Agriturismo
Agriturismo

Una volta si andava in campagna per mangiare quello che il contadino produceva. Oggi, in molti casi, si va in agriturismo per cercare la stessa cosa: prodotti genuini, cucina tradizionale, ingredienti del territorio, possibilmente raccolti nell'orto o allevati a pochi metri dalla tavola. Almeno questa è la promessa. Ma quanti agriturismi sono davvero aziende agricole e quanti, invece, sono semplicemente ristoranti immersi nel verde? Perché una cosa è servire a tavola quello che si coltiva e si alleva, un'altra è comprare le materie prime dai fornitori e presentarle come espressione della tradizione contadina. Il problema non è dove si trova il ristorante, ma quello che c'è dietro la sua cucina.

In Calabria 552 agriturismi: cosa prevede la legge regionale

In Calabria gli agriturismi sono 552, secondo i dati del 2024, e 457 offrono servizi di ristorazione. Oltre la metà delle strutture si concentra nella provincia di Cosenza. Un settore importante, che richiama turisti e clienti locali, ma che proprio per questo meriterebbe controlli rigorosi. La normativa regionale è abbastanza chiara. Un agriturismo non può essere semplicemente un ristorante che ha scelto di aprire in campagna. Deve essere collegato a un'azienda agricola, la cui attività deve rimanere prevalente rispetto a quella agrituristica. E ci sono anche regole precise su quello che finisce nei piatti. Almeno il 20% del valore dei prodotti utilizzati deve provenire dalla stessa azienda agricola, percentuale che scende al 10% nelle aree montane e nei parchi. Complessivamente, almeno il 70% deve provenire dall'azienda e da altre aziende agricole del territorio, secondo le disposizioni regionali. Ma chi verifica che queste percentuali vengano rispettate?

Dai campi alla tavola: chi controlla la provenienza dei prodotti?

Quando un agriturismo propone salumi, formaggi, carne, verdure e conserve presentandoli come prodotti tipici, come può il cliente sapere se provengono davvero dall'azienda agricola, da un produttore locale oppure da un normale circuito commerciale? Naturalmente esistono agriturismi autentici, gestiti da persone che lavorano la terra, allevano animali e portano avanti tradizioni gastronomiche importanti. Sono proprio queste aziende che rischiano di subire la concorrenza di chi eventualmente utilizza la qualifica di agriturismo senza rispettarne i requisiti. E poi c'è la questione dei soldi pubblici.

Finanziamenti regionali agli agriturismi: chi verifica come vengono utilizzati?

Nel novembre 2025 la Regione Calabria ha stanziato circa un milione di euro per finanziare la diversificazione delle aziende agricole, agriturismi compresi. Risorse che si aggiungono ai finanziamenti previsti negli anni precedenti attraverso i programmi regionali ed europei. A questo punto la questione diventa anche economica. Quanti agriturismi calabresi hanno beneficiato di contributi pubblici? Quanti soldi hanno ricevuto? E soprattutto, chi ha verificato che le attività finanziate continuassero a rispettare i requisiti previsti dalla legge? Non è una domanda secondaria. Perché se un'azienda riceve contributi pubblici per sviluppare un'attività agrituristica, è legittimo pretendere che quella attività sia effettivamente tale e non si trasformi, nella sostanza, in un normale ristorante.

Controlli, irregolarità e autorizzazioni: le risposte che chiediamo alla Regione

Alla Regione Calabria chiediamo quindi di rendere pubblici i numeri: quanti controlli sono stati effettuati negli ultimi tre anni sugli agriturismi, quante irregolarità sono state riscontrate, quante autorizzazioni sono state sospese o revocate e quanti finanziamenti eventualmente recuperati. Sarebbe interessante conoscere anche quanti controlli abbiano riguardato la provenienza degli alimenti e l'effettiva produzione agricola delle aziende. Perché il cliente che sceglie un agriturismo non cerca soltanto un posto dove mangiare. Cerca un rapporto con la terra, con chi la lavora e con ciò che produce. Ed è disposto a pagare anche per questo.

Agriturismi autentici o semplici ristoranti? La questione della trasparenza

Se dietro l'insegna c'è soltanto un ristorante, il problema non è che si mangi male. È che si vende un'identità che potrebbe non esistere. E se per costruire quell'identità sono stati utilizzati anche soldi pubblici, allora non è più soltanto una questione di pubblicità ingannevole o di concorrenza: diventa una questione di come vengono spese le risorse dei cittadini. La domanda, in fondo, è molto semplice: in Calabria quanti agriturismi coltivano davvero la terra e quanti si limitano a coltivare gli incassi?