3mila miliardi

Il superamento della soglia dei tremila miliardi di euro di debito pubblico non è solo un dato statistico da archiviare, ma il segnale inequivocabile di una traiettoria finanziaria che richiede un’analisi lucida e priva di compiacimenti.

Secondo i dati più recenti diffusi dalla Banca d’Italia, il debito delle amministrazioni pubbliche ha raggiunto la cifra di 3.095,5 miliardi alla fine del 2025, segnando un incremento di circa 125 miliardi rispetto all'anno precedente. Questa progressione non è un incidente di percorso, ma il risultato di una dinamica strutturale dove il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche continua a pesare su una crescita economica che stenta a tenere il passo. La realtà è che il costo del servizio del debito sta diventando una variabile che drena risorse vitali, limitando la capacità di manovra fiscale del Paese per i decenni a venire. Per invertire questa rotta, non bastano più interventi correttivi o bonus temporanei; serve una visione che trasformi le criticità regolatorie in motori di crescita reale, puntando su asset strutturali e non su incentivi momentanei.

Il Mezzogiorno come leva strategica per la crescita nazionale

In questo contesto, la gestione del Mezzogiorno diventa il banco di prova fondamentale per la tenuta del sistema nazionale. Il Sud non deve più essere visto come un capitolo di spesa, ma come un’industria pesante potenziale, capace di generare quel gettito fiscale necessario a stabilizzare i conti. La sfida principale riguarda la creazione di infrastrutture intermodali che eliminino l'isolamento logistico di regioni a fortissima vocazione turistica, rendendole accessibili ai flussi internazionali di alto valore. Parallelamente, è necessario investire sul capitale umano attraverso la creazione di grandi poli formativi, veri e propri hub del turismo in partnership con le migliori business school mondiali. Solo professionalizzando l'ospitalità e rendendola un settore d'élite potremo aumentare il valore aggiunto per ogni singolo visitatore, spostando l'asse dell'economia meridionale verso un modello industriale solido e sostenibile.

Concessioni balneari e direttiva Bolkestein come opportunità economica

Una delle chiavi di volta di questo processo risiede nella gestione delle concessioni balneari e nell'adeguamento alla direttiva Bolkestein. Invece di subire la norma europea come una minaccia, il legislatore ha l'opportunità di utilizzarla come leva per un ricambio generazionale senza precedenti. La logica è chiara: la Bolkestein è inevitabile e abbiamo solo due strade. Possiamo lasciarla gestire dal caso o usarla per azzerare la disoccupazione giovanile al Sud. La proposta è quella di creare dei Distretti del Turismo Blu, dove i giovani, formati dai nostri hub di eccellenza, gestiscono il litorale come un'industria moderna. Questo permetterebbe di incrementare il PIL, mettere a norma le spiagge e trasformare il demanio da costo burocratico a rendita finanziaria per lo Stato. Incentivare il sostegno imprenditoriale per gli under 35 nelle gare balneari significa non solo rispettare i vincoli europei, ma iniettare innovazione e competenze digitali in un settore che per troppo tempo è rimasto statico.

Investimenti, fiducia e la necessità di un piano industriale nazionale

Dal punto di vista della stabilità economica, questo approccio attira capitali esteri e stimola il rientro di quelli italiani, poiché offre certezza del diritto e progetti di investimento a lungo termine. Se la fiducia degli investitori internazionali oggi vacilla di fronte a un debito che corre più veloce dell'economia, la risposta deve essere un piano industriale che punti sulla produttività degli asset naturali del Paese. La logica economica impone che, senza una crescita reale superiore al costo medio del debito, il rapporto tra quanto dobbiamo e quanto produciamo sia destinato a rimanere su livelli di guardia. Trasformare il Sud nella Florida d'Europa, attraverso infrastrutture hard e competenze soft, non è un sogno ambizioso, ma una necessità finanziaria. Il debito a 3.095 miliardi è un confine che abbiamo varcato; ora serve la freddezza di chi sa che l'unica via d'uscita è rendere il sistema Italia un hub logistico e turistico d'eccellenza, dove il territorio smette di essere un onere e diventa finalmente la nostra principale fonte di ricchezza.