Polistena, il teatro racconta i sogni di una generazione: «Immanifesto» tra ideali, paure e voglia di cambiare
Dal 1° al 12 novembre l'Auditorium Comunale ospita la residenza artistica di Cromo Collettivo

Un campo abbandonato, cinque giovani incapaci di decidere cosa coltivare e una domanda che attraversa il tempo: perché oggi sembra così difficile trasformare le idee in azioni concrete? È da questa riflessione che nasce «Immanifesto», il progetto teatrale di Cromo Collettivo e Fondazione Culturasì, protagonista di una residenza artistica all'Auditorium Comunale di Polistena, dal 1° al 12 novembre 2026.
L'iniziativa rientra nel programma delle residenze artistiche di C.Re.A. Calabria, sostenuto da Dracma, e propone una riflessione sulle contraddizioni della contemporaneità attraverso il confronto tra gli ideali delle generazioni passate e le difficoltà di quelle attuali.
Lo spettacolo prende ispirazione da un'esperienza realmente accaduta nel 1977, quando un gruppo di giovani, alle porte di Roma, decise di occupare trecento ettari di terreni abbandonati per contrastare un progetto di espansione edilizia.
Senza esperienza agricola, quei ragazzi iniziarono a coltivare la terra con l'ambizione di costruire una realtà diversa, fondata sulla collaborazione e sulla condivisione. Da quella scelta nacque Agricoltura Nuova, una cooperativa che ha attraversato oltre quarant'anni di storia e continua a rappresentare un esempio di impegno collettivo.
Cinque giovani davanti a un campo da coltivare: la paura di scegliere diventa teatro
Al centro della narrazione ci sono cinque giovani che ereditano un terreno agricolo, ma non riescono a decidere cosa farne. Ogni possibilità apre nuovi dubbi, ogni decisione viene rimandata e il momento della semina continua ad allontanarsi.
Quella che potrebbe sembrare una situazione quotidiana diventa una metafora delle difficoltà di una generazione sospesa tra desiderio di cambiamento, paura del fallimento e incapacità di scegliere.
A interpretare i protagonisti sono Eleonora Pace, Arianna Serrao, Chiara Sarcona, Valerio Sprecacè e Andrea Perotti, diretti da Tommaso Burbuglini, con la drammaturgia di Rosalinda Conti.
Il progetto affronta così il tema dell'immobilismo contemporaneo, contrapponendo la concretezza delle esperienze collettive degli anni Settanta a una società nella quale l'abbondanza di informazioni e opportunità può trasformarsi in un ostacolo all'azione.
La terra diventa il simbolo di una responsabilità che richiede tempo, dedizione e capacità di accettare l'incertezza, elementi spesso in contrasto con la velocità della vita contemporanea.
Dalle testimonianze degli anni Settanta a una comunità agricola nel deserto egiziano
La costruzione dello spettacolo nasce da un articolato lavoro di ricerca. I componenti di Cromo Collettivo hanno raccolto le testimonianze dei fondatori di Agricoltura Nuova, intervistando anche familiari e persone che hanno vissuto direttamente le mobilitazioni e le esperienze collettive di quegli anni.
L'obiettivo è comprendere quanto sia rimasto, nella società contemporanea, degli ideali che avevano spinto una generazione a immaginare e costruire nuovi modelli di convivenza.
La ricerca ha portato gli artisti anche in Egitto, dove hanno trascorso una settimana a stretto contatto con Sekem, una comunità agricola sviluppata nel deserto e fondata su un modello che intreccia attività produttive, sostenibilità e dimensione comunitaria.
«In un presente dominato dal tutto e subito, dall'iperinformazione e dall'ossessione della prestazione, la responsabilità verso qualcosa che vive solo se lo si cura — un campo, una comunità, un progetto — quasi diventa un'idea assurda», spiegano i componenti di Cromo Collettivo.
La compagnia indipendente, nata in Sabina nel 2020 e composta da giovani artisti under 35, utilizza il teatro come strumento per interrogare le trasformazioni sociali e dare voce alle inquietudini delle nuove generazioni.
Un laboratorio creativo contro il mito della produttività
«Immanifesto» mette in discussione anche il rapporto tra produzione artistica e tempi della creatività.
Secondo Cromo Collettivo, il mondo culturale contemporaneo è sempre più condizionato dalla necessità di produrre risultati immediati, facilmente riconoscibili e commercializzabili, lasciando poco spazio alla sperimentazione e alla possibilità di sbagliare.
«In un panorama culturale dominato da ritmi forsennati e piegato al mito della produttività, anche l'artista si trova confinato a produrre risposte chiare, vendibili e di immediata fruizione, e non può concedersi i tempi naturali della creatività», osservano i componenti della compagnia.
Il progetto intende quindi recuperare il valore dell'incertezza e dello stupore, assumendo il punto di vista di chi non possiede ancora tutte le risposte ma conserva la disponibilità a mettersi in discussione.
Dopo una prima fase di ricerca svolta nel novembre 2025, il lavoro prosegue a Polistena attraverso improvvisazioni, scrittura collettiva e sperimentazioni sceniche.
La drammaturgia sarà costruita attraverso una successione di quadri dedicati all'incapacità di scegliere, alla tendenza a rimandare e alla ricerca di gratificazioni immediate. Particolare attenzione sarà riservata al rapporto tra attori e oggetti di scena, all'utilizzo di materiali audiovisivi e all'integrazione di suono e luce.
C.Re.A. Calabria, Polistena al centro della ricerca teatrale contemporanea
Vincitore del Bando Cura 2026 e del Premio Cantiere Risonanze 2026, «Immanifesto» trova nell'Auditorium Comunale di Polistena uno spazio per sviluppare ulteriormente il proprio percorso creativo.
La residenza si inserisce nelle attività di C.Re.A. Calabria, Centro di Residenza Artistica della Calabria, promosso da Dracma e Compagnia Teatro del Carro, con il sostegno del Ministero della Cultura attraverso il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo e della Regione Calabria nell'ambito del PAC 2014-2020.
Il programma punta a sostenere il lavoro di compagnie e artisti emergenti, offrendo spazi, strumenti e occasioni di confronto necessari alla ricerca e alla produzione teatrale.
Per Polistena, l'iniziativa rappresenta un'ulteriore opportunità di valorizzazione culturale, confermando il ruolo delle residenze artistiche come strumenti capaci di mettere in relazione la creazione contemporanea con i territori.
Con «Immanifesto», il teatro diventa così un'occasione per riflettere sul significato dell'agire collettivo e sulla difficoltà di assumersi responsabilità in una società dominata dalla velocità.
Una riflessione che parte da un campo da seminare, ma arriva a interrogare un'intera generazione sulla possibilità di trasformare i propri desideri in scelte concrete.