​Martedì suonerà la prima campanella del nuovo anno scolastico. Dopo le vacanze estive, migliaia di bambini calabresi torneranno tra i banchi con libri, quaderni, astucci nuovi e la merenda infilata nello zaino. Un gesto quotidiano e apparentemente insignificante che racconta, invece, quanto sia cambiato il nostro rapporto con il cibo.

​La merenda di una volta: il sapore della tradizione familiare

​Una volta la merenda non si comprava in confezioni singole. Si preparava. Nello zaino finivano due fette di pane casereccio con la frittata, pane e pomodoro, pane con un filo d’olio, una fetta di ciambella, la marmellata fatta in casa o un frutto avvolto in un tovagliolo. Qualche volta pane, burro e zucchero. Non erano merende studiate da un nutrizionista e non erano necessariamente tutte leggere. Ma erano legate a ciò che la famiglia produceva, comprava e mangiava. Quella merenda portava a scuola il sapore della casa dalla quale si era appena usciti.

​L'invasione del supermercato: la comodità batte il tempo

​Oggi nello zaino entra molto più spesso direttamente il supermercato. Merendine, biscotti, succhi di frutta, snack salati e cornetti confezionati hanno progressivamente sostituito il pane, la frutta e le preparazioni domestiche. Sono comodi, già porzionati, non sporcano, resistono per settimane in dispensa e possono essere infilati nello zaino in pochi secondi. La merendina industriale ha vinto soprattutto sul tempo. Quello che manca ai genitori che lavorano, escono presto, accompagnano i figli a scuola e devono organizzare ogni mattina una piccola corsa contro l’orologio. Sarebbe troppo facile accusare le famiglie. L’industria alimentare non ha inventato la fretta, ma ha imparato perfettamente a venderle una soluzione. E insieme alla soluzione vende un racconto.

​Il racconto pubblicitario e i numeri dell'industria

​Sulle confezioni e negli spot compaiono latte, cereali, frutta, famiglie sorridenti, mattine luminose e bambini pieni di energia. Le parole sono sempre rassicuranti: morbido, semplice, nutriente, genuino. La merendina non viene più presentata come un dolce da concedersi ogni tanto, ma come la compagna naturale della colazione e della scuola. Una merendina industriale può sembrare una porzione piccola e innocua. Generalmente pesa appena 29 grammi, ma contiene 11,5 grammi di zuccheri, quasi il 40 per cento del suo peso, e 6,7 grammi di grassi, di cui 4 saturi. Il problema non è mangiarla occasionalmente, ma trasformare un dolce industriale nella merenda quotidiana da infilare automaticamente nello zaino.

​Tra nostalgia e ingredienti: cosa significa davvero "genuino"

Non significa che una merendina sia velenosa o che debba essere bandita. Significa che dovrebbe essere chiamata per ciò che è: un dolce industriale. Può rappresentare un’eccezione, non diventare automaticamente la colazione di ogni mattina soltanto perché la pubblicità la mostra accanto a un bicchiere di latte. La differenza, però, non è soltanto nelle calorie e nemmeno tra ciò che viene preparato in casa e ciò che viene comprato già pronto. Una ciambella impastata con creme, margarine e preparati industriali non diventa genuina soltanto perché è stata cotta nel forno di casa. La nostalgia per la vecchia merenda nasce da altro: allora si conosceva più spesso la provenienza degli ingredienti.

​La rottura della filiera familiare

​Le uova della frittata arrivavano dal pollaio di famiglia o da qualcuno del paese, la marmellata era preparata con la frutta raccolta durante l’estate, l’olio veniva dalle olive di casa e il pane dal forno del quartiere. Non era soltanto cibo preparato in casa: era cibo del quale si conoscevano l’origine e persino le mani che lo avevano prodotto. Oggi quella filiera familiare si è spezzata. Anche quando prepariamo qualcosa in casa utilizziamo spesso farine, creme, burro, marmellate e semilavorati acquistati al supermercato, dei quali conosciamo soltanto ciò che è scritto sull’etichetta. A quel punto il confine tra la merenda domestica e quella industriale diventa molto più sottile. Cambia la forma, ma non necessariamente la sostanza.

