Pane a 3,80 euro al chilo, Pino Mauro lancia l’allarme: «Produrre costa troppo, i forni sono in ginocchio»
Nella provincia di Cosenza circa 870 panetterie alle prese con rincari e difficoltà di approvvigionamento. Il panificatore di Cerchiara denuncia una crisi che mette a rischio le imprese artigiane: fino a 16 ore di produzione al giorno, costi crescent

Il titolare dell’Antico Forno Mauro di Cerchiara di Calabria racconta a Calabria News 24 le difficoltà della panificazione artigianale. Dalle farine ai trasporti, fino al lavoro notturno e all’invenduto: «La nostra protesta è legata a quella di agricoltori e autotrasportatori. È tutta la filiera a essere in difficoltà».
La protesta dei panificatori: «Abbiamo deciso di far sentire anche la nostra voce»
Il 16 ottobre, nella giornata dedicata al pane, diversi forni della provincia di Cosenza hanno interrotto la produzione. Un gesto simbolico, ma dal significato preciso, denunciare una crisi che sta mettendo a dura prova la sopravvivenza delle piccole imprese artigiane. Alla mobilitazione degli agricoltori e degli autotrasportatori si è aggiunta così quella dei panificatori, l'ultimo anello di una filiera che risente direttamente dell'aumento dei costi e delle difficoltà di approvvigionamento. A raccontare a Calabria News 24 le ragioni della protesta è Pino, panificatore e titolare dell'Antico Forno Mauro di Cerchiara di Calabria, che abbiamo raggiunto telefonicamente per raccogliere il suo grido d'allarme. «Abbiamo scelto il 16 ottobre per fermare la panificazione, proprio in occasione della giornata dedicata al pane. È stato un gesto simbolico, ma necessario. Abbiamo colto l'occasione delle proteste degli agricoltori e degli autotrasportatori per associare anche il nostro grido d'allarme. I problemi sono collegati: se aumentano i costi dei trasporti e delle materie prime, a pagarne le conseguenze siamo anche noi». Queste le parole di Pino. Una mobilitazione che nasce in un territorio dove la panificazione rappresenta un'attività economica particolarmente diffusa. Nella sola provincia di Cosenza, secondo i numeri riportati dall'imprenditore di Cerchiara, si contano circa 870 panetterie. Imprese spesso familiari, che affrontano quotidianamente difficoltà economiche e organizzative. «Siamo partiti in 31, ma siamo riusciti a far sentire la nostra voce anche a livello nazionale. Il problema è che la categoria non è sufficientemente unita. Se riuscissimo a presentarci tutti insieme, avremmo certamente una forza maggiore per chiedere interventi concreti». Continua Pino. La protesta si è intrecciata con i presìdi degli autotrasportatori e degli agricoltori lungo le principali arterie del Cosentino, in particolare nella Piana di Sibari, dove il malcontento dei diversi comparti produttivi ha trovato un terreno comune.
Cerchiara, il paese del pane: «Una tradizione che oggi rischia di diventare insostenibile»
A Cerchiara di Calabria il pane non è soltanto un alimento. È una tradizione tramandata da generazioni e una delle espressioni più riconoscibili dell'identità locale. Il piccolo comune del Cosentino, con circa duemila abitanti, custodisce una storia artigianale che ha reso le sue pagnotte conosciute ben oltre i confini regionali. Una particolarità riguarda il ruolo delle donne, da sempre al centro della produzione. Come racconta Pino, nel paese operano nove laboratori artigianali, tutti gestiti da donne, custodi di una lavorazione che conserva tecniche tradizionali, lievito madre e cottura nel forno a legna. «Parliamo di un paese di circa duemila abitanti che ha costruito una parte importante della propria identità intorno al pane. Abbiamo nove laboratori artigianali e sono tutti gestiti da donne. È una tradizione straordinaria, che ha fatto conoscere Cerchiara in tutta Italia. Ma oggi anche questa realtà deve fare i conti con problemi economici sempre più pesanti». Il pane di Cerchiara, apprezzato per la sua caratteristica forma, la lunga conservabilità e la lavorazione artigianale, è entrato anche nei percorsi di valorizzazione delle produzioni tradizionali promossi da Slow Food. Eppure, proprio in un territorio che ha costruito parte della propria economia sulla panificazione, continuare a produrre sta diventando sempre più difficile. Il nodo principale riguarda l'aumento dei costi, che si ripercuote inevitabilmente sul prezzo finale. «Prima del 2018 vendevamo il pane a circa 2,50 euro al chilo. Successivamente siamo stati costretti a portarlo a 3 euro. Adesso, dal primo novembre, dovremo arrivare a 3,80 euro. È un aumento importante, ma non possiamo continuare a sostenere da soli tutti questi rincari». Si tratta di un incremento di circa il 27% rispetto al prezzo attuale. Un aumento che rischia di pesare sulle famiglie, già alle prese con il carovita, ma che per i produttori rappresenta una scelta sempre più difficile da evitare. Secondo Pino, produrre un chilogrammo di pane comporta già costi che possono aggirarsi intorno ai due euro, ai quali si aggiungono altre spese legate alla gestione dell'attività. «Il problema non è soltanto il prezzo a cui vendiamo il pane. Bisogna capire quanto ci costa produrlo. Tra materie prime, energia, personale e trasporti, i margini si riducono continuamente. E non possiamo continuare ad assorbire tutti gli aumenti».

Farine, trasporti e lavoro notturno: «Non possiamo continuare a pagare il prezzo di tutto»
Uno degli aspetti più critici denunciati dal titolare dell'Antico Forno Mauro riguarda l'approvvigionamento delle farine. Le difficoltà della logistica, aggravate dalle recenti proteste degli autotrasportatori, hanno evidenziato quanto la produzione alimentare dipenda dalla continuità delle forniture. Per i panificatori, l'assenza della materia prima significa l'impossibilità di lavorare, indipendentemente dalla disponibilità di personale o dalla presenza di richieste da parte dei clienti. «Possiamo anche avere il forno pronto e i dipendenti disponibili - dice Pino - ma se non arriva la farina non possiamo panificare. Le difficoltà di approvvigionamento stanno creando problemi seri, non soltanto nella nostra zona. Anche in altre province calabresi ci sono panificatori che devono fare i conti con queste situazioni». L'imprenditore solleva anche la questione dei costi delle farine nel Mezzogiorno e delle difficoltà di valorizzare pienamente la produzione cerealicola locale. «Al Sud le materie prime finiscono spesso per costare di più. Abbiamo territori che producono grano, ma poi ci ritroviamo a dipendere da farine che arrivano da lontano, con tutti i costi di trasporto che questo comporta. È una contraddizione che andrebbe affrontata seriamente». Una questione che apre una riflessione più ampia sull'organizzazione della filiera cerealicola e sulla necessità di rafforzare i collegamenti tra agricoltori, mulini e panificatori, riducendo la dipendenza dalle forniture esterne.Ma la crisi non riguarda soltanto le materie prime. C'è anche il tema delle condizioni di lavoro, spesso trascurato quando si parla di panificazione artigianale. Dietro il pane che ogni mattina arriva sulle tavole si nascondono ore di lavoro notturno, preparazioni lunghe e un impegno fisico costante. «Per completare la produzione possono essere necessarie anche sedici ore. Questo significa avere bisogno di più dipendenti, affrontare turni pesanti e sostenere costi sempre maggiori. Ma non ci sono incentivi adeguati per aiutarci ad assumere personale». Il titolare dell'Antico Forno Mauro pone poi l'attenzione sul riconoscimento previdenziale del lavoro notturno, chiedendo maggiori tutele per chi trascorre gran parte della propria vita professionale nei laboratori. «Facciamo un lavoro usurante, lavoriamo di notte per anni e anni - afferma accoratamente Pino - ma non ci sentiamo tutelati adeguatamente. Arrivare a lavorare fino a 68 anni, dopo una vita trascorsa davanti ai forni, è una questione sulla quale bisognerebbe riflettere».

Alle difficoltà produttive si aggiunge un ulteriore problema, ovvero, quello dell'invenduto. Nei rapporti con alcuni canali della distribuzione, racconta Pino, i panificatori sono chiamati a ritirare anche la totalità del pane che non viene venduto. «Dobbiamo farci carico anche del reso al cento per cento. Significa produrre, sostenere tutte le spese e poi ritrovarci con il pane invenduto che torna indietro. Anche questo costo ricade su di noi». Un sistema che, secondo il panificatore, rischia di scaricare sulle imprese artigiane una parte eccessiva delle difficoltà commerciali, compromettendo ulteriormente la sostenibilità economica delle attività. Il racconto di Pino Mauro restituisce così un quadro che va oltre la protesta di questi giorni. A emergere è la fragilità di un comparto che continua a garantire un prodotto essenziale, ma che fatica a sostenere l'aumento dei costi, la carenza di personale e le difficoltà della distribuzione. La richiesta che arriva da Cerchiara non è soltanto quella di poter aumentare il prezzo del pane per compensare i rincari. È soprattutto la necessità di intervenire sulle condizioni che rendono sempre più difficile produrlo. Perché il rischio, oggi, è che a scomparire non siano soltanto alcune attività commerciali, ma un patrimonio di conoscenze, mestieri e tradizioni che rappresenta una parte importante dell'economia dei piccoli centri calabresi. E la protesta dei fornai pone una domanda che riguarda tutti, quanto potrà ancora resistere una filiera nella quale i costi continuano ad aumentare, mentre chi produce fatica a ottenere una remunerazione sufficiente per continuare a lavorare.