Papasidero, nella Grotta del Romito le tracce di una Calabria di oltre 20mila anni fa
Incisioni rupestri, antiche sepolture e testimonianze della vita preistorica fanno del sito uno dei luoghi archeologici più importanti d’Italia
Nel cuore del Pollino uno dei più importanti siti preistorici italiani: incisioni rupestri, antiche sepolture e testimonianze della vita delle comunità di Homo sapiens
Una grotta che conserva le tracce dei primi abitanti della Calabria
A Papasidero, nel Cosentino, esiste un luogo nel quale la storia sembra arretrare fino alle origini della presenza umana in Calabria. È la Grotta del Romito, in località Nuppolara, uno dei più importanti giacimenti preistorici dell’Italia meridionale e un sito di rilievo europeo. Le testimonianze archeologiche documentano una frequentazione umana iniziata circa 24mila anni fa e proseguita attraverso il Paleolitico, il Mesolitico e il Neolitico. La grotta si trova all’interno di uno stretto canyon, nei pressi del fiume Lao, in un ambiente che offriva alle antiche comunità riparo, acqua e risorse alimentari. Le ricerche hanno permesso agli studiosi di ricostruire aspetti della vita quotidiana, dell’alimentazione, dell’organizzazione sociale e dell’ambiente nel quale vivevano i gruppi di Homo sapiens che attraversavano questa parte della Calabria.
Il grande uro inciso nella pietra, capolavoro dell’arte paleolitica
A rendere celebre la Grotta del Romito è soprattutto una straordinaria testimonianza artistica incisa su un grande masso: la figura di un uro, il Bos primigenius, l’antenato selvatico degli attuali bovini. La raffigurazione colpisce ancora oggi per il naturalismo e la precisione con cui l’animale venne rappresentato migliaia di anni prima della nascita delle grandi civiltà del Mediterraneo. Le incisioni furono portate all’attenzione scientifica nel 1961, quando iniziarono le ricerche sistematiche condotte dal paletnologo Paolo Graziosi. Il Ministero della Cultura considera il complesso una delle più antiche testimonianze di arte preistorica presenti in Italia e tra le più significative d’Europa. Una riproduzione dell’incisione è conservata al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
Ma il Romito non racconta soltanto l’arte. Gli archeologi hanno individuato diverse sepolture paleolitiche, restituendo informazioni preziose anche sui rapporti all’interno delle antiche comunità. Alcuni resti appartengono a individui che presentavano gravi condizioni fisiche e che riuscirono comunque a sopravvivere grazie, secondo le interpretazioni degli studiosi, all’assistenza del gruppo. Un particolare che apre una finestra sorprendentemente umana sulla solidarietà e sull’organizzazione sociale di popolazioni vissute migliaia di anni fa.
Le ricerche continuano e il Romito restituisce nuove scoperte
La storia della Grotta del Romito, però, non appartiene soltanto al passato dell’archeologia. Gli scavi e gli studi proseguono ancora. Dopo le ricerche condotte da Graziosi tra il 1961 e il 1968, dal 2000 nuove indagini multidisciplinari coordinate dall’Università di Firenze hanno ampliato le conoscenze sul sito. Una delle acquisizioni più importanti riguarda Romito 9, una sepoltura riferibile a una ragazza di circa 11-12 anni e datata a circa 19-20mila anni fa. La tomba presentava ocra rossa e numerosi elementi ornamentali, fornendo agli studiosi nuove informazioni sui rituali funerari del Paleolitico superiore. La ricerca è stata pubblicata nel 2026 sulla rivista scientifica Quaternary International.
Papasidero custodisce così qualcosa che va oltre un semplice sito archeologico. La Grotta del Romito permette di osservare una Calabria precedente ai Greci, ai Romani e alle città, quando piccoli gruppi umani vivevano seguendo i ritmi della natura e già lasciavano sulla pietra immagini, simboli e testimonianze della propria esistenza. Un patrimonio che rende questo angolo del Pollino uno dei luoghi più affascinanti per comprendere le radici più lontane della storia calabrese.