Bandiere Rifondazione
Bandiere Rifondazione

Dalla maggioranza traballante al giudizio fortemente negativo

 sull’amministrazione, passando per la richiesta di una candidatura espressione del territorio. Il centrosinistra cosentino arriva all’appuntamento con il 2027 sempre più diviso. E le distanze politiche cominciano a diventare difficili da ricomporre.

Quando parlavamo di un centrosinistra spaccato non ci riferivamo soltanto a una sensazione, né a una lettura superficiale delle dinamiche politiche cittadine. Si trattava di una percezione che affondava le proprie radici nella gestione politica e amministrativa del sindaco Franz Caruso, progressivamente logorata dalle tensioni interne, dalle difficoltà nel tenere insieme le diverse anime della coalizione e da un equilibrio che, soprattutto negli ultimi mesi, ha mostrato crepe sempre più evidenti.

Una situazione che da giugno in poi ha assunto contorni ancora più definiti, con il progressivo sgretolamento delle intese politiche e una maggioranza che ha faticato a ritrovare una direzione condivisa. Oggi, semmai ce ne fosse ancora bisogno, arriva un’ulteriore conferma: la presa di posizione del circolo Gullo-Mazzotta di Rifondazione Comunista, che esprime un giudizio fortemente negativo sull’esperienza amministrativa di Caruso e apre esplicitamente alla costruzione di un’alternativa in vista delle comunali del 2027.

Non è soltanto una dichiarazione di distanza. È un passaggio che assume un peso politico particolare, non tanto per la consistenza elettorale di Rifondazione, quanto per la sua collocazione culturale e per la storia politica che rappresenta. Un’area della sinistra che, per sensibilità e tradizione, si colloca anche in prossimità di quella cultura socialista dalla quale proviene lo stesso Franz Caruso.

Il giudizio sull’amministrazione e una maggioranza sempre più fragile

Il documento di Rifondazione non lascia molto spazio alle interpretazioni. La valutazione sull’amministrazione viene definita fortemente negativa, mentre la maggioranza è descritta come una realtà «sempre traballante», distante da una parte di quanti avevano contribuito a sostenerla.

La critica non si ferma ai rapporti politici, ma investe l’impostazione complessiva dell’azione amministrativa. Secondo il circolo, negli ultimi anni sarebbe mancata una visione organica della città, una prospettiva capace di andare oltre la gestione dell’esistente e di affrontare le trasformazioni di Cosenza e dell’intera area urbana.

Servizi pubblici, emergenza abitativa, crisi economica, consumo di suolo, futuro dell’AMACO, sanità e gestione del territorio diventano i capitoli di una contestazione che restituisce l’immagine di una distanza ormai profonda tra una parte della sinistra e l’esperienza amministrativa in corso.

È proprio questo il punto politicamente più significativo: non siamo davanti a una semplice divergenza su singoli provvedimenti, ma a una contestazione che riguarda il modello di governo della città. Quando una forza politica che ha condiviso, direttamente o indirettamente, il percorso del centrosinistra arriva a mettere in discussione l’indirizzo complessivo dell’amministrazione, il problema non può più essere archiviato come una normale dialettica interna.

Il 2027 è già cominciato: la candidatura diventa terreno di scontro

Ma la parte forse più interessante della posizione di Rifondazione riguarda il futuro. Il circolo non si limita a prendere le distanze dall’esperienza Caruso, ma indica anche le condizioni per costruire una nuova proposta politica. La richiesta è quella di individuare una candidatura espressione del territorio, capace di rappresentare un cambiamento autentico e di coinvolgere le nuove generazioni, senza che la scelta sia il risultato di accordi tra gruppi o decisioni calate dall’alto.

Un’indicazione che contiene un messaggio politico piuttosto chiaro: il centrosinistra non può pensare di arrivare al prossimo appuntamento elettorale riproponendo semplicemente gli stessi equilibri, né può immaginare che la successione alla guida della città sia una questione da risolvere attraverso le consuete mediazioni tra gruppi dirigenti.

Il rischio per il centrosinistra è che la discussione sul prossimo candidato finisca per diventare il terreno sul quale esploderanno definitivamente contraddizioni rimaste a lungo sotto traccia. Perché prima ancora di trovare un nome, occorrerebbe capire quale progetto politico possa tenere insieme una coalizione che oggi appare sempre meno riconoscibile.