Franz Caruso e Francesco De Cicco
Franz Caruso e Francesco De Cicco

C’eravamo tanto amati. Non è soltanto il titolo di un celebre film di Ettore Scola, ma probabilmente la definizione più efficace per raccontare quello che è successo tra Franz Caruso e Francesco De Cicco. Una storia politica che, almeno pubblicamente, sembrava destinata a proseguire senza particolari scossoni e che invece, nel giro di pochi mesi, si è trasformata in una delle fratture più rumorose della politica cosentina. Per capire come si sia arrivati allo scontro di questi giorni bisogna riavvolgere il nastro, tornare alle fotografie, alle dichiarazioni e soprattutto a quella stagione nella quale i due sembravano condividere non soltanto un'amministrazione, ma un progetto politico con un orizzonte ben preciso: le elezioni comunali del 2027. Il punto di partenza è una stretta di mano. Il punto di arrivo, almeno per ora, è una guerra di dichiarazioni nella quale ciascuno sembra voler ricordare all'altro quanto sia stato determinante nella costruzione di quella stessa esperienza politica che oggi entrambi contestano, seppure da prospettive opposte.

Gennaio 2026, la stretta di mano e il patto per Cosenza: quando il progetto sembrava indissolubile

Il 14 gennaio 2026, nel Salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi, Franz Caruso e Francesco De Cicco si presentano insieme alla stampa per lanciare il progetto «Cosenza Futura». Non un semplice appuntamento istituzionale, ma un'iniziativa dal significato politico evidente, con una prospettiva dichiarata sulle amministrative del 2027. De Cicco, appena eletto consigliere regionale alle elezioni del 5 e 6 ottobre 2025, si prepara a lasciare la poltrona di assessore comunale, passando il testimone a Gianluca Orrico. Ma la sua uscita dalla Giunta non coincide affatto con un allontanamento dal governo cittadino. Al contrario, la conferenza stampa serve proprio a certificare la continuità di un rapporto che i due intendono rafforzare. Caruso trova in De Cicco un alleato politicamente determinante, capace di portare in dote una struttura elettorale, una presenza capillare nei quartieri e un movimento che ambisce a diventare una forza di primo piano nella provincia. De Cicco, dal canto suo, riconosce nel sindaco il riferimento amministrativo e politico attorno al quale costruire il nuovo percorso. La stretta di mano davanti ai giornalisti diventa così l'immagine di un'intesa che guarda ben oltre la conclusione del mandato. Si parla di un programma per gli ultimi diciotto mesi, di interventi sulla manutenzione, sulle strade, sui servizi e di un progetto politico che punta a incidere sugli equilibri del centrosinistra. De Cicco arriva persino a indicare Caruso come riferimento per la prossima competizione elettorale, mentre annuncia la volontà di rilanciare il centrosinistra attraverso i Democratici Progressisti Meridionalisti. Il sindaco, a sua volta, sembra trovare nell'operazione una possibilità per rafforzare la propria posizione e ampliare il perimetro della coalizione. Era il momento della massima convergenza: due percorsi differenti che sembravano aver trovato una convenienza politica reciproca. Ma proprio in quell'intesa, così esibita pubblicamente, erano già presenti le condizioni di una possibile competizione futura. Perché quando due protagonisti accumulano consenso, struttura e ambizioni, la questione della leadership prima o poi torna inevitabilmente a bussare alla porta.

I primi scricchiolii, le distanze silenziose e quella parola che Caruso aspettava

Dopo la fotografia di gennaio, qualcosa comincia progressivamente a cambiare. Non c'è una rottura improvvisa, né un singolo episodio capace di spiegare tutto. Piuttosto, si assiste a un progressivo raffreddamento di un'intesa che, almeno nelle dichiarazioni pubbliche, avrebbe dovuto mantenersi salda. Da una parte Caruso, impegnato a difendere il proprio operato amministrativo e a tenere insieme una maggioranza attraversata da sensibilità differenti; dall'altra De Cicco, che nel frattempo consolida la propria dimensione regionale e continua a coltivare un rapporto diretto con i cittadini, soprattutto attraverso la presenza nei quartieri, le segnalazioni e la comunicazione quotidiana delle attività svolte. È proprio qui che comincia a emergere una differenza di impostazione. Caruso resta il sindaco, il titolare delle decisioni e della rappresentanza istituzionale. De Cicco, pur non essendo più in Giunta, conserva una propria forza politica e una capacità di interlocuzione con il territorio che non sembra voler mettere in secondo piano. Nel Partito Democratico, intanto, le prime tensioni e le discussioni sugli equilibri della coalizione rendono ancora più complesso il quadro. Il progetto comune comincia a fare i conti con una realtà diversa da quella raccontata durante la conferenza stampa. Durante l'estate il rapporto sembra entrare in una fase di sospensione. Le dichiarazioni di Caruso, che lascia intendere di aspettarsi da De Cicco soprattutto il rispetto della parola data, restituiscono la sensazione di un sindaco che non considera affatto scontata la prosecuzione dell'intesa. È una frase che, riletta oggi, assume un significato particolare: dietro il richiamo alla lealtà politica si intravede probabilmente la consapevolezza che qualcosa si stia incrinando. De Cicco, invece, non sembra avere particolare fretta di sciogliere le riserve. Mantiene una posizione attendista, continua a muoversi nel proprio spazio politico e non rinuncia a una lettura autonoma degli impegni assunti a gennaio. Il suo ragionamento sembra ruotare attorno a un principio: l'unità d'intenti deve tradursi in una direzione amministrativa effettivamente condivisa. Il problema è che le due interpretazioni dell'accordo cominciano a divergere. Per Caruso la parola data significa continuità e sostegno al progetto amministrativo; per De Cicco, evidentemente, non può prescindere dal rispetto degli impegni programmatici e politici sottoscritti. E quando un accordo politico comincia a essere interpretato in due modi differenti, la sua tenuta diventa inevitabilmente più fragile.

