Droga rapinata alla 'ndrangheta per un debito da mezzo milione
L’inchiesta dei carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia ricostruisce un traffico di droga collegato ai clan campani e calabresi
Un carico di cocaina proveniente dalla ’ndrangheta e destinato al clan camorristico degli Amato Pagano è al centro di un’operazione dei carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia che ha portato all’arresto di sette presunti appartenenti al clan della Vanella Grassi e di due soggetti calabresi.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la droga — circa 20 chilogrammi di cocaina — sarebbe stata inviata da ambienti criminali calabresi nell’ambito dei consolidati rapporti tra organizzazioni mafiose attive nel traffico internazionale di stupefacenti. Il coinvolgimento di soggetti legati alla Calabria evidenzia ancora una volta il ruolo strategico attribuito alla ’ndrangheta nelle forniture di droga su larga scala.
Il debito e la rapina organizzata per impossessarsi della cocaina
Al centro dell’inchiesta figura Simone Bartiromo, ritenuto dagli investigatori l’ideatore della rapina del carico di droga. Secondo la ricostruzione investigativa, l’uomo avrebbe pianificato l’azione per estinguere un debito personale di circa mezzo milione di euro.
Per l’operazione, che avrebbe portato alla sottrazione dell’ingente quantitativo di cocaina, Bartiromo avrebbe ricevuto un compenso di circa 60 mila euro. La sostanza stupefacente, invece di raggiungere i destinatari originari, sarebbe stata trasferita a Casavatore, nel napoletano.
Il ruolo dei due calabresi nell’operazione criminale
Particolare rilievo investigativo assume la posizione dei due indagati calabresi, ritenuti dagli inquirenti coloro che si sarebbero fatti rapinare il carico di droga. La loro presenza nell’inchiesta sottolinea il legame operativo tra gruppi criminali campani e soggetti collegati ai circuiti della criminalità organizzata calabrese.
Gli investigatori evidenziano come il traffico di stupefacenti continui a rappresentare uno dei principali ambiti di cooperazione tra clan di diverse regioni, con la ’ndrangheta considerata uno dei principali fornitori di cocaina a livello europeo.
Il blitz e il nascondiglio dietro l’armadio
Durante le operazioni di arresto, uno dei ricercati ha tentato di sottrarsi alla cattura nascondendosi in una nicchia ricavata dietro un armadio, dove è rimasto per circa cinque ore prima di essere individuato dai carabinieri.
Per depistare i militari, all’ingresso dell’abitazione erano state collocate scarpe da donna e da bambino, con l’obiettivo di far credere che all’interno non fosse presente un uomo. Il tentativo, tuttavia, non ha impedito ai carabinieri di completare l’operazione.
I rapporti criminali e il ruolo della ’ndrangheta nel narcotraffico
L’inchiesta conferma la centralità della ’ndrangheta nei traffici internazionali di droga e la capacità delle organizzazioni criminali calabresi di mantenere rapporti operativi con gruppi mafiosi di altre regioni.
Le indagini proseguono per chiarire ulteriormente la rete di contatti e le responsabilità dei soggetti coinvolti, mentre l’operazione rappresenta un nuovo tassello nel contrasto alle alleanze criminali che collegano Calabria e Campania nel mercato illecito degli stupefacenti.