e collaborazione tra imprese e istituzioni. Ma la Calabria continua a confrontarsi con carenze infrastrutturali, difficoltà nell'accesso al credito, fuga dei giovani qualificati e un tessuto produttivo composto prevalentemente da realtà di piccole dimensioni. Al di là dei finanziamenti annunciati e dei protocolli istituzionali, quali risultati concreti può indicare Confapi in termini di nuove imprese, occupazione stabile e investimenti realizzati? E qual è, secondo lei, la responsabilità della classe dirigente regionale nel non essere ancora riuscita a trasformare pienamente le risorse disponibili in sviluppo economico duraturo?
La Calabria non è una regione povera di opportunità, ma un territorio che troppo spesso non riesce a trasformare le proprie risorse in sviluppo economico duraturo. Come Confapi Calabria abbiamo costruito un percorso concreto sulla legalità, sulla sicurezza delle imprese, sull'innovazione e sulla collaborazione istituzionale. Penso al lavoro con l'Arma dei Carabinieri, al sistema 3C Allert e alla collaborazione con ENEA, attraverso la quale stiamo proponendo Crotone come territorio pilota per un nuovo modello di sviluppo industriale ed energetico. Sono risultati importanti sul piano organizzativo e progettuale, ma non intendo confonderli con posti di lavoro e investimenti effettivamente realizzati, che devono essere documentati e misurati. Proprio ieri, nel corso di un'audizione presso la Commissione consiliare del Comune di Crotone, ho ribadito la necessità di valorizzare le potenzialità turistiche e produttive del territorio, proponendo la realizzazione di un'area congressuale e fieristica, sul modello di quanto abbiamo già prospettato per Vagliolise, a Cosenza. Una struttura capace di attrarre eventi, congressi e investimenti, contribuendo alla destagionalizzazione del turismo e creando nuove opportunità per le imprese locali. Un altro esempio concreto del nostro impegno è il Libro Bianco Confapi per il Mezzogiorno, nato dal Forum che abbiamo organizzato lo scorso 3 luglio presso l'Università della Calabria, coinvolgendo istituzioni, mondo accademico e sistema produttivo. Da quel confronto sono emerse dieci priorità strategiche per lo sviluppo del Sud. Il prossimo 12 novembre presenteremo il documento al CNEL, con l'obiettivo di trasformare le proposte in un'agenda concreta di politica industriale. Quanto alle responsabilità della classe dirigente regionale, credo sia necessario un cambio di passo. Non sempre sono mancate le risorse: troppo spesso è mancata la capacità di programmare, scegliere le priorità e trasformare i finanziamenti in risultati. La responsabilità riguarda la politica, ma anche il mondo imprenditoriale, che deve superare individualismi e logiche di breve periodo.