Caruso: «Abbiamo ereditato oltre 300 milioni di debiti. De Cicco sleale, chi vuole sostituirmi rischia di consegnare la città alla destra»
Il sindaco traccia il bilancio del mandato, rivendica il risanamento dei conti e replica duramente all'ex alleato Francesco De Cicco

Un'eredità finanziaria che, secondo il sindaco, supera i 300 milioni di euro tra disavanzo e massa debitoria del dissesto, lo scontro con l'ex alleato Francesco De Cicco e una ricandidatura che rischia di diventare il principale terreno di confronto all'interno del centrosinistra. Franz Caruso, sindaco di Cosenza, difende il proprio operato, rivendica oltre otto milioni di euro di disavanzo ripianato e respinge le accuse sulla gestione amministrativa, rivolgendo dure critiche ai suoi predecessori. Nell'intervista a Calabria News 24, il primo cittadino affronta otto questioni centrali del suo mandato: dalle denunce sulla gestione finanziaria dell'era Occhiuto alla discontinuità amministrativa promessa nel 2021, fino alla rottura politica con De Cicco e all'azzeramento delle deleghe della Giunta. Ma è soprattutto sul futuro di Palazzo dei Bruzi che Caruso alza i toni. Di fronte all'ipotesi che il candidato sindaco venga scelto dai vertici nazionali della coalizione, rivendica il peso elettorale della propria esperienza e avverte che una candidatura alternativa potrebbe compromettere l'unità del campo progressista, favorendo il ritorno del centrodestra.
Nel 2021 denunciò una situazione di «illegalità diffusa» nei conti del Comune lasciati dall’amministrazione Occhiuto e annunciò che avrebbe portato le carte in Procura: perché, dopo cinque anni, non lo ha ancora fatto?
Non c’è stato alcun bisogno di salire la scalinata della Procura perché nel frattempo è arrivata la sentenza della Corte dei Conti, sezione giurisdizionale di Roma, puntualmente richiamata nell’assise consiliare e quindi patrimonio dei cosentini, che ha smascherato punto per punto, in 120 pagine, tutte le distorsioni contenute nei documenti contabili approvati negli anni precedenti alla mia amministrazione. Quella sentenza è nella disponibilità della Procura della Repubblica di Cosenza. Io faccio il Sindaco, non il magistrato: spetta alla Procura accertare i reati, e i giudici hanno già tutti gli elementi necessari. Il mio dovere era dire la verità ai cosentini e salvare la città dal baratro finanziario in cui l'avevano gettata. Chi ha ridotto Cosenza in macerie dovrebbe solo tacere, altro che chiedere conto a me.

A cinque anni dal suo insediamento continua a richiamare i debiti ereditati: qual è l'importo esatto del debito accertato e quanto ne è stato effettivamente ripianato durante il suo mandato?
I numeri non mentono e smascherano i bugiardi. Abbiamo ereditato un disavanzo di 40 milioni di euro e, rispettando il piano di rientro, abbiamo ripianato finora oltre 8 milioni di euro con sacrifici enormi. A questo si aggiunge la mostruosa massa debitoria del dissesto lasciata dai nostri predecessori: circa 270 milioni di euro accertati finora dalla Commissione straordinaria. La nostra è un'operazione di verità: nonostante questa zavorra d ben oltre 300 milioni di euro di debiti, la mia amministrazione non ha paralizzato la città, ma ha garantito servizi, attratto investimenti e aperto cantieri, che abbiamo pure chiuso consegnando alla città tante infrastrutture. Noi, però, paghiamo i debiti accumulati da chi faceva festa a spese dei cosentini e all’organismo di liquidazione straordinaria che, all’esito del dissesto ci dirà quanto è stato pagato complessivamente, abbiamo consegnato 32 milioni di anticipazioni di liquidità e 16 milioni di trasferimenti
Nel 2021 promise una discontinuità rispetto alla gestione Occhiuto: quale decisione amministrativa ha effettivamente modificato il sistema di governo della città che aveva contestato in campagna elettorale?
La discontinuità è totale ed è scritta nei fatti: abbiamo chiuso l’era del Comune usato come un bancomat non certo a favore della collettività o come una proprietà privata. La legalità e la trasparenza sono tornate a essere la regola, non l'eccezione. Abbiamo azzerato l'opacità dei conti e rimesso al centro i bisogni reali dei quartieri e delle persone fragili, troppo a lungo ignorati per fare spazio a luci effimere che hanno lasciate le casse vuote. La vera svolta amministrativa è aver governato rispettando le regole e la dignità istituzionale di Palazzo dei Bruzi, sostituendo la verità della contabilità alle finzioni della propaganda.
Francesco De Cicco ha dichiarato conclusa l'alleanza politica con lei, denunciando l'assenza di una visione politica chiara e il mancato rispetto degli accordi: come spiega che uno dei suoi principali alleati del 2021 consideri oggi fallita la sua amministrazione?
È un clamoroso esercizio di ipocrisia. De Cicco dimentica che è stato un protagonista assoluto degli ultimi dieci anni di governo della città. Ha gestito deleghe pesantissime e dirette proprio sulla manutenzione e sul decoro urbano, che sono i settori oggi più esposti alle critiche dei cittadini. Troppo facile fare l'assessore per anni e poi, quando si decide di cambiare casacca per mero interesse egoistico, scaricare le colpe sul Sindaco fingendo di cadere dalle nuvole. Il mio sogno è fare di Cosenza una città sempre più vivibile e attrattiva non occupare una sedia, benché la più importante, del Palazzo Municipale. Se De Cicco considera fallita questa esperienza, sta certificando il fallimento del suo stesso lavoro. La lealtà politica non si vende un tanto al chilo quando si aprono le manovre per le poltrone.

