Crisi idrica in Calabria, Cia denuncia: “Acqua sacrificata per produrre energia”
L’organizzazione agricola torna a puntare il dito sulla gestione dei bacini silani: “Cittadini e imprese agricole lasciati a secco. Pronti all’esposto in Procura”
“Lo avevamo detto e purtroppo sta accadendo di nuovo. L’acqua dei bacini silani viene sacrificata per la produzione di energia elettrica, lasciando a secco i cittadini e le imprese agricole del territorio”. È dura la denuncia dei vertici di Cia-Agricoltori Italiani della Calabria, che tornano a sollevare il tema della gestione delle risorse idriche regionali.
L’organizzazione agricola aveva già lanciato un allarme nei mesi scorsi, chiedendo di non disperdere le riserve accumulate per finalità esclusivamente energetiche. Una scelta che, secondo Cia Calabria, non produce ricadute positive per famiglie e imprese calabresi e rischia invece di aggravare una situazione già critica sul fronte dell’approvvigionamento idrico.
La priorità dell’acqua potabile e agricola
Al centro della denuncia c’è il mancato rispetto delle priorità nell’utilizzo della risorsa idrica. La legge italiana stabilisce infatti un ordine preciso: prima il consumo potabile, poi quello irriguo e infine quello industriale.
Per Cia Calabria, la produzione di energia elettrica dovrebbe quindi adeguarsi al fabbisogno potabile e agricolo, e non il contrario. Da qui la richiesta di una riprogrammazione complessiva del ciclo di utilizzo dell’acqua in Calabria, in grado di mettere al centro le esigenze della popolazione, delle comunità locali e del comparto primario.
“Milioni di metri cubi finiscono in mare”
“Chi gestisce la preziosa risorsa continua invece a fare l’esatto contrario di ciò che si dovrebbe”, spiegano i rappresentanti di Cia Calabria. Secondo l’organizzazione, milioni di metri cubi d’acqua finirebbero direttamente in mare, mentre interi territori continuano a convivere con gravi carenze.
Il riferimento è in particolare alle città di Crotone e Rocca di Neto, dove la mancanza di acqua potabile viene definita “perenne”. Una situazione che, per Cia, rappresenta “un paradosso inaccettabile”, soprattutto in una regione che continua a fare i conti con emergenze idriche ricorrenti.
Agricoltura in difficoltà
La crisi colpisce duramente anche il comparto agricolo. Il sistema irriguo locale, secondo l’organizzazione, è ormai al collasso a causa di scelte gestionali considerate sbagliate e penalizzanti.
A pagare il prezzo più alto sono le imprese agricole, in un territorio in cui l’agricoltura rappresenta uno dei principali motori economici e produttivi. La mancanza d’acqua compromette colture, produzioni e programmazione delle aziende, aumentando l’incertezza per gli operatori del settore.
“Pronti a rivolgerci alla Procura”
La posizione di Cia Calabria è netta. La tolleranza dell’associazione, spiegano i vertici, è arrivata al limite. “Se continua questo scempio saremo costretti a presentare un esposto alla Procura della Repubblica”, dichiarano.
L’organizzazione chiede il rispetto della legge e un cambio immediato nella gestione delle risorse idriche. “Le speculazioni sulla pelle della popolazione e del territorio devono fermarsi immediatamente”, concludono i rappresentanti di Cia-Agricoltori Italiani della Calabria.