Caccia selvaggia, a Cosenza Greenpeace, WWF e Lipu contro la riforma: «A rischio la tutela degli animali»
Venerdì 9 ottobre un dibattito pubblico per discutere le conseguenze del DDL Caccia su biodiversità, ambiente e salute. Le associazioni ambientaliste lanciano l'allarme: «La fauna selvatica è un patrimonio comune da proteggere».

Una riforma che rischia di modificare profondamente le regole dell'attività venatoria, ampliando le possibilità di caccia a discapito della tutela della fauna selvatica. È questo il timore espresso dalle principali associazioni ambientaliste italiane nei confronti del nuovo DDL Caccia, ribattezzato dai suoi oppositori "Caccia selvaggia". Per approfondire le conseguenze del provvedimento, venerdì 9 ottobre alle ore 18.30, presso l'associazione La Base di Cosenza, Greenpeace promuove un incontro pubblico in collaborazione con Lipu-Birdlife Calabria, WWF Italia e ISDE Medici per l'Ambiente. Al centro del dibattito ci saranno le modifiche normative che potrebbero estendere le aree, i periodi e le modalità consentite per l'attività venatoria, con possibili ripercussioni sulla biodiversità e sulla sicurezza. Il confronto arriva in un momento particolarmente delicato per la Calabria, dove la stagione di caccia è stata anticipata ai primi giorni di settembre, nonostante le conseguenze delle elevate temperature estive e degli incendi che hanno interessato il territorio. Secondo le associazioni promotrici, il nuovo quadro legislativo potrebbe aggravare ulteriormente la pressione su ecosistemi già vulnerabili.
Le critiche degli ambientalisti: «La fauna selvatica non appartiene ai cacciatori»
Il disegno di legge, che secondo le previsioni potrebbe approdare al voto già a novembre, continua a suscitare forti perplessità tra le organizzazioni impegnate nella protezione degli animali. A preoccupare è anche la possibilità che l'iter parlamentare venga accelerato prima della conclusione dell'esame degli emendamenti in Commissione Agricoltura. Particolarmente critica la posizione di Alessandro Giannì, responsabile delle Relazioni Istituzionali e Scientifiche di Greenpeace Italia, che contesta il ruolo di "bioregolatori" attribuito ai cacciatori dalla proposta normativa. «Secondo il DDL, i cacciatori avrebbero un ruolo di "bioregolatori" che è smentito da ogni tipo di ricerca scientifica», afferma Giannì. «Con una crisi ambientale sempre più evidente servono maggiori tutele. Ci hanno promesso di proteggere il 30% del nostro territorio entro il 2030 e invece questa riforma consegna nelle mani di pochi cacciatori la fauna selvatica che è, e deve restare, un patrimonio naturale comune». Una posizione che riaccende il confronto tra esigenze del settore venatorio e protezione della biodiversità, con interrogativi che riguardano anche il rapporto tra attività di caccia, agricoltura e conservazione degli habitat naturali.
Biodiversità, salute e sicurezza: gli esperti a confronto
L'incontro di Cosenza offrirà l'occasione per approfondire i diversi aspetti della riforma attraverso gli interventi di esperti e rappresentanti delle associazioni ambientaliste. Ad aprire il confronto sarà Alessandro Giannì di Greenpeace Italia, seguito da Domenico Aiello, responsabile Tutela giuridica della natura del WWF Italia, che analizzerà le implicazioni giuridiche del provvedimento, con particolare attenzione alle conseguenze per l'agricoltura, al contrasto del bracconaggio e alla sicurezza. Giovanni Albarella, responsabile Attività venatoria e bracconaggio di Lipu-Birdlife Italia, approfondirà i possibili contrasti con le direttive europee, mentre Giorgio Giovanni Berardi, coordinatore di Lipu-Birdlife Calabria, illustrerà le modifiche previste alla legge 157 del 1992 e il ruolo dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA). Le conclusioni saranno affidate a Ferdinando Laghi, vicepresidente nazionale ISDE Medici per l'Ambiente e consigliere regionale, che si concentrerà sulle conseguenze del disegno di legge per la salute pubblica e l'ambiente. Per le associazioni promotrici, la tutela della fauna selvatica non può essere considerata una questione secondaria rispetto agli interessi legati all'attività venatoria. Il richiamo è anche ai principi costituzionali che impegnano le istituzioni a proteggere ambiente, biodiversità ed ecosistemi nell'interesse delle future generazioni. Un obiettivo che, secondo gli ambientalisti, dovrebbe rappresentare il punto di partenza di qualsiasi intervento legislativo sulla caccia.