La storia di Acquaformosa, borgo arbëreshë della provincia di Cosenza, e dell’ex sindaco Giovanni Manoccio arriva in libreria con il volume “Sono un arbëresh. Acquaformosa, terra di resistenza civile e incontro di popoli”, edito da Edizioni Iod e scritto da Francesco Donnici.

Il libro raccoglie le parole e il racconto di Manoccio, figura politica e amministrativa conosciuta anche come il “sindaco tempesta” per le sue battaglie pubbliche. Dal presidio e dall’occupazione della scuola insieme agli anziani del paese dopo i tagli legati alla riforma Gelmini, fino alla proclamazione del Comune come “deleghistizzato”, il volume ripercorre almeno cinquant’anni di storia personale, politica e collettiva.

Lo scenario è quello di Firmoza, nome arbëresh di Acquaformosa, piccolo comune di circa mille abitanti situato a settecento metri di altezza, in un punto da cui lo sguardo abbraccia la pianura di Sibari, le montagne della Sila, il Pollino e il mare Ionio.

Accoglienza, aree interne e comunità globale

Nel racconto si intrecciano storie di vita, cronache amministrative e riflessioni sul futuro delle aree interne calabresi, territori che continuano a resistere nonostante spopolamento, tagli alla sanità pubblica e riduzione dei servizi essenziali.

Acquaformosa viene raccontata come un paese rinato anche grazie ai progetti di accoglienza delle persone migranti, gestiti dall’associazione “Don Vincenzo Matrangolo”. Una storia che parte dall’esodo dei popoli arbëreshë avvenuto secoli fa e si lega alle migrazioni mediterranee del presente, trasformando il borgo in un simbolo di incontro tra popoli e culture.

Il cosiddetto “Sistema di accoglienza dei paesi arbëreshë” è diventato nel tempo un modello riconosciuto anche oltre i confini regionali. L’associazione Matrangolo, che ogni estate organizza il Festival delle Migrazioni, giunto alla quindicesima edizione, gestisce oggi nove progetti in altrettanti comuni, accogliendo circa 250 persone e dando lavoro a circa 140 abitanti del territorio. Un modello di economia sociale e solidale che ha reso l’associazione la più grande impresa sociale della provincia di Cosenza.

Tra le provocazioni contenute nel volume spicca il riferimento allo “Ius vivendi”, il diritto di vivere, contrapposto alle narrazioni fondate sulla paura dell’altro e sul concetto di “remigrazione”.

La prefazione di monsignor Savino e la presentazione del 10 luglio

Il volume è arricchito dalla postfazione della giornalista Annarosa Macrì e dalla prefazione di monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano all’Jonio.

Per Savino, l’opera rappresenta “un richiamo esigente” anche per la Chiesa e per una politica che voglia tornare a essere servizio. Il vescovo sottolinea come non basti parlare di poveri, pace e fraternità se non ci si misura con le ferite concrete dei migranti, dei paesi spopolati e dei territori privati dei servizi essenziali.

Il libro sarà presentato in anteprima nazionale venerdì 10 luglio 2026 alle 18.30, in piazza Ka Kroj Pjak ad Acquaformosa. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Roberta Ferruti. Oltre all’autore Francesco Donnici e al protagonista dell’opera Giovanni Manoccio, interverranno l’avvocata Lidia Vicchio, componente del direttivo nazionale di ASGI, e Donatella Loprieno, docente Unical e costituzionalista.

Un appuntamento che porta al centro del dibattito non solo la storia di un borgo calabrese, ma anche una riflessione più ampia sul valore dell’accoglienza, sulla tenuta delle comunità interne e sulla possibilità di costruire, anche nei piccoli paesi, un futuro fondato su diritti, solidarietà e partecipazione.