Le imprese femminili in Italia registrano un lieve calo nel 2025 ma mostrano allo stesso tempo segnali di rafforzamento strutturale. È quanto emerge dai dati dell’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere, realizzato con il supporto di SiCamera e del Centro studi Tagliacarne.

A dicembre 2025 le imprese guidate da donne sono risultate poco più di 1 milione e 303 mila, con una diminuzione dello 0,3% rispetto all’anno precedente, pari a circa 4 mila attività in meno. Nonostante questo arretramento numerico, il sistema produttivo femminile appare più solido e strutturato.

Secondo Unioncamere, la tradizionale impresa femminile di piccole dimensioni tende progressivamente a lasciare spazio ad aziende più organizzate e competitive. Il fenomeno si riflette nel calo delle imprese con meno di dieci addetti, diminuite di circa 4.500 unità, e nella crescita delle realtà di dimensioni più consistenti.

Crescono le imprese più grandi e le società di capitali

Il rafforzamento dell’imprenditoria femminile si manifesta soprattutto nell’aumento delle aziende con maggiore forza occupazionale. Le imprese guidate da donne con 10-49 addetti sono cresciute dello 0,5%, mentre quelle con 50-249 addetti segnano un incremento dell’1,3%. Ancora più marcata la crescita delle imprese con oltre 250 addetti, aumentate del 3,8%.

Parallelamente si registra anche un cambiamento nella forma giuridica delle aziende. Le società di capitali guidate da donne crescono del 2,6% rispetto al 2024, con oltre 9 mila nuove realtà di questo tipo. Allo stesso tempo diminuiscono le ditte individuali, che scendono di oltre 7 mila unità.

Per Unioncamere si tratta di un segnale positivo che conferma una trasformazione in atto da alcuni anni: l’imprenditoria femminile tende a diventare meno frammentata e più orientata a modelli imprenditoriali strutturati e competitivi.

La situazione in Calabria tra difficoltà e potenzialità

Il calo delle imprese femminili non è distribuito in modo uniforme sul territorio nazionale. Tra le regioni che registrano una contrazione più significativa figura anche la Calabria, dove il numero di imprese guidate da donne diminuisce dell’1,4%.

Il dato regionale evidenzia le difficoltà che ancora caratterizzano il tessuto imprenditoriale calabrese, ma allo stesso tempo richiama l’attenzione sull’importanza di rafforzare le politiche di sostegno all’imprenditoria femminile.

La presenza delle donne nel sistema produttivo resta comunque significativa anche in Calabria, soprattutto in alcuni settori chiave dell’economia regionale.

I settori dove le donne fanno più impresa

A livello nazionale, le attività legate alla cura della persona, all’assistenza sociale, all’istruzione e alla formazione continuano a rappresentare uno dei principali ambiti di presenza dell’imprenditoria femminile, con una quota che raggiunge tra il 30 e il 40% delle imprese registrate.

Un ruolo importante è svolto anche nei servizi di alloggio e ristorazione, nell’agricoltura e nel commercio, settori in cui le imprese femminili rappresentano circa un quarto del totale.

In regioni come la Calabria, caratterizzate da una forte presenza di agricoltura, turismo e servizi alla persona, queste attività rappresentano uno spazio importante per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile e per la crescita economica del territorio.

La sfida della crescita e dell’innovazione

I dati di Unioncamere indicano quindi una trasformazione del sistema imprenditoriale guidato da donne. Se da un lato diminuisce il numero complessivo delle imprese, dall’altro cresce la capacità di strutturarsi e competere sul mercato.

Per la Calabria la sfida sarà quella di sostenere questa evoluzione, favorendo la nascita di imprese femminili più innovative, capaci di crescere e creare occupazione, valorizzando allo stesso tempo le vocazioni produttive del territorio.