L'azzeramento delle deleghe e la rottura: a Palazzo dei Bruzi volano gli stracci

Il 28 ottobre arriva il momento della resa dei conti. Francesco De Cicco annuncia ufficialmente la conclusione del percorso politico con Franz Caruso. Una decisione maturata insieme al gruppo dei Democratici Progressisti Meridionalisti, che il consigliere regionale definisce esclusivamente politica.
Le motivazioni vengono esplicitate senza troppi giri di parole: mancanza di un indirizzo amministrativo condiviso, impegni che sarebbero stati disattesi e una distanza sempre più evidente rispetto alle priorità che avevano accompagnato il progetto di gennaio. Tra gli esempi indicati da De Cicco c'è anche la scelta di destinare alcune risorse, inizialmente previste per la bitumazione delle strade, al restyling cromatico della sopraelevata. Un episodio che, nella sua ricostruzione, diventa il simbolo di una diversa concezione delle priorità amministrative. La risposta di Caruso arriva durissima. Il sindaco contesta la ricostruzione dell'ex alleato, lo accusa di slealtà e sostiene che dietro la rottura si nasconda una precisa ambizione personale: quella di candidarsi alla guida della città nel 2027. Arriva persino a collocare De Cicco fuori dal centrosinistra, contestando l'idea che si possa sostenere il sindaco in Regione e contemporaneamente contrastarlo a Cosenza. Nel frattempo Caruso azzera le deleghe della Giunta, spiegando che si tratta di una pausa di riflessione e di un passaggio necessario per rilanciare il progetto politico e aprire un'interlocuzione più ampia con il campo progressista. Ma la vicenda non si ferma alle dichiarazioni. De Cicco chiede ai propri assessori di restituire le deleghe, lasciando loro libertà di scelta. Pasquale Sconosciuto, il 30 ottobre, rassegna le dimissioni irrevocabili, schierandosi apertamente con il proprio riferimento politico. È il passaggio che rende plastica la frattura: non siamo più davanti a una divergenza interna, ma a due percorsi che hanno deciso di separarsi. Eppure, osservando la successione degli eventi, colpisce soprattutto la rapidità con cui il linguaggio politico si è trasformato. Fino a pochi mesi prima si parlava di un progetto comune per la città; adesso si discute di tradimenti, accordi infranti, responsabilità amministrative e ambizioni personali.

«Le buche doveva sistemarle De Cicco», «Caruso è sindaco grazie a me»: la guerra dei meriti diventa guerra politica

