Ponte di Celico, l’allarme di Tansi: “Quel pericolo non poteva più essere ignorato”
L’ex capo della Protezione civile calabrese torna sul viadotto Cannavino: “Insistemmo con Anas. La sicurezza non può aspettare una tragedia”
L’ex responsabile della Protezione civile calabrese ripercorre le iniziative avviate dal 2016 sul viadotto Cannavino: “Insistemmo con Anas perché quel problema non poteva più essere rinviato”
L’allarme sul viadotto Cannavino
A distanza di anni, Carlo Tansi torna a parlare del viadotto Cannavino, il cosiddetto Ponte di Celico lungo la strada statale 107, riproponendo un post pubblicato nel 2018, quando era alla guida della Protezione civile della Regione Calabria. Secondo la ricostruzione dell’ex responsabile, l’attenzione sulle condizioni della struttura era stata sollevata già nel 2016, quando erano emerse preoccupazioni sulla sua stabilità. “Non ci limitammo a scrivere una lettera e dimenticarcene. Insistemmo”, racconta Tansi, ricordando le comunicazioni inviate ad Anas e i tavoli tecnici avviati insieme all’allora prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, a partire dal giugno di quell’anno.
Le sollecitazioni, prosegue l’ex capo della Protezione civile, portarono Anas ad avviare una serie di interventi sul viadotto. Furono realizzati lavori di manutenzione straordinaria e installati sistemi di monitoraggio in grado di rilevare con precisione i movimenti della struttura. Parallelamente vennero programmati ulteriori interventi di adeguamento. Ma per Tansi il tema centrale era un altro: la necessità di individuare una soluzione definitiva per un’infrastruttura che, per caratteristiche e condizioni, non poteva continuare a rappresentare a lungo una risposta adeguata alle esigenze di una delle principali arterie stradali calabresi.
“La vera Protezione civile è prevenzione”
Nella ricostruzione di Tansi, l’attività svolta sul Ponte di Celico rappresenta soprattutto un esempio di come dovrebbe funzionare la Protezione civile prima che si verifichi un’emergenza. “La Protezione civile non deve intervenire soltanto quando un ponte crolla, un fiume esonda o una frana travolge una strada”, sottolinea. L’obiettivo, secondo l’ex responsabile regionale, deve essere quello di individuare per tempo le situazioni di rischio e spingere gli enti competenti ad affrontarle prima che possano trasformarsi in tragedie.
È questa, sostiene Tansi, la filosofia che avrebbe guidato il lavoro della struttura regionale durante il periodo della sua direzione: “Meno parole e più prevenzione, controlli, sopralluoghi, documenti e assunzione di responsabilità”. Nel post, l’ex capo della Protezione civile ricorda inoltre come già nel 2018 fosse stata evidenziata la necessità di estendere i controlli agli altri ponti e viadotti della Calabria, con particolare attenzione anche alla rete viaria provinciale. Un tema che, secondo Tansi, conserva ancora oggi tutta la sua attualità.

“Prima si controlla, prima si interviene”
Otto anni dopo quella denuncia, Tansi torna quindi a porre l’attenzione sulla necessità di una strategia strutturale per la sicurezza delle infrastrutture calabresi. “Abbiamo ancora troppi ponti, viadotti e strade che mostrano i segni del tempo, della scarsa manutenzione e di decenni di interventi rinviati”, scrive. Il riferimento non è soltanto al Ponte di Celico, ma a una questione più ampia che riguarda la capacità di monitorare e mantenere nel tempo il patrimonio infrastrutturale della regione.
Il messaggio conclusivo dell’ex responsabile della Protezione civile è un invito a non attendere l’emergenza per intervenire. “Con la sicurezza delle persone non si può aspettare che succeda qualcosa per poi chiedersi perché nessuno sia intervenuto prima”, afferma. Da qui la sintesi della sua riflessione: “Prima si controlla. Prima si interviene. Prima si previene”. Un’attività meno visibile rispetto alla gestione di un’emergenza, ma che, conclude Tansi, “può salvare vite”.