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D’estate quasi ogni paese ha la propria sagra. Poi arrivano festival, percorsi del gusto, villaggi enogastronomici, feste della vendemmia e manifestazioni dedicate a singoli prodotti. La Calabria ha costruito una parte crescente della propria promozione territoriale attorno al cibo, e non potrebbe essere altrimenti considerando la ricchezza delle produzioni regionali.

Oggi la regione conta 42 denominazioni DOP e IGP tra comparto agroalimentare e vino, per un valore economico stimato della Dop economy di circa 51 milioni di euro. A questo patrimonio si aggiungono centinaia di prodotti agroalimentari tradizionali e una quantità ancora più ampia di specialità legate a singoli territori e comunità.

Portare tutto questo nelle piazze significa innanzitutto renderlo visibile. Il problema è capire cosa succede il giorno dopo.

Una sagra piena non significa necessariamente più vendite

Migliaia di presenze rappresentano certamente un risultato per un piccolo comune. Ristoranti, bar, strutture ricettive e attività commerciali possono beneficiare immediatamente dell’afflusso di visitatori. Ma per un produttore agricolo il successo dovrebbe essere misurato anche in un altro modo.

Quante persone che hanno assaggiato quel formaggio lo cercheranno successivamente? Quanti visitatori ricorderanno il nome dell’azienda? Quanti sapranno dove comprare quella bottiglia di vino una volta tornati a casa?

Se il prodotto viene consumato in uno stand senza che il visitatore conosca chi lo ha realizzato, il luogo di produzione e il modo per riacquistarlo, la promozione rischia di fermarsi alla degustazione. La sagra diventa allora una grande festa popolare, utile alla socialità e al turismo, ma con effetti molto più limitati sulla costruzione di un mercato stabile.

Il turismo del gusto è un mercato, non soltanto intrattenimento

I numeri mostrano che l’opportunità economica esiste. Secondo Enit, nell’arco di dieci anni il turismo enogastronomico in Italia è cresciuto del 176%. La spesa dei visitatori internazionali legata a esperienze food&wine ha raggiunto circa 363 milioni di euro in un anno.

Anche la Calabria sta registrando una crescita della componente turistica internazionale. Nel 2025 la regione ha superato i 2 milioni di arrivi e i 9 milioni di presenze, mentre quelle straniere hanno mostrato un forte incremento.

Il turista, dunque, non cerca soltanto il mare. Vuole entrare in cantina, visitare aziende agricole, conoscere i produttori, assaggiare ricette locali e portarsi a casa qualcosa che ricordi il viaggio. Una manifestazione enogastronomica potrebbe diventare la porta d’ingresso verso tutto questo.

Il limite è quando l’evento non costruisce un “dopo”

La differenza tra una festa riuscita e una vera operazione di promozione territoriale sta spesso in ciò che viene costruito intorno all’evento.

Se durante una manifestazione il visitatore trova produttori chiaramente identificabili, informazioni sulle aziende, possibilità di acquistare direttamente, contatti per ordinare successivamente e indicazioni per visitare cantine, frantoi o aziende agricole, quella serata può produrre effetti nei mesi successivi.

Se invece tutto si esaurisce tra un palco, alcuni stand e migliaia di porzioni servite, il valore promozionale rischia di disperdersi insieme all’ultima persona che lascia la piazza.

La stessa Regione, nelle proprie attività di promozione turistica, affianca ormai agli eventi anche workshop, incontri tra operatori, roadshow ed educational tour. È il riconoscimento di un principio semplice: mostrare un territorio non basta, bisogna creare relazioni commerciali e turistiche capaci di continuare.

Anche l’origine dei prodotti dovrebbe essere più chiara

C’è poi una questione spesso sottovalutata. Una manifestazione dedicata alla gastronomia calabrese non garantisce automaticamente che tutto ciò che viene servito provenga dalla Calabria.

Se l’obiettivo è promuovere realmente le produzioni territoriali, l’origine della materia prima dovrebbe diventare un elemento centrale. Il visitatore dovrebbe sapere se sta mangiando un prodotto DOP o IGP, una specialità realizzata da un’azienda del territorio oppure semplicemente una ricetta tradizionale preparata con ingredienti acquistati sul mercato nazionale.

Non è una differenza marginale. Nel primo caso il denaro speso contribuisce direttamente a sostenere una filiera locale; nel secondo rimane soprattutto il valore culturale della ricetta.

Il produttore deve diventare protagonista, non comparsa

Molte manifestazioni vengono raccontate attraverso il numero degli spettatori, dei piatti distribuiti o delle presenze registrate. Sarebbe interessante aggiungere altri indicatori: quanto hanno venduto le aziende? Quanti nuovi clienti hanno acquisito? Quante persone hanno successivamente visitato i luoghi di produzione?

Perché una manifestazione dedicata al cibo dovrebbe servire soprattutto a mettere il produttore in contatto con il consumatore.

L’agricoltore che coltiva un prodotto locale, il casaro che mantiene una lavorazione tradizionale o il piccolo frantoio non hanno bisogno soltanto di essere fotografati dietro uno stand. Hanno bisogno che qualcuno, dopo averli conosciuti, continui a comprare.

Dalla sagra alla destinazione gastronomica

La vera opportunità per la Calabria sarebbe trasformare gli eventi in tappe di un’offerta permanente. Chi partecipa a una festa dedicata all’olio dovrebbe poter scoprire quali frantoi visitare durante l’anno. Chi assaggia un vino dovrebbe poter prenotare una degustazione in cantina. Chi incontra un produttore di formaggi dovrebbe poter acquistare nuovamente i suoi prodotti anche a distanza di mesi.

È questo il passaggio dalla sagra alla destinazione gastronomica.

Le manifestazioni restano uno straordinario strumento per animare i borghi, richiamare visitatori e mantenere vive le tradizioni. Ma la misura del loro successo non può essere soltanto la piazza piena.

La domanda dovrebbe essere posta quando la piazza è tornata vuota: quante delle persone arrivate per una sera continueranno a comprare quel prodotto, visiteranno quell’azienda o torneranno in quel territorio?

È da quella risposta che si capisce se una sagra ha davvero promosso la Calabria o se è durata soltanto il tempo di una festa.