Museo del rock di Cotronei, chiesto il processo per 14 tra amministratori, funzionari e imprenditori
L’iniziativa nasceva con l’obiettivo di rilanciare il borgo silano attraverso un museo dedicato alla figura di Steven Tyler
Un progetto nato per valorizzare le radici calabresi della rockstar Steven Tyler, leader degli Aerosmith, è finito al centro di un’inchiesta giudiziaria. La Procura di Crotone ha chiesto il rinvio a giudizio per quattordici persone – tra amministratori pubblici, funzionari comunali e imprenditori – nell’ambito dell’indagine sul progetto del museo del rock previsto a Cotronei, in provincia di Crotone.
Il progetto del “Borgo della musica rock”
L’iniziativa nasceva con l’obiettivo di rilanciare il borgo silano attraverso un museo dedicato alla figura di Steven Tyler e alla storia del rock. L’idea era legata alle origini cotronellesi della famiglia del cantante: suo nonno, Giovanni Tallarico, era nato proprio a Cotronei prima di emigrare negli Stati Uniti.
Il progetto prevedeva la realizzazione di uno spazio espositivo con cimeli musicali, oltre a una scuola di musica per i giovani. L’investimento complessivo era di circa 1,3 milioni di euro, finanziati con fondi pubblici regionali destinati alla valorizzazione dei borghi.
In origine il museo sarebbe dovuto sorgere all’interno di Palazzo Bevilacqua, edificio storico legato alla famiglia della rockstar. Tuttavia, nel corso degli anni il progetto è stato modificato e la sede sarebbe stata spostata in un altro immobile, cambiando in modo significativo l’impostazione iniziale dell’iniziativa.
Le accuse della Procura
Secondo gli investigatori, proprio nella gestione del progetto e nelle procedure amministrative sarebbero emerse diverse irregolarità. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo agli indagati comprendono:
falso ideologico e materiale in atto pubblico
truffa aggravata per il conseguimento di fondi pubblici
corruzione elettorale
concussione
estorsione
tentata induzione indebita.
Tra le persone per cui è stato chiesto il processo figurano l’attuale sindaco Antonio Ammirati, il suo predecessore Nicola Belcastro, alcuni assessori e consiglieri comunali, oltre a dirigenti dell’amministrazione e imprenditori coinvolti nei lavori e nei servizi legati al progetto.
Il nodo della delibera e del cambio di sede
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda una delibera del 2021 con cui il Comune avrebbe chiesto alla Regione l’autorizzazione a spostare il progetto in un’altra sede. Secondo l’accusa, nella documentazione sarebbe stato indicato che il proprietario dell’immobile originariamente scelto non aveva accettato la cessione per motivi economici, circostanza che – sempre secondo gli inquirenti – non troverebbe riscontro negli atti.
Successivamente sarebbe stato individuato un altro edificio da acquisire tramite esproprio con un indennizzo di oltre 118 mila euro. Gli investigatori contestano inoltre l’assenza di alcuni passaggi amministrativi fondamentali, tra cui il parere della Soprintendenza e la redazione completa del progetto tecnico.
Un’inchiesta più ampia
Il fascicolo della Procura non riguarda soltanto il museo del rock. Gli inquirenti stanno esaminando anche altri progetti collegati, tra cui l’Ecomuseo dell’idroelettrico silano, per il quale sarebbe stato affidato un incarico grafico da circa 74 mila euro che, secondo l’accusa, sarebbe stato realizzato solo parzialmente.
Nel procedimento compaiono inoltre contestazioni relative alla campagna elettorale del 2021, con l’ipotesi di promesse di eventi patrocinati dal Comune in cambio di sostegno politico.