Se la rottura del 28 ottobre aveva già segnato un punto di non ritorno, le dichiarazioni dei giorni successivi hanno contribuito a trasformare la vicenda in un vero e proprio regolamento di conti pubblico. Il 3 novembre, nell'intervista rilasciata a Calabria News 24, Franz Caruso torna all'attacco. Accusa De Cicco di aver gestito per anni deleghe importanti, proprio quelle relative alla manutenzione e al decoro urbano, e di voler oggi scaricare sul sindaco responsabilità che, secondo la sua ricostruzione, riguarderebbero anche il lavoro dell'ex assessore. La contestazione è politica, ma anche amministrativa. Caruso sostiene che non si possa essere protagonisti di un'esperienza di governo per anni e poi dichiararla fallimentare quando cambiano gli equilibri e si aprono nuove prospettive elettorali. E insiste sulla presunta slealtà dell'ex alleato, individuando nella possibile candidatura a sindaco la vera ragione della rottura. De Cicco non ci sta e il giorno successivo risponde con parole altrettanto nette. Rivendica il lavoro svolto sul territorio, la presenza quotidiana sua e della propria squadra, il rapporto costruito con i cittadini e soprattutto il peso elettorale che, a suo giudizio, sarebbe stato determinante per la vittoria di Caruso nel 2021. Qui arriva una delle frasi destinate a rimanere nella cronaca di questa separazione politica: «Caruso è sindaco grazie a me».
De Cicco ricorda i 4.861 voti che attribuisce al proprio contributo al ballottaggio del 2021, quando il sindaco riuscì a ribaltare il divario del primo turno. Una rivendicazione che non è soltanto un richiamo alla memoria elettorale, ma un modo per ricordare a Caruso che quell'alleanza non era nata da una concessione unilaterale. E poi c'è la questione delle buche, diventata quasi il simbolo di questa rottura. Caruso sostiene che la manutenzione spettasse a De Cicco, al quale erano state affidate le relative deleghe e per il quale erano state messe a disposizione le risorse. L'ex assessore replica rivendicando il lavoro svolto e contestando l'idea di essere diventato improvvisamente responsabile delle criticità cittadine soltanto dopo aver lasciato la maggioranza.
È una dinamica politicamente significativa. Perché quando due alleati arrivano a contendersi pubblicamente persino i meriti della vittoria elettorale e la responsabilità delle buche stradali, significa che non stanno soltanto discutendo del presente: stanno cercando di riscrivere la storia del proprio rapporto. Entrambi, in fondo, rivendicano di aver dato più di quanto abbiano ricevuto. Caruso difende la legittimità e l'autonomia del proprio ruolo di sindaco; De Cicco ricorda il peso della propria organizzazione e il contributo fornito alla costruzione del consenso. Il risultato è che quella stretta di mano di gennaio appare oggi lontanissima. E la questione amministrativa, inevitabilmente, si intreccia con quella più importante: chi può realmente rivendicare la leadership del centrosinistra cosentino?

Il prossimo capitolo si chiama 2027: una rottura davvero definitiva o manca ancora il colpo di scena?

Ed eccoci alla parte più interessante della vicenda. Perché se la separazione amministrativa e politica sembra ormai consumata, il futuro degli schieramenti è tutt'altro che definito. Caruso punta a difendere il proprio percorso e non nasconde la volontà di proseguire l'esperienza amministrativa. Nell'intervista del 3 novembre rivendica il modello costruito in questi anni e mette in guardia dal rischio che una candidatura alternativa possa consegnare nuovamente Cosenza al centrodestra. De Cicco, invece, ha dichiarato di voler avviare interlocuzioni con le forze della coalizione progressista, portando al tavolo un nome in quota DPM. Non ha ufficializzato una propria candidatura, ma è evidente che il suo movimento intende giocare una partita da protagonista nella costruzione del prossimo progetto per Palazzo dei Bruzi. Ed è proprio questo il punto sul quale si concentreranno le prossime settimane. Perché il centrosinistra cosentino si trova davanti a un problema tutt'altro che secondario: come costruire una coalizione competitiva dopo che due dei protagonisti dell'attuale esperienza amministrativa hanno trasformato la loro alleanza in una contrapposizione aperta? La partita coinvolge inevitabilmente anche il Partito Democratico, le altre forze della coalizione e quei soggetti civici che potrebbero diventare determinanti nella scelta del candidato. Caruso vuole mantenere la centralità del proprio percorso amministrativo; De Cicco vuole dimostrare che il suo consenso e la sua organizzazione non sono una componente accessoria da coinvolgere soltanto quando servono i voti. E allora viene spontaneo chiedersi se quella di ottobre sia davvero una separazione senza ritorno oppure se, nella politica, non possa ancora esserci spazio per qualche sorpresa.
Le dichiarazioni sono state pesanti, le accuse reciproche altrettanto. Le distanze sembrano profonde. Ma c'è una regola non scritta della politica locale: finché non vengono definiti gli schieramenti, le candidature e gli accordi elettorali, nessuna porta può considerarsi definitivamente chiusa. Non è detto che Caruso e De Cicco tornino a sedersi allo stesso tavolo. Anzi, oggi le condizioni sembrano suggerire esattamente il contrario. Ma il vero banco di prova sarà capire se le rispettive strategie troveranno spazio nello stesso campo politico o se finiranno per contendersi direttamente una parte dello stesso elettorato. Per adesso resta una fotografia: quella di due protagonisti che a gennaio si stringevano la mano davanti alla città e che oggi si rinfacciano responsabilità, meriti e promesse mancate. Una storia politica che sembrava un'alleanza per il futuro e che si è trasformata in una resa dei conti sul passato. E a Cosenza, mentre il 2027 si avvicina, il sipario non è ancora calato. Perché il colpo di scena, in politica, spesso arriva proprio quando tutti sono convinti di aver già visto il finale.