Lei ha risposto accusando De Cicco di slealtà e sostenendo che la vera ragione della rottura sia la sua intenzione di candidarsi a sindaco, arrivando a dichiararlo fuori dal centrosinistra: con quale autorità politica stabilisce chi può far parte della coalizione e chi deve esserne escluso?
Non uso decreti e non sono io a stabilire chi possa o debba far parte della coalizione. Uso la logica e la coerenza politica. Il centrosinistra è un campo serio e coerente, non una porta girevole attraverso la quale si entra e si esce a seconda delle convenienze del momento.
Non può esistere un centrosinistra che mi sostiene in Regione e mi fa la guerra a Cosenza per ambizioni personali. Chi rompe un patto politico siglato davanti agli elettori e lancia una candidatura alternativa contro questa amministrazione si mette fuori dalla coalizione da solo. De Cicco getti la maschera e dica chiaramente ai cittadini che vuole correre contro di noi.
C'è poi una questione di coerenza: De Cicco ha sempre rivendicato la propria natura civica, dichiarandosi né di centrodestra né di centrosinistra. Mi pare lo abbia ricordato anche nel suo primo e unico intervento in Consiglio regionale. È legittimo, ma allora è singolare che oggi pretenda di impartire lezioni e lanciare moniti alle forze del centrosinistra, arrivando persino ad affermare chi debba farne parte.
Non si può essere civici quando conviene e pretendere di essere arbitri del centrosinistra quando serve. Le alleanze si fondano sulla fiducia e sulla lealtà, non sulle scialuppe di salvataggio per le carriere personali. E poi, ci si mette fuori dal centrosinistra anche quando si formulano “moniti” escludenti alle forze della coalizione dal sapore autoreferenziale, per tacere di altri sapori.
Subito dopo la rottura annunciata da De Cicco ha azzerato le deleghe della Giunta, pur dichiarandosi soddisfatto del lavoro degli assessori: perché ha deciso di azzerare una squadra che continua a giudicare positivamente?
L’azzeramento non è una bocciatura dei singoli, ma un’azione politica necessaria per blindare l'azione amministrativa dai giochi di palazzo. Davanti a una rottura, un Sindaco non subisce i ricatti ma rilancia e lo fa politicamente, per come io sono abituato a fare, e tenendo presente sempre e soltanto la collettività. E, poi, ho azzerato la Giunta prima della rottura con De Cicco per aprire una verifica di alto profilo con tutto il campo progressista e le forze che si oppongono fermamente alla destra. Non permetterò che le scadenze elettorali o i personalismi paralizzino Cosenza proprio ora che dobbiamo completare il programma. Chi ci sta ci segue sulla strada del rilancio e dei servizi efficienti per la città; per i tatticismi e le poltrone non c'è spazio. Deve emergere con chiarezza chi vuole mantenere la trasparenza, la legalità, la dignità e la solidarietà che abbiamo portato al Comune di Cosenza, e chi invece vuole far ripiombare la città nel buio del passato.

Il commissario del Pd Stefanazzi ha rivendicato una scelta nazionale del candidato sindaco: se Roma indicasse un altro nome, lei si candiderebbe comunque?
La storia recente parla chiaro: il modello politico ed amministrativo costruito a Cosenza con la mia sindacatura si è dimostrato un esempio vincente, capace di fare la differenza e di trainare i risultati dell'intera coalizione anche nel resto della regione durante le ultime tornate elettorali. Questo dimostra che quando le decisioni si fondano sulla reale connessione con la cittadinanza e sulla valorizzazione di chi ha faticosamente risanato l'Ente salvandolo dal dissesto, il progetto politico diventa vincente e competitivo a ogni livello.
Ho offerto la mia disponibilità per dare continuità a questo straordinario lavoro. Si guardi all'efficacia di questo esempio territoriale, rafforzando la proposta complessiva della coalizione, valorizzando un'esperienza che ha già ampiamente dimostrato sul campo la propria forza elettorale e di buon governo.
Chi ipotizza altri nomi calati dall'alto deve spiegare qual è il progetto alternativo e come pensa di tenere unito il centrosinistra e il Movimento 5 Stelle. Se prevarranno i calcoli burocratici o personalismi, si spalancheranno le porte al ritorno del centrodestra. E io non permetterò che Cosenza venga riconsegnata a chi l'ha distrutta.
Lei ha rivendicato il primato elettorale della sua lista civica rispetto al Pd e a Fratelli d'Italia: considera quei voti un mandato personale a ricandidarsi indipendentemente dalle decisioni della coalizione?
Quei voti sono un dato politico schiacciante che non si possono ignorare o sminuire. Non considero quel primato un'arma per imporre diktat personali. Una coalizione matura, però, riconosce il peso specifico delle forze sul campo. La mia disponibilità è al servizio dell'unità del centrosinistra. Credo, però, che non ci siano dubbi: chi pensa di poter fare a meno del nostro consenso consegna la città alla destra.


