Francesco Alimena
Francesco Alimena

Dal futuro del centro storico agli equilibri politici di Palazzo dei Bruzi, fino alle tensioni che attraversano il Partito Democratico cosentino. Francesco Alimena, consigliere comunale del Pd Cosenza (uno dei due gruppi democrat in Comune), affronta senza eludere i nodi che stanno segnando questa fase della vita politica di Cosenza. Il centro storico resta il punto di partenza. Un tema al quale Alimena ha legato una parte importante della propria esperienza amministrativa, ricoprendo in passato la delega specifica e seguendo direttamente il percorso degli interventi finanziati attraverso il CIS e gli altri strumenti di rigenerazione. Negli ultimi mesi non ha nascosto le proprie critiche alla scelta di eliminare il settore comunale dedicato esclusivamente a Cosenza Vecchia, successivamente accorpato ai Lavori pubblici. Ma nell’intervista lo sguardo si allarga inevitabilmente alla politica. C’è il rapporto con il sindaco Franz Caruso, segnato da divergenze ma anche dal riconoscimento del lavoro svolto dall’amministrazione; c’è la prospettiva delle prossime elezioni comunali e il tema di un’eventuale nuova candidatura dell’attuale primo cittadino. E soprattutto c’è il Partito Democratico, attraversato da divisioni e da un confronto interno che Alimena affronta rivendicando appartenenza, militanza e rispetto degli organismi di partito. Un confronto che arriva fino al livello regionale e al ruolo del segretario calabrese Nicola Irto. Ne emerge un’intervista che parte dai problemi concreti della città e arriva al cuore degli equilibri politici del centrosinistra cosentino, tra vecchie fratture, nuove alleanze e una domanda destinata a diventare sempre più centrale: con quale progetto e con quale classe dirigente il Pd si presenterà alla prossima sfida per Palazzo dei Bruzi?

La sua azione politica è sempre stata caratterizzata da una particolare attenzione per il centro storico di Cosenza. Cosa si deve fare per farlo tornare al suo splendore?

Io sono nato e cresciuto a Cosenza Vecchia, nel Rione Santa Lucia. Ho vissuto gli anni dello splendore e quelli dell’abbandono. Sono stato attivista del quartiere durante quegli anni. Ho aiutato a redarre, nel 2018, l’interrogazione parlamentare sull’emergenza crolli a prima firma Bruno Bossio, poi sottoscritta da tutti i deputati PD (all’epoca erano tanti, compreso l’allora segretario Bersani) che portò il Ministro Franceschini a stanziare, in risposta, i famosi 90 milioni di euro del CIS Centro Storico che a Cosenza non spettavano. Quando mi sono candidato, ho avuto l’occasione di salvare quei fondi che oggi vediamo al lavoro per mettere in sicurezza la parte “fisica” del Centro Storico: palazzi (anche quelli privati) a rischio crollo, impianti idrici e fognari, piazze e strade, gradinate e vicoli, aree verdi e accessibilità, illuminazione e frane. Una volta finito questo lavoro, durato cinque anni e non ancora terminato, bisognerebbe dedicarsi alla ricucitura del tessuto sociale del quartiere, il più importante.

Dopo che il sindaco le ha ritirato la delega al centro storico lei è stato una vera spina nel fianco per Franz Caruso, come si determinerà su una sua eventuale ricandidatura a primo cittadino?

La mia delega era alla base del nostro accordo politico. Non ho mai avanzato pretese di occupare postazioni di potere. Ho rinunciato due volte a fare l’assessore pur di potermi dedicare al mio quartiere anche da consigliere. E’ stata una esperienza esaltante e per molti versi complicatissima. Spero di non aver deluso le tante aspettative. Più che la revoca della mia delega, per me è stato un errore disciogliere l’innovativo settore comunale centro storico, che ha portato alla realizzazione di 22 cantieri, finanziato 12 imprese e 20 associazioni per il rilancio del centro storico nei soli primi 3 anni. Detto questo, nulla di personale, è politica e tocca ai cittadini giudicare non a noi. Sicuramente il Sindaco Caruso è il sindaco che ha salvato questa città dal “ko tecnico” in cui l’aveva mandato il dissesto finanziario. Resta che sono un uomo di partito, se mi verrà chiesto di ricandidarmi, sosterrò il candidato che la coalizione sceglierà. Unica richiesta che farò: poter continuare a fare quello che penso di saper fare: battermi per salvaguardare il mio quartiere e contribuire a fare del centro storico una leva di rilancio della città e della intera area urbana.

Qual è lo stato di salute del Partito democratico cosentino? In consiglio comunale ci sono addirittura due Pd…

Sempre per il discorso di essere uomo di partito, nel Partito mi è stato insegnato questo: prima viene il Partito, l'interesse della collettività, e poi tu. E, a meno che le regole non siano cambiate a mia insaputa, il Partito è rappresentato nei territori dal suo Circolo ed è a questo e ai suoi organismi che gli eletti rispondono. Come Capogruppo PD ho tentato di onorare queste regole. Non sono stato certo io ad uscire dal Gruppo Consiliare e dal Circolo “Marica Zuccarelli” solo perché minoranza per poi rientrarvi quando, inopinatamente,  qualcuno ha pensato di ottenere una rendita di posizione. Esiste un solo PD, non quello della convenienza di circostanza ma quello del rispetto del mandato degli elettori, quello del rispetto della maggioranza dei suoi iscritti, della coerenza e credibilità  dovute anche all'anzianità di militanza. C'è chi invece ha considerato il Gruppo consiliare e il partito un taxi dal quale poter scendere a proprio piacimento. Costoro avevano l’occasione di dimostrare di non essere “turisti” nel Partito ma temo l’abbiano persa agli occhi dei cittadini.

La sua corrente all'interno del Partito Democratico cosentino punta il dito contro il segretario regionale Nicola Irto. Dovrebbe farsi da parte secondo lei? E chi può sostituirlo?

Secondo me bisogna assumersi le proprie responsabilità nella vittoria come nella sconfitta. Di sconfitte in giro per la Calabria ne stiamo inanellando tante, vittorie mi pare solo poche. Abbiamo vinto a Cosenza lo stesso giorno che abbiamo straperso alla Regione. Ciò grazie alle proposte politiche, alla strategia e alle alleanze che proprio quella “corrente” di cui si parla riesce ancora a mettere in atto. Di Nicola Irto mi dispiace non abbia inteso intervenire nelle vicende del PD cosentino per bloccare le azioni divisive che sono state portate avanti da una parte del PD nella maggioranza a Palazzo dei Bruzi, nel Gruppo consiliare e nel Circolo del Partito. Oltretutto, sono state azioni divisive a fronte di inconfutabili atti di generosità e di unità che il PD cosentino ha manifestato sia in occasione della nomina della vicesindaca che nel post congresso del Circolo cittadino del PD. Per non parlare del mancato intervento a difesa del ruolo di Capogruppo e della funzione istituzionale che io avevo esercitato con la delega politica, nonostante i grandi elogi che mi provenivano dal Partito stesso per i risultati conseguiti. Per il più giovane consigliere del Gruppo per età ma che ha fatto tutto il cursus honorum a testa bassa e con abnegazione, con la militanza prima nei Giovani Democratici “F. Aldrovandi” di Cosenza e poi nel Partito Democratico cosentino, sempre dalla stessa parte da quando avevo 16 anni, è stato un duro colpo. Sono abituato a segretari che decidono e poi spiegano, non che si sottraggono alle decisione. Sto ancora aspettando una parola su quanto è successo.