Il mito del "fatto in casa" a tutti i costi

​Per questo “fatto in casa” non può essere usato come un’assoluzione automatica. Una fetta enorme di torta piena di zucchero e grassi non diventa equilibrata solo perché è stata preparata dalla nonna. Allo stesso modo, pane e frittata può essere troppo abbondante per una semplice ricreazione. La genuinità non dipende dal luogo in cui un alimento viene assemblato, ma dalla qualità e dalla provenienza delle materie prime, dalla semplicità della preparazione e dalla misura con cui viene consumato.

Cosa mettere nello zaino: dalla memoria alla competenza

​Stabilito che non basta sostituire la merendina industriale con qualsiasi cosa esca dal forno di casa, resta la domanda più concreta: che cosa dovremmo mettere nello zaino? È qui che la memoria deve lasciare spazio alla competenza. Recuperare ingredienti riconoscibili e una provenienza certa non significa riproporre ogni giorno le porzioni abbondanti di una volta, ma scegliere una merenda adatta alle reali necessità di un bambino.

​Le regole degli esperti: varietà e misura nello spuntino

​Le indicazioni dei professionisti dell’alimentazione infantile partono da un principio che spesso viene dimenticato: ciò che il bambino porta a scuola non è la colazione, ma lo spuntino di metà mattina. Deve interrompere le ore di digiuno e consentire di arrivare al pranzo senza troppa fame, non sostituire ciò che non è stato mangiato a casa né trasformarsi in un secondo pasto. Per questo deve essere semplice, moderato e scelto anche in relazione all’età del bambino e alla colazione già consumata. Gli specialisti dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù raccomandano soprattutto di variare. Nessun alimento, neppure quello considerato più sano, dovrebbe essere infilato nello zaino per abitudine tutti i giorni. Nell’arco della settimana si possono alternare un frutto fresco di stagione, uno yogurt naturale, una piccola quantità di frutta secca oppure una porzione contenuta di pane con pomodoro, poco olio o marmellata. La frutta dovrebbe comparire almeno una volta al giorno, mentre la presenza di fibre aiuta a rendere lo spuntino più saziante senza appesantirlo.

​Frequenza dei dolci ed equilibrio delle porzioni

​Anche una piccola fetta di dolce preparato con ingredienti conosciuti può entrare nello zaino, così come può entrarci occasionalmente una merendina confezionata. La differenza è nella frequenza: gli esperti suggeriscono di limitare dolci e merendine a una o due volte alla settimana. Non si tratta quindi di imporre divieti assoluti o di dividere gli alimenti tra buoni e cattivi, ma di impedire che il prodotto più comodo e più pubblicizzato diventi automaticamente quello consumato ogni mattina.

​Uno spuntino, non un pranzo anticipato

​Una particolare attenzione va riservata alle quantità. Pane e frittata appartiene alla nostra memoria ed è certamente un cibo riconoscibile, ma una porzione troppo grande può risultare eccessiva a metà mattina. Lo stesso vale per panini molto farciti, pizzette, cornetti e succhi di frutta aggiunti a una merenda già abbondante. La genuinità degli ingredienti resta importante, ma deve accompagnarsi alla misura: nello zaino deve entrare uno spuntino, non un pranzo anticipato.
​Conciliare qualità e praticità nel quotidiano
​Non è necessario tornare indietro di cinquant’anni né svegliarsi all’alba per friggere una frittata. Si può ancora scegliere un pane preparato da un forno vero, una marmellata della quale si conoscano ingredienti e provenienza, un frutto di stagione o qualcosa di semplice fatto con materie prime riconoscibili. La comodità non deve necessariamente coincidere con la rinuncia alla qualità.

​Il valore profondo della scelta quotidiana

​Il punto non è stabilire che tutto ciò che mangiavamo un tempo fosse migliore. Il punto è capire che cosa abbiamo perso passando dalla merenda preparata con ingredienti conosciuti a un prodotto progettato per durare mesi ed essere identico ovunque.
​Martedì mattina, insieme ai quaderni e alle matite, metteremo nello zaino anche una scelta: un alimento del quale possiamo ancora conoscere origine e ingredienti oppure un prodotto deciso, preparato e raccontato dall’industria. La campanella suonerà a scuola. Ma la prima lezione comincerà a casa, davanti a quello zaino aperto.