«Massone e me ne vanto!». Così, all’indomani dell’affaire P2, mentre le istituzioni erano ancora scosse dalla scoperta dell’elenco sequestrato a Licio Gelli, Costantino Belluscio, allora deputato del Psdi, gelò Montecitorio.


 

Dato assai particolare, Belluscio figurava iscritto in massoneria a Roma (dove risiedeva e dove aveva fatto una carriera notevole al fianco di Giuseppe Saragat, di cui era l’uomo ombra) e non nella sua Calabria, dov’era sindaco di Altomonte.

 

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