Anton Giulio Grande: «La Calabria non deve soltanto ospitare il cinema, ma imparare a produrlo»
Dopo l'intervista dedicata alla sua carriera nella moda, Anton Giulio Grande torna a raccontarsi a Calabria News 24 nelle vesti di presidente della Calabria Film Commission

Dalle passerelle internazionali ai grandi set cinematografici, con un obiettivo comune: valorizzare il talento e l'identità della Calabria. Anton Giulio Grande torna a raccontarsi a Calabria News 24, questa volta non nelle vesti dello stilista che ha conquistato il mondo della moda, ma in quelle di presidente della Calabria Film Commission. Al centro dell'intervista, le prospettive di crescita dell'industria audiovisiva regionale, il progetto degli studios nell'ex area industriale Sir di Lamezia Terme e le opportunità occupazionali per le maestranze calabresi. Grande affronta anche il tema delle ricadute economiche delle produzioni e quello, particolarmente sentito, dei giovani costretti a lasciare la propria terra per inseguire una carriera. La sfida, spiega, è superare l'idea della Calabria come semplice location cinematografica e costruire un sistema produttivo capace di generare lavoro e competenze durature. «Dobbiamo passare dalla logica dell'ospitare il cinema alla logica del creare il cinema», afferma, delineando una visione che punta a trasformare il patrimonio paesaggistico e culturale regionale in un'opportunità concreta di sviluppo.
Lei ha spesso parlato della necessità di costruire una vera industria cinematografica regionale. Che cosa manca ancora alla Calabria per diventare un luogo dove il cinema non si gira soltanto, ma si produce stabilmente?
La Calabria ha già dimostrato di essere un set naturale straordinario, capace di attrarre grandi produzioni internazionali- basti pensare al recente successo di serie come Sandokan, The Good Mothers e film come Il Vangelo secondo Giuda. Tuttavia per trasformare questa attrattività in un’industria cinematografica stabile e strutturata, mancano ancora alcuni tasselli fondamentali su cui stiamo lavorando intensamente. Il salto di qualità definitivo avverrà con il completamento degli studios cinematografici e dei teatri di posa nell’ex area industriale Sir di Lamezia Terme. Avere teatri di posa moderni e un backlot all’avanguardia permetterà alle produzioni di non limitarsi alle riprese in esterna, ma di stabilirsi qui anche per le scene in interni, indipendentemente dalle stagioni. Stiamo investendo molto sulla formazione dei professionisti locali. Un’industria vera si regge se un produttore che viene da fuori Regione sa di poter trovare in loco non solo attori e location, ma anche sarti, costumisti, scenografi, macchinisti, direttori di fotografia e tecnici vari specializzati di alto livello competitivo. Il nostro obiettivo a lungo termine non è solo “ospitare” il cinema, ma creare un ecosistema integrato dove il talento calabrese possa nascere, formarsi e lavorare stabilmente nella propria terra. In sintesi, dobbiamo passare dalla logica dell’ospitare il cinema alla logica del creare il cinema, offrendo non solo panorami mozzafiato, ma servizi industriali competitivi a livello europeo.
La Calabria sta diventando una terra di cinema o semplicemente una terra conveniente dove girare film?
La Calabria non è semplicemente una terra conveniente: è una terra che conviene all’anima di un film, sta dimostrando che non è una scelta low-cost, ma una vera e propria tessera d’autore nel mosaico del cinema internazionale. Se guardassimo solo al dato economico e ai pur competitivi incentivi finanziari della nostra Film Commission, faremmo un torto alla straordinaria metamorfosi che la Regione sta vivendo. La convenienza è sicuramente un ottimo biglietto da visita, lo strumento pratico che attira le produzioni, ma è la bellezza struggente, la varietà dei paesaggi e l’autenticità delle storie a farle innamorare e trattenere qui. Stiamo diventando una terra di cinema perché offriamo qualcosa che non si può comprare: l’inedito. I registi oggi cercano set non inflazionati, una luce mediterranea unica e una stratificazione culturale che spazia dal mare cristallino ai borghi medievali fino alle vette della Sila. A questo abbiamo unito una forte crescita delle nostre maestranze locali e delle professionalità sul territorio. La convenienza è il motore iniziale ma il cinema in Calabria ha trovato una nuova casa dell’arte. Non siamo solo un set a buon mercato ma una fonte d’ispirazione e una scommessa culturale vinta. I traguardi International ottenuti attraverso la nostra presenza costante e autorevole nei grandi festival come le nostre presentazioni durante la Mostra d’arte cinematografica a Venezia , festa del cinema di Roma, Locarno, Cannes… dimostrano che i registi e i produttori scelgono la Calabria per la profondità delle sue storie , per la professionalità dei servizi offerti e per quell’estetica unica che, da stilista prima e da Presidente oggi, considero il nostro più grande patrimonio.

Negli ultimi anni la Calabria ha attirato numerose produzioni cinematografiche e televisive. Ma quanto di questa crescita si traduce in opportunità concrete per i calabresi e quanto, invece, rimane legato alla presenza temporanea delle troupe?
La crescita del settore audiovisivo in Calabria non è affatto un fenomeno passeggero, ma si sta traducendo in un investimento strutturale e permanente nel nostro territorio. La nostra strategia si basa su un principio chiaro: la Calabria non deve essere considerata semplicemente come set a cielo aperto (espressione abusata) in cui la troupe arriva, gira e se ne va. Vogliamo e stiamo costruendo una vera e propria filiera industriale dell’audiovisivo. Imponiamo criteri precisi nei nostri bandi, ovvero che le produzioni che scelgono la Calabria sono incentivate e tenute a reclutare professionisti, attori, sarti e maestranze locali. Ciò significa che i nostri professionisti (fonici, sarti, tecnici, scenografi, location manager ecc…), lavorino con continuità sul proprio territorio, senza essere costretti a emigrare. Da non sottovalutare l’impatto economico immediato (hotel, ristoranti, trasporti, artigianato durante le riprese), che è anch’esso straordinario e genera ricadute economiche dirette sul territorio. A questo si aggiunge l’effetto a lungo termine dato dalla visibilità che film, serie tv, festival portano alla Calabria e ciò si trasforma in un potente volano per il cineturismo (anch’esso termine abusato), attirando visitatori anche a riprese terminate. La nostra mission è far sì che ogni ciak lasci sul territorio competenza, economia e un senso di orgoglio culturale che restano ben oltre la partenza del camion della produzione.
Lei è riuscito a costruire una carriera internazionale partendo da una regione che spesso non offre le stesse opportunità di altri territori. Cosa direbbe oggi a un giovane calabrese che ha talento, ma non ha conoscenze, disponibilità economiche o una famiglia capace di sostenerlo?
A quel giovane direi innanzitutto una cosa: il talento e la determinazione sono le tue valute più preziose e nessuno te le può togliere se esistono veramente. Non avere contatti o grandi possibilità economiche sono ostacoli innegabili, ma certo non devono essere delle condanne. Io sono partito esattamente da qui, da Lamezia Terme, dalla nostra splendida ma complessa regione (ai miei tempi lo era molto di più), in un’epoca in cui non c’erano i mezzi digitali di oggi per accorciare le distanze. Ho costruito la mia carriera internazionale puntando tutto sullo studio rigoroso, sul sacrificio, sui valori e ideali della mia famiglia e su una fede incrollabile e inaffondabile nella mia visione. Direi di non considerare l’assenza di scorciatoie o di una rete di protezione familiare come un limite insormontabile, ma come la spinta per accendere una determinazione feroce. La mancanza di mezzi impone di essere più bravi, più creativi e più resilienti degli altri. Io stesso ho costruito il mio percorso nella moda internazionale partendo da questa terra, guidato solo dal sacrificio, dallo studio ossessivo e da una visione chiara di cosa volessi e dove volessi arrivare. Il talento senza la disciplina e senza fame purtroppo si spegne, ma quando la fame incontra il talento, si diventa inarrestabili. Oggi però, c’è una differenza sostanziale rispetto al passato, le istituzioni ci sono. Ai giovani calabresi dico che non sono più soli e che non devono necessariamente fuggire per essere notati. Come Calabria Film Commission, stiamo lavorando per trasformare la nostra regione da semplice set naturale a un vero e proprio ecosistema permanente di opportunità. Attraverso le nostre attività supportiamo le maestranze locali, finanziamo progetti di valore e creiamo quel ponte con il mercato nazionale e internazionale che prima mancava. La meritocrazia deve diventare l’unica moneta di scambio. Il mio consiglio è studiare costantemente, quotidianamente e indefessamente, avendo il coraggio di osare, perché la Calabria non è più una terra da cui scappare per disperazione, ma un territorio da cui partire per conquistare il mondo, portando dentro quella sensibilità artistica unica che solo le nostre radici sanno dare.