Cosenza, altalena si spezza: bimbo di 7 anni in ospedale La madre: «Ore terribili, poteva andare molto peggio»
Il cedimento improvviso di un cavo avrebbe provocato la violenta caduta del piccolo, rimasto una notte sotto osservazione. La rabbia della famiglia e le segnalazioni dei cittadini sulle condizioni del parco: «Non aspettiamo una tragedia per interveni

Doveva essere un pomeriggio di spensieratezza, tra giochi e risate con gli amici. Si è trasformato, invece, in una corsa in ospedale e in ore di angoscia per un'intera famiglia. È quanto accaduto lunedì 5 ottobre al Parco Nicholas Green di Cosenza, dove un bambino di appena sette anni è rimasto ferito dopo essere caduto violentemente da un'altalena, a causa del cedimento improvviso di uno dei cavi di sostegno. Secondo quanto denunciato dalla famiglia, il tirante, apparentemente usurato, si sarebbe spezzato mentre il piccolo stava giocando, provocandone la caduta. Nell'impatto il bambino avrebbe battuto violentemente la fronte, riportando abrasioni ed ecchimosi al volto e un trauma addominale. Immediata la corsa in ospedale, dove il piccolo è stato sottoposto agli accertamenti necessari e trattenuto per una notte in osservazione. Fortunatamente, il giorno successivo è stato dimesso, ma lo spavento resta enorme. Soprattutto perché, come sottolineano i familiari, le conseguenze avrebbero potuto essere ben più gravi.
La madre Ilaria Caputo: «L'esperienza più brutta della mia vita»
A raccontare la paura vissuta in quelle ore è Ilaria Caputo, madre del bambino, che affida a parole cariche di emozione il ricordo di quanto accaduto. «L’esperienza più brutta della mia vita. Non avrei mai voluto vivere quelle dannate ore di attesa in un reparto di neurochirurgia pediatrica, MAI. Mio figlio è uscito contento di andare al parco con i suoi amici, è tornato con un trauma addominale e un’ecchimosi facciale che solo Dio sa il sangue gelato che ho dovuto avere nel vederlo ridotto in quel modo». La madre non nasconde il sollievo per le condizioni del figlio, ma chiede che quanto accaduto non venga sottovalutato. «Mi auguro solo che si prendano seri provvedimenti, prima che qualcun altro si faccia realmente malissimo. Perché è andata benino, ma poteva andare molto peggio. Ci sono gli angioletti per i nostri bimbi, proteggiamoli sempre». Parole che raccontano il dramma di una famiglia e pongono una questione precisa: quanto sono sicure le attrezzature presenti nei parchi pubblici cittadini?
La denuncia della zia: «Un bambino può cadere, ma un'altalena non può trasformarsi in una fionda»
A intervenire sulla vicenda è anche Livia Blasi, zia del piccolo, che esprime tutta la propria indignazione per un incidente che, a suo giudizio, non può essere considerato una normale fatalità. «Abbiamo tremato. Tu da mamma. Io da zia. Quanto accaduto è vergognoso. In un parco può accadere che un bambino cada. Non è colpa di nessuno. Non può accadere che un tirante si stacchi e trasformi un'altalena in una fionda». Una distinzione netta tra il rischio di una caduta accidentale, inevitabilmente presente durante il gioco, e quello derivante da un possibile cedimento strutturale di un'attrezzatura destinata ai bambini. «È andata benino. Qualcuno in cielo lo ha protetto. E dico in cielo perché qui in terra va davvero uno schifo», conclude amaramente la zia.
Giochi danneggiati e degrado, le segnalazioni dei cittadini
L'episodio riaccende i riflettori sulle condizioni di manutenzione delle aree verdi e dei parchi giochi di Cosenza. Il cedimento denunciato dalla famiglia solleva interrogativi sulla frequenza dei controlli, sullo stato di conservazione delle attrezzature e sugli interventi necessari a garantire la sicurezza dei più piccoli. A rendere ancora più preoccupante il quadro sono le parole di un cittadino, che sostiene come le criticità del parco fossero già state segnalate in passato. «Più volte sono stati segnalati i giochi rotti, la sporcizia, pericoli vari ma le autorità sono inesistenti. Forse non sono luoghi utili per i selfie dei nostri politicanti…». Un commento durissimo che, pur rappresentando una testimonianza individuale, evidenzia il malcontento per le condizioni degli spazi pubblici destinati alle famiglie. Resta da chiarire se e quando siano state effettuate verifiche sull'altalena coinvolta nell'incidente e se fossero già pervenute segnalazioni specifiche relative alla sua sicurezza. Non è la prima volta che le condizioni delle aree gioco cittadine finiscono al centro delle polemiche. Già in passato, infatti, Calabria News 24 aveva raccontato le difficoltà del Parco Piero Romeo, tra vandalismi, danneggiamenti e richieste di intervento alle istituzioni. Una vicenda diversa, ma che richiama la necessità di garantire manutenzione, controlli e sicurezza negli spazi destinati ai bambini.
L'appello alle istituzioni: «Non aspettiamo che accada qualcosa di più grave»
Nella segnalazione inviata alla redazione di Cosenza 2.0, la famiglia chiede un intervento immediato da parte degli organi competenti, non soltanto per mettere in sicurezza l'altalena interessata dal cedimento, ma anche per verificare le condizioni delle altre strutture ludiche presenti nel Parco Nicholas Green e nelle aree attrezzate della città. «I parchi giochi dovrebbero essere le oasi felici delle nostre comunità, i luoghi più sicuri in assoluto, dove i più piccoli devono poter correre e divertirsi senza rischiare la propria incolumità fisica», si legge nella denuncia. La richiesta è quella di effettuare controlli strutturali approfonditi e interventi di manutenzione che possano scongiurare il ripetersi di episodi analoghi. La vicenda pone ora una domanda all'amministrazione comunale: quali verifiche vengono effettuate sulle attrezzature dei parchi cittadini e quali interventi sono previsti per garantirne la sicurezza? Il bambino, fortunatamente, è tornato a casa. Ma la paura vissuta dalla sua famiglia lascia aperta una questione che riguarda tutti i genitori della città. Un parco giochi deve essere un luogo in cui i bambini possano divertirsi, non uno spazio nel quale un'attrezzatura potenzialmente deteriorata possa trasformare un pomeriggio di svago in un'emergenza.
E l'appello conclusivo della famiglia è tanto semplice quanto urgente: «Non aspettiamo che accada qualcosa di ancora più grave per ricordarci della sicurezza dei nostri